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la repubblica delle due sicilie di nino loiacono
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La presentazione del libro nel salone dell'Accademia delle Belle Arti di Patti.

Nella foto, da sinistra: N. Casamento, l'editore Natale, N. Lo Iacono


  
La repubblica delle due Sicilie
di Nino Lo Iacono
Ediz. Kimerik - 2008

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prefazione al libro 

di Nino Casamento

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In una precedente presentazione di un suo libro definivo Nino Loiacono come “uno spirito estremamente versatile, dotato di un ingegno poliedrico e multiforme, impegnato su tanti fronti.  Promotore culturale, appassionato d’arte, ma soprattutto innamorato della terra di Sicilia, della cui storia millenaria mostra di essere attento e profondo conoscitore”.
Dopo aver letto questa sua ultima pubblicazione mi sento di confermare quel giudizio, perché questa volta ha voluto esplorare un territorio molto battuto, ma percorrendolo per  sentieri nuovi, attraversando terreni  quanto mai impervi ma di grande suggestione.
La sua prima opera, “Nauloco e Diana facellina” è stato un originale e per alcuni versi ardito contributo storico, mediante il quale ha voluto illuminare un oscuro e controverso momento della storia dei Romani e individuare proprio nel nostro territorio la collocazione di una delle più importanti basi strategiche della loro flotta.
Poi si è voluto cimentare nella narrativa, con una trilogia sfornata in soli tre anni: “Nina”, “Quel giorno qualunque” e infine “Il Prete”. Tre storie accomunate dal contenuto, con temi di stringente attualità, e dall’ambientazione  in terra di Sicilia, anzi proprio nel territorio pattese.
In quest’ultima opera l’autore unisce le sue due inclinazioni, di storico e di narratore, e dà vita ad un racconto fortemente radicato e incastonato in un momento di snodo importante della storia della Sicilia, quello della caduta del regime borbonico, della spedizione di Garibaldi e dell’annessione di questa nostra terra a quello che diventerà il regno d’Italia.
La puntuale analisi del contesto storico prende spesso il sopravvento sul racconto vero e proprio, a dimostrazione della marcata inclinazione dell’autore verso la ricostruzione di eventi, al suo sentirsi a suo agio nei panni del ricercatore. Ma anche perché il taglio che Lo Iacono dà alla ricostruzione di una delle pagine più significative del risorgimento, sicuramente in controtendenza rispetto alle interpretazioni agiografiche ed edulcorate offerte sin qui dalla storiografia ufficiale, richiedeva uno scavo  ed un supporto documentale di tipo prettamente storico, che legittimasse la valenza della sua tesi.
Nel solco degli avvenimenti, come nell’ampio letto di un fiume, scorre con rapide e salti gorgoglianti, una tormentata storia d’amore tra la figlia di un nobile ed il suo precettore, che rischia di concludersi tragicamente. E qui viene fuori un’altra dote dell’autore, già manifestata nelle sue precedenti opere: la sua abilità nel costruire avvincenti e sensazionali intrecci narrativi, attraverso misteri, intrighi e colpi di scena che tengono alta la tensione del lettore e ne stimolano continuamente la curiosità.
Per tornare all’impresa di Garibaldi, in questo testo essa non è presentata come la temeraria azione militare di audaci e generosi idealisti,  ma l’oscura e torbida combinazione di precisi e concreti interessi: di piemontesi e inglesi, dei latifondisti siciliani e nel contempo di predoni, banditi e delinquenza organizzata dell’isola, per non parlare della massoneria che aveva tutto l’interesse ad eliminare il potere temporale della Chiesa e s’impegnò a finanziare  la spedizione dei mille.
I proclami di Garibaldi spingono gli sventurati contadini siciliani, da sempre sottoposti ad abusi ed angherie da parte dei “cappeddi”, a insorgere, nell’illusione di migliorare le loro miserabili condizioni di vita; ma queste rivolte vengono brutalmente stroncate nel sangue. L’autore si sofferma in particolare a raccontare i fatti di Bronte e la sollevazione di Alcara, che si conclude proprio a Patti, con la fucilazione di dodici rivoltosi sul sagrato della chiesa di S. Antonio, dove una lapide ricorda l’evento.
In questo quadro storico, che vuol mettere a nudo le contraddizioni di quella spedizione, s’inserisce l’ordito di un racconto che eleva  alcuni  personaggi a simboli di specifiche categorie sociali che a vario titolo partecipano a quei fatti e che rappresentano le variegate anime di quella operazione.
E così il conte Sidoto è l’espressione di  quella cinica e rapace classe sociale dei latifondisti siciliani che cambia disinvoltamente bandiera e diventa sostenitrice della spedizione, intuendo il vantaggio che può derivarle dall’adesione al piano dei nuovi dominatori, per conservare i privilegi e perpetuare il proprio secolare dominio. E non fa fatica ad affiancarsi, in un’ignobile alleanza, a banditi e predoni. Tra questi spicca il capo banda Cisco, brutale e violento, che non esita ad uccidere chi non accetta i suoi metodi. E diventa il simbolo delle origini di quel fenomeno mafioso, che si appoggerà al nuovo Stato per conseguire con la violenza potere e denaro. C’è poi il barone La Picuzza, che inizialmente aderisce al progetto di appoggiare Garibaldi, convinto che da quella spedizione e dal nuovo Stato unitario la Sicilia potrà avere libertà e sviluppo, ma presto si accorge che per la sua terra non ci sarà progresso, ma semplicemente la sostituzione di un dominio, quello borbonico, con un altro, quello sabaudo e che per certi versi determinerà un peggioramento delle condizioni dell’isola. Si ritirerà deluso, abbandonando completamente la vita politica. E infine c’è Turi, il cocchiere del marchese, che, essendo istruito, si metterà al servizio dei Savoia, diventerà un “galantuomo” ed avrà un ruolo di primo piano nella potente burocrazia piemontese che reggerà la Sicilia. Sarà proprio lui, con la sua intelligenza e le sue doti diplomatiche, ad aiutare il marchese a risolvere per il meglio una situazione pericolosa. Sventerà il rapimento della figlia, Bianca, e sottrarrà alla morte il suo innamorato, spegnendo la cieca e brutale smania di rivalsa che un rampollo della prepotente nobiltà siciliana si accingeva ad  esercitare per vendicarsi del rifiuto della giovane.
Nel racconto, come dicevamo, i fatti si susseguono con un ritmo incalzante, mentre poco spazio viene lasciato all’ambiente ed essenziali e contenute sono le descrizioni dei personaggi, che si esprimono abbondantemente in dialetto siciliano, quasi a voler dare una maggiore intensità realistica  al mondo che viene rappresentato.
L’autore compare attraverso le parole dei suoi personaggi a manifestare il sogno di una Sicilia libera e moderna, giusta e progredita, che invece proprio da quei fatti fu consegnata al dominio di uno Stato estraneo e alla soggezione ad  una mafia che stese da quel momento la sua cappa sull’isola, pregiudicandone lo sviluppo e impedendone il dispiegarsi della civiltà. Sembra di sentir riecheggiare in alcuni passaggi dei dialoghi quegli aneliti e quei  fermenti autonomistici che  ciclicamente tornano a diffondersi in Sicilia e che proprio in questo periodo son tornati ad accendere il dibattito culturale e politico. Aspirazioni che dimenticano il fatto che con lo Statuto autonomistico e con la costituzione in regione speciale la Sicilia ha avuto la possibilità di autodeterminarsi, ma non l’ha saputa cogliere. A dimostrazione del fatto che non bastano leggi e ordinamenti a far evolvere una regione, ma un discorso di più lungo periodo che si affidi alla cultura e alla consapevolezza di chi, amando la propria terra, s’impegni generosamente a farla progredire, dedicandosi al bene comune piuttosto che alla difesa e alla conservazione dei propri privilegi di casta.
Si tratta, in conclusione, di un romanzo che, come gli altri precedenti libri di Lo Iacono, si legge d’un fiato, coinvolge e prende il lettore, illumina di luce nuova pagine pur conosciute e che per le tesi che propugna è destinato sicuramente a far discutere ed alimentare un dibattito che oggi in Sicilia mostra di riaccendersi.

                                                                               Nino Casamento

 

Le foto:

1. copertina del romanzo

2. Nino Lo Iacono

3. Al tavolo dei relatori: Casamento, Natale, Lo Iacono, Borzì

4. Casamento, Natale, Lo Iacono

5. Una panoramica del salone durante la presentazione del libro

6. Natale, Casamento, Lo Iacono, Borzì

7. Il tavolo dei relatori

8. La conclusione della manifestazione con un rinfresco a base di prodotti tipici.

 


 



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