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Il nome nemico, il suo recentissimo romanzo
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Scheda del romanzo

 

In una cittadina del Friuli Franjo, un profugo della ex Jugoslavia, cacciato dalla sua terra da una orribile guerra fratricida, incontra Silvana, costretta anch'essa ad allontanarsi dalla sua Sicilia per sfuggire alle violenze e alle sopraffazioni della mafia. " Anche noi del Meridione - dice all'uomo che le apre il suo cuore e le racconta le devastazioni, i lutti, le sofferenze subite da lui e dalla sua famiglia - stiamo vivendo sulla nostra pelle un'altra guerra, quella scatenata dalla mafia o dalla camorra. C'è gente che uccide e terrorizza con altrettanta disumanità. E non indossa divise, ma agisce nell'ombra, tende agguati, colpisce a tradimento, domina il territorio. Peggio di un'armata nemica".
E' l'incontro di due naufraghi, accomunati da un doloroso fardello di ricordi, che si scoprono vicini e nell'amore ritrovano la speranza e la forza di ricominciare a vivere, di riannodare il filo spezzato con la loro terra.
Nel racconto di Franjo scorre la storia della sua nazione martoriata. Dalla sanguinosa guerra mondiale vissuta dal padre, col richiamo all'orrore delle foibe e agli anni duri del dopoguerra, fino ai massacri e alle devastazioni più recenti che sconvolgono la Bosnia, una regione che fino a quel momento aveva saputo far convivere il crogiuolo di etnie che la componevano.
Viene preso e rinchiuso in un campo di concentramento, dove patisce inaudite e disumane sofferenze che rievocano quelle vissute dai deportati nei lager nazisti ed in particolare in quello di Mathausen, che ha avuto occasione di  visitare da giovane. La sua sola colpa è  di portare un nome nemico, quello del  presidente della Croazia, che i soldati serbi odiano in modo ferino e viscerale.
Sfuggito alla deportazione, inizia un doloroso pellegrinaggio alla ricerca della sua famiglia, che non riesce a trovare. Trova invece brutalità, cattiverie, egoismi, indifferenze,  ma anche straordinari  atti di generosità, di solidarietà e di altruismo che la crudezza delle guerra e dell'odio non è riuscita a spegnere. E il suo peregrinare fa scoprire al lettore città e paesaggi martoriati dai bombardamenti, ma ancora capaci di offrire le bellezze di una natura che non vuole piegarsi e arrendersi alla violenza distruttiva dell'uomo.
Giunto profugo in Italia girovaga per le province di Trieste e di Udine, in luoghi che Franjo descrive con l'amore e la riconoscenza di chi si trova accolto in nome di una recuperata fratellanza e solidarietà umana.
Silvana ricorda con amara nostalgia la dolcezza della sua terra, la serenità e la laboriosità della sua popolazione, prima che il cancro della violenza l'aggredisse e la rendesse irriconoscibile. Una città bella, immersa in una natura affascinante, ricca di storia, densa di cultura,  che bande sanguinarie  tentano di distruggere , di deturpare, per affermare il loro barbaro dominio.
Franjo l'aiuta a fare il cammino a ritroso, a tornare per le vacanze estive. E trovano segni evidenti e incoraggianti di riscatto e di cambiamento. La scena che chiude il libro riapre il cuore alla speranza e rinforza quel palpitante anelito d'amore e di pace che scorre sempre nell'animo dei protagonisti, come un fiume carsico pronto a riemergere in un mondo che voglia sconfiggere l'odio e la violenza.

 

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Nelle foto, da sinistra a destra:

1. presentazione a Rivignano (Udine) - 2. cartellone in piazza che annuncia l'incontro con lo scrittore - 3. l'esposizione del romanzo in  libreria - 4. presentazione a Montagnareale (ME) - 5. Il Giornale di Sicilia annuncia l'incontro dello scrittore con gli studenti dell'ITCG di Capo d'Orlando (ME) - 6. l'intervento della professoressa Angiola Giuffrè a Capo d'Orlando - 7. il secondo incontro, con gli studenti del Geometri, nell'istituto di Piana di Capo d'Orlando - 8. lo scrittore col dirigente scolastico dell'ITCG, prof. Angelo Santoromita Villa, e la prof. Antonietta Scardino - 9. il Messaggero Veneto di Udine preannuncia l'incontro a Varmo (Udine) - 10. la presentazione del libro a Varmo, alla presenza del Sindaco, Graziano Vatri, e di don Gianni Pilutti, carismatico e generoso parroco, che ha accolto e aiutato tanti profughi provenienti dall'ex Jugoslavia - 11. Il Gazzettino di Venezia dedica un lungo articolo alla storia raccontata dal libro.



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