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un libro per capire e confrontarci
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Intervento di Nino Casamento

in occasione della presentazione del libro

I TURCARABI di Giuseppe Petrantoni – ed. Kimerik 2009

 

Non vi aspettate da me un intervento di analisi, di approfondimento delle questioni trattate nel libro. Non ho le conoscenze specifiche per farlo, quindi mi limiterò ad alcune considerazioni di ordine generale.

Vi chiederete allora perché intervengo. Lo faccio per due ordini di ragioni:

per un fatto affettivo, in quanto Giuseppe è mio nipote e non voglio fargli mancare l’espressione del mio compiacimento, il riconoscimento dell’importanza del suo lavoro, l’ incoraggiamento a continuare su questa strada della ricerca e del contributo all’approfondimento di  tematiche relative ai suoi interessi culturali.

E poi perché questo è un libro scritto da un giovane e la cosa merita di essere sottolineata come un fatto di estrema positività  in un orizzonte giovanile come quello di oggi segnato in tanta parte da disinteresse, indifferenza, rifiuto dei valori dell’impegno culturale.

Ritengo che la questione giovanile deve essere la questione centrale per un paese che voglia avere un futuro e non si voglia consegnare alla decadenza.

E’ questo il motivo che mi ha spinto a  scrivere un libro per i giovani, La pietra in mezzo al mare, che l’editore ha pensato di trasformare in un’opera specifica per le scuole, I colori del domani, in cui  in forma narrativa, affidata ai due giovani protagonisti, si sviluppano  parecchie  tematiche  dell’universo giovanile di oggi.

Credo che siamo tutti coscienti di vivere in un’epoca in cui si manifesta un decadimento di valori, proprio di una società in crisi. Si parla tanto oggi della crisi economica e finanziaria che investe l’intero mondo. Ma io credo che, almeno per quanto riguarda l’Italia, o se vogliamo il mondo occidentale, registriamo e da parecchi anni un cedimento etico prima che finanziario ed economico.

Per risalire la china io credo che non bastino le misure economiche, gli investimenti finanziari, occorrono forti segnali, forti investimenti soprattutto in direzione dei giovani, non solo per assicurare loro il lavoro, per superare la precarietà, di cui tanto si parla, ma per fornire loro la strumentazione di base e cioè una preparazione culturale e ancor più una formazione umana che è andata sempre più sfilacciandosi e deteriorandosi.

Una volta  di questo si occupava la Scuola che si giovava del grande insostituibile contributo della famiglia.

Oggi entrambe sono in profonda crisi. La Scuola non ha più il supporto della famiglia, anzi è stata abbandonata dalla famiglia; addirittura in talune occasioni se la ritrova contro.

La società manifesta un disinteresse crescente per i valori della cultura, tutti presi e accecati come si è dal richiamo della materialità, del guadagno, del potere, del successo, della voglia di apparire a tutti i costi.

C’è poi il ruolo negativo della Televisione che, per usare un’espressione del filosofo Popper, è diventata una cattiva maestra. Presenta per lo più un mondo finto, basato su valori effimeri. E quando si misura con la cultura tende a ridurla a spettacolo, a fenomeno commerciale e consumistico.   E’ diventata insomma uno strumento che  ammorba le coscienze e rimbecillisce le menti, soprattutto dei giovani, avvilito se non imbarbarito in una dimensione che oscilla, come una sorta di pendolo malefico, tra violenza e stupidaggine.

Non parliamo poi della classe dirigente, almeno di quella italiana, e non mi riferisco solo alla classe politica, che dà pessimo esempio (basterebbe per tutti la denuncia contenuta nel libro LA CASTA di Rizzo e Stella), ma della classe dirigente complessiva del nostro paese (imprenditoriale, finanziaria, commerciale, intellettuale, delle professioni) che offre ai giovani pessimi esempi di disinteresse del bene comune e di abbandono alla corruzione montante. Insomma siamo di fronte ad una caduta morale, etica della nostra società.

Bisognerebbe invece investire sui giovani con modelli positivi, impegnarsi per la formazione umana e culturale delle giovani generazioni.

Diceva il filosofo Fuerbach: “L’uomo è ciò che mangia”. E’ così. L’alimentazione determina lo stato di salute ed è spesso causa di patologie per l’individuo. Se questo vale per il corpo, a maggior ragione varrà per la mente, per lo spirito. Se l’alimentazione, soprattutto per le giovani generazioni è costituita dagli stimoli di violenza, di superficialità, d’ incultura, di volgarità, di mancanza di rispetto, il danno è evidente.

Occorre credere nel valore della cultura per una comunità.  E’ stato dimostrato che i libri e la lettura sono elementi fondamentali per lo sviluppo. Numerose ricerche lo confermano. Ci dicono che  le regioni e i paesi con più alti tassi di lettura crescono di più. Dimostrano anche che vi è una connessione stretta fra qualità dell'offerta culturale e qualità della vita, sviluppo del territorio, coesione sociale, tolleranza.

Dobbiamo riconoscere che siamo ancora molto indietro rispetto all'assunzione della cultura come un fattore di sviluppo, come una delle molle destinate ad acquistare sempre più centralità nella strategia complessiva di crescita di un paese moderno.

 

 E veniamo al libro che tratta un problema difficile, complesso, da specialisti, ma di grande attualità e quindi di grande utilità per chi voglia approfondire la tematica del rapporto tra mondi diversi, che si scontrano, quando invece dovrebbero confrontarsi.

In esso c’è una ricerca approfondita, documentata sotto l’aspetto etnico, sociale, economico, ma soprattutto storico, linguistico, religioso.

Stiamo vivendo in un periodo storico segnato da un difficile tormentato rapporto tra il cosiddetto mondo arabo da un lato e il nostro mondo occidentale dall’altro, che è diventato non solo scontro di religione, ma che rischia di sfociare in uno scontro di civiltà per colpa dell’estremismo, del settarismo, del fanatismo di quella parte del radicalismo islamico che alimenta il terrorismo e che di conseguenza scatena per reazione nel nostro mondo occidentale fenomeni di razzismo, di rifiuto indistinto di tutto quello che viene connotato come appartenente al mondo islamico.

La stessa Turchia, per il solo fatto di essere a stragrande maggioranza di religione islamica, viene considerata come appartenente al mondo arabo e quindi ritenuta da molti non degna di entrare a far parte dell’Unione europea, anzi pericolosa per il nostro mondo. Quando sappiamo che la Turchia non è molto amata dal mondo arabo, non è amato il suo laicismo, le sue leggi, il suo alfabeto, la sua concezione della donna.

Recentemente persino il presidente di turno dell’Unione europea, Topolanek, in un dibattito proprio al Parlamento europeo, ha definito la Turchia un paese arabo, accomunandolo all’Egitto.

Si dimentica che la Turchia è membro della NATO e che è legato allo stato ebraico da un rapporto molto saldo, che è uno stato laico, pur avendo una popolazione a  maggioranza musulmana sunnita. Tant’è che alcuni paesi arabi hanno spesso etichettato la Turchia come un paese subordinato all’Occidente. I movimenti islamici arabi hanno lungamente criticato i fondatori della repubblica turca per aver posto fine al califfato islamico, li rimproverano di guardare in direzione dell’Occidente e di adottare valori laici. Li criticano cioè perché hanno adottato un sistema parlamentare multipartitico che consente una pacifica alternanza al potere e non un regime religioso a carattere confessionale, come per esempio l’Iran, che non a caso è uno dei paesi più critici nei confronti della Turchia. Anche se esso, cioè la Turchia, è geograficamente contiguo al mondo arabo e con esso gli arabi hanno forti legami storici e culturali, come evidenzia Giuseppe nel libro, non foss’altro perché per ben sei secoli sono stati riuniti sotto l’egida dell’impero ottomano.

C’è insomma bisogno di sapere, di capire, come sottolineava l’autore nel suo intervento, di superare le superficialità, le confusioni, gli errori. E questo libro serve a sfatare un pregiudizio che si è venuto formando, una sorta di sillogismo perverso, secondo cui i musulmani sono tutti terroristi; gli arabi, essendo musulmani, sono terroristi; i turchi, essendo musulmani sono anch’essi pericolosi.

Per stabilire rapporti corretti tra mondi diversi, per procedere ad una necessaria integrazione in un mondo globalizzato e quindi necessitato a convivere, a stabilire rapporti di collaborazione, abbiamo bisogno di superare i pregiudizi, di conoscere la storia e l’identità di vari popoli e questo libro è un ottimo contributo alla conoscenza del mondo orientale. Un libro che apparentemente si rivolge agli specialisti, ma che può servire a tutti, che dovrebbe circolare nelle scuole e nelle università.

Auguro pertanto a questo libro il successo che merita e mi compiaccio davvero con Giuseppe .



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