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Un inno all'amore.Un libro da leggere
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Nella foto: la titolare della libreria, la responsabile dell'Agenzia Imago di Gorizia, organizzatrice dell'incontro, Samantha Visentin, la sua collaboratrice Sara Brunetta, Anna paola Prestia e Nino Casamento

Caro agli dei di Annapaola Prestia, Il Filo editore

Libreria Giunti al Punto di Catania


Annapaola Prestia è una psicologa di origini siciliane che vive in Friuli e che coltiva da anni l’amore per la scrittura. Collabora da parecchio tempo con diverse testate nazionali (“Intimità”, “Love Story”) come autrice di novelle e romanzi a puntate. Ha partecipato con il racconto Occhi da vedere  alla prima edizione del premio letterario “Star Trek”, ottenendo il massimo riconoscimento. E adesso per l’editore Il Filo ha pubblicato questo romanzo, dal titolo Caro agli dei.
Il libro è  già stato presentato in diverse librerie d’Italia. Recentemente a Udine da uno scrittore che sicuramente molti di voi conoscono, Paolo Maurensig, l’autore di La variante di Lunenburg , del  recente Gli amanti fiamminghi e soprattutto di Canone inverso, da cui è stato tratto il  bellissimo film per la regia di Ricky Tognazzi. Io non sono un critico letterario e mi scuso con l’autrice e soprattutto con voi se non faccio quindi una presentazione da critico, ma da lettore di questo libro. Se sono qui, se sono stato contattato per questa presentazione, credo lo si debba a qualche tratto che mi accomuna a lei: sono anch’io siciliano della provincia di Messina e anch’io da tempo vivo per buona parte dell’anno  in Friuli. Questa dimensione della “doppia patria” perciò è il comune denominatore che mi accomuna all’esperienza di Annapaola, oltre al fatto che anch’io sono uno scrittore, un autore di romanzi.
Il libro è ambientato per brevi scorci in Piemonte e a Venezia, ma possiamo dire che si svolge per la quasi totalità a Roma, dove abita il protagonista maschile del romanzo, Guglielmo. La storia si sviluppa lungo un arco di tempo di 15-16 anni, dal 1990 fino al 2006.
Si apre con la descrizione del pittoresco scenario roccioso ed aspro della cima del  monte Musinè, nella bassa val di Susa, che Giulia, la protagonista del romanzo, scorge da lontano nell’incanto della neve che lo ricopre, scolpito dai raggi dorati dell’ultimo sole che glielo fa apparire come un seducente rifugio cui tende il suo animo tormentato. A questo punto inizia un lungo flash back  in cui si dipana il vortice dei ricordi che costituiscono la trama del libro. La scrittrice dà spazio a quello che Proust avrebbe chiamato “il tempo della memoria” con il recupero appunto dei ricordi che derivano da una volontaria evocazione del passato o che scaturiscono, come direbbe Freud, in questo caso dal prorompente involontario emergere alla coscienza di esperienze che si credevano dimenticate.
E’ una rovente giornata d’estate, quando Guglielmo, giovane psicologo di origine napoletana, torna a Roma, che aveva lasciato per partecipare al funerale di Edoardo, il suo migliore amico, un fratello, strappato anzitempo alla vita da un cancro fulminante. A casa lo aspetta Livia, la sua compagna, sua coetanea, che fa l’avvocato. Una donna bella, ma fredda, votata ad un ordine quasi maniacale,  una “macchina” come la definisce la scrittrice, con la quale l’uomo divide una vita piena di lavoro e di soddisfazioni personali, ma vuota di sentimenti. “A trent’anni Guglielmo si sente un vecchio stanco nel cuore e con una smisurata assenza d’amore”. Sono sempre parole dell’autrice.
A casa trova una sorpresa, una ragazzina “ buffa e grassoccia, alta quanto un soldo di cacio, una specie di cespuglio spettinato e scuro”.  Così ce la descrive la Prestia. E’ Giulia,  la figlia di una sorellastra di Livia, della quale lui ignorava l’esistenza. Mostra un  temperamento ribelle ed un atteggiamento irriverente, che fa arrabbiare la zia. Ma a Guglielmo quella ragazzina piace subito, anzi scatta tra loro una sorta di complicità.
C’è poi un salto di 15 anni. Guglielmo organizza un corso di specializzazione per psicologi. S’iscrivono una quindicina di allievi, che vengono da ogni parte d’Italia. Durante il primo incontro la voce di una corsista lo trafigge e gli genera un tumulto emotivo, il tumulto dei ricordi che irrompe nella mente e nel cuore di Guglielmo. Il ritmo narrativo diventa incalzante. Gli occhi profondi, intensi, quelli che lo avevano colpito  tanti anni prima sono quelli di Giulia. Lui è un uomo maturo, di 46 anni, lei una stupenda ragazza di appena 26. Giorno dopo giorno cresce nel suo animo una irresistibile passione, corrisposta dalla giovane. E’ sconvolto. Gli sembra di commettere un incesto, di abbandonarsi ad una relazione sordida e sporca. Si sente un mostro, un traditore, prova sensi di colpa, ma nello stesso tempo di gelosia per il fidanzato di Giulia di cui lei gli parla. Non può e non vuole sottrarsi però a quella frenesia amorosa, a quella passione che s’ingigantisce incontro dopo incontro e diventa irresistibile. Immagina la sua casa, in cui al posto di Livia c’è Giulia e vi irrompe la vita, il brio, il colore. Tutto si trasforma in quel vagheggiamento, compare il miraggio di una vita vera, che acquista senso. Con Livia ha un sodalizio fatto di rispetto e di amicizia, che rappresenta la sicurezza, la certezza ordinaria del quotidiano, la costanza. Livia è ordine, pulizia,  ma non gli trasmette emozioni, non gli dà calore. Ha "una calcolatrice al posto del cuore". Programma tutto, anche  l’amore. Giulia invece è l’essenza del mondo.
Anche nell’animo della giovane s’insinua un violento sconvolgimento, si scatena una lotta interiore. Si abbandona alla passione, ma nello stesso tempo sa che non c’è futuro per questo amore. Pensa ad Alessandro, il suo ragazzo. E prova rimorso, angoscia.
Torna a Roma per l’esame finale, decisa a dire addio all’uomo che l’ha stregata, mentre Guglielmo attende con struggimento il giorno in cui potrà rivederla. La immagina, la vede nelle ragazze che incrocia per la strada. Tutta la città le sussurra il nome di lei. A questo punto il racconto acquista un ritmo ancora più serrato, si fa ricco di colpi di scena e di avventure, di sorprese e di incontri inattesi, di dialoghi intensi e pieni di pathos.
C’è un evento che fa crollare miseramente e dolorosamente il castello dei sogni che Guglielmo si era costruito. Gli dei che lui si è spinto a sfidare per inseguire una relazione peccaminosa si vendicano e lo  puniscono  con un sadismo terribile.
Ma il destino li fa incontrare ancora un anno dopo ad un convegno di psicologi. Sembra che ancora una volta gli dei che Guglielmo aveva voluto sfidare, quegli dei capricciosi e vendicativi, al pari di quelli dell’olimpo dei poemi classici dell’antica Grecia, si vogliano divertire, vogliano ancora infierire. E qui mi fermo nel richiamo della trama  per non svelare il finale, che toglierebbe la curiosità ed il piacere di leggere un libro che invece merita di essere letto.
Si tratta comunque di un finale incompiuto, lasciato all’ interpretazione del lettore, che è chiamato a partecipare allo sviluppo della fabula, al suo scioglimento, alla sua conclusione. Insomma di un’opera aperta, che fa pensare a Joyce.
Ho letto d’un fiato questo libro, come sicuramente lo leggeranno tutti quelli che vorranno avere l’opportunità di farlo, perché è una bella storia, scritta bene.
Il registro linguistico formale è quello di una prosa curata, nitida; c’è una ricchezza ed una varietà della lingua che stimola l’immaginazione ed il coinvolgimento del lettore. Affiora nelle descrizioni  un respiro lirico, che si avvale anche delle numerose citazioni di versi dei classici, dai lirici greci (lo stesso titolo deriva da un verso del poeta greco Mimnermo), ad Alceo, al Cantico dei cantici fino a Petrarca, che sembra il poeta preferito dall’autrice, a Shakespeare, a Gozzano. Viene usata una lingua ricca di significato, che stimola la sensibilità emotiva e la capacità interpretativa del lettore.
La storia è coinvolgente, appassionata, la definirei una sorta di inno all’amore, quello che segna una vita, quello destinato a non morire mai, neppure quando finisce. Un amore  autentico e non convenzionale, capace di sfidare pregiudizi e solide istituzioni sociali.  Questa autenticità dei sentimenti, questa esaltazione della passione amorosa, questo rifiuto delle convenzioni e delle regole della società ci richiamano un famosissimo romanzo di  Jean Jacques Rousseau, Julie o la nuova Eloisa, che narra l’amore della protagonista per Saint Preux, il precettore di umili origini, in cui questa passione non si spegnerà mai, come confesserà in punto di morte all’uomo che non avrà mai cessato di amare, anche se per tutta la vita sarà stata moglie esemplare del marito impostole dal padre. Quello tra Guglielmo e Giulia è un amore impossibile, una sfida agli dei, come dicevamo, che poi si vendicano, divertendosi a torturare ed irridere il blasfemo. Lui si sente dentro la forza di sfidarli, si sente superiore a loro, non per la testa ma per il cuore, per la forza, la potenza dei sentimenti, in una riproposizione in chiave moderna della rivendicazione dell’autonomia e della  esaltazione dell’uomo tipica  dell’antica stagione dell’umanesimo.
Le scene si svolgono a Roma, visitata nei suoi monumenti, nelle sue strade, nelle sue piazze, una Roma descritta con amore. Ma quasi a fare da contrappunto alla gioiosità dei luoghi, c’è sempre una costante: la presenza di un’afa insopportabile, di corpi accaldati e sudati. Voluta, credo, per sottolineare l’incendio di una passione che tutto travolge e annulla, piega qualunque resistenza, fiacca ogni volontà di resistere.
Emergono sensazioni forti, intense, brucianti, espresse con arditezza, con crudezza anche, ma trattate sempre con delicatezza. Scorre nelle pagine una vena di delicato erotismo, che è impregnato di commistione di corpo e di animo. La Prestia scende nell’intimità più profonda, fruga  nei sentimenti, che sono come accarezzati, rivelando la conoscenza profonda e competente dell’animo umano, tutta la sua professionalità di psicologa.
L’atmosfera del libro in certi passaggi ricorda il romanzo psicologico  di Paul Bourget, tutto teso  all’analisi dei meccanismi che governano la psiche, all’evidenziazione dei moti e delle pulsioni che determinano il comportamento umano. O le opere dei grandi narratori russi, specie di Dostoevsky, di quella sua  profondità indagatrice dell’ambiguità e della contraddittorietà dell’animo umano, o di  Turgenev o ancora di Tolstoy, che insiste sulla rappresentazione degli stati d’animo dei personaggi, alla ricerca delle motivazioni che determinano il loro agire, che indulge alla meditazione sulla colpa e sulle ragioni del male e della sofferenza umana. Ma si può cogliere anche qualche eco dell’impronta di Italo Svevo, dove in Una vita c’è la fuga e la rinuncia all’amore, alla ricerca della felicità, anche se  Alfonso Nitti, il protagonista di quel romanzo, arretra per debolezza di carattere e per inettitudine, a differenza di Guglielmo che deve piegarsi all’avverso destino. Per alcuni aspetti possiamo sentirlo vicino anche ad un romanzo di Marcel Proust, L’Albertina scomparsa , in cui divampa la stessa  passione travolgente che poi si trasforma in indifferenza, ma che ricompare per non abbandonare più l’animo del protagonista alla scomparsa della ragazza.
E’ stato detto che la Prestia  scrive di una psicologia tutta al maschile. In parte è vero perché scava nei reconditi pensieri e nei segreti del personaggio maschile del libro, nelle sensazioni, nelle pulsioni, nei ragionamenti, nei desideri, nei sogni, nelle speranze e nelle delusioni di Guglielmo, calandosi bene nei panni di quel maturo signore, che prende una sbandata per una donna giovane e bella. E anche certi comportamenti a volte sfacciati e arditi di Giulia rivelano un modo di vivere la passione ed il rapporto alla maniera maschile,  ma in lei ci sono anche tutte le debolezze, i sogni, le sensazioni, la delicatezza dell’animo femminile. Quindi non psicologia maschile, ma psicologia tout court.
L’autrice partecipa alle vicende e parteggia. Si coglie una sua posizione interpretativa della realtà. Il testo scaturisce dall’interiorità della scrittrice, è una finzione che nasce dal complesso di idee e di sentimenti del suo animo, dalla sua sensibilità e costituisce un’interpretazione particolare e soggettiva dell’animo umano e della società nella quale sono inseriti e con la quale devono confrontarsi i protagonisti dell’opera.
Il lettore si ritroverà certamente nelle tematiche, nelle situazioni, nei sentimenti che affiorano dal libro, s’identificherà nei personaggi, parteciperà alle loro gioie, ai loro dolori, all’angoscia, al conflitto interiore,  alle difficoltà delle decisioni da prendere. Si stabilisce insomma una complicità tra l’autrice ed il lettore, un orizzonte di attesa, che genera partecipazione, piacere, curiosità.
Insomma un bel libro, che vi consiglio di leggere.

                                                                           Nino Casamento

 

 

 

 






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