Un momento della presentazione del libro alla Torre dei Quadaranini a Capo d'Orlando , a cura dei Lyons e della Fidapa
Alcuni giudizi sull'Albero dei torti
Giovanni Salemi (Presidente Associazione librai di Roma e del Lazio):
"…E' un buon libro, interessante; un romanzo scritto bene, molto chiaro, accessibile. Credo che sia un libro che vale, un libro per tutti…"
Silvio Buzzanca (giornalista di Repubblica):
"…Vi invito caldamente a leggerlo perché è bello. Si legge tutto d'un fiato. Uno apre la prima pagina, comincia a leggere e vuole andare avanti fino in fondo, senza fermarsi. E' scritto bene. E' una storia di grande umanità, di sofferenze e di tragedie da un lato, ma anche un grande inno alla vita dall'altro: le due cose si mischiano continuamente nella vita di Gino, il protagonista. C'è poi un secondo piano di interesse. La bravura di Casamento è anche quella di aver saputo mischiare, intrecciare le vicende personali di un uomo con quelle della nostra società dai primi anni '70 fino ad oggi. Casamento ha saputo salvare ambienti, atmosfere, sensazioni bellissime…"
Tindara Caccetta (giornalista RAI):
"…Vi invito a leggere l'Albero dei torti. Nino Casamento è stato bravo. Mi capita spesso di presentare dei libri. A volte gli scrittori scrivono per sé stessi, non pensando al destinatario finale, al lettore. Invece questo libro si può leggere tutto d'un fiato e capirlo. E' semplice, è lineare e per me questa è una cosa fondamentale, perché alla fine quel che resta dei libri è proprio questo: se si è capito qualcosa, se ci ha dato qualcosa, se è stato scritto in maniera tale da essere compreso. Ognuno di noi si può ritrovare, in quelle sensazioni, in quei ricordi, in quelle emozioni che sgorgano dal libro. In alcune pagine riaffiora un mondo che non esiste più, ma che forse c'è sempre nell'animo di chi parte per cercare fortuna…"
Turi Vasile (scrittore):
"…Il libro fa parte di quel grande fiume che io apprezzo moltissimo, che è quello del recupero della memoria. I Greci avevano eletto la memoria a madre di tutte le muse. E questo libro è veramente affascinante in questo senso, come recupero della memoria. La Sicilia tirrenica presenta un fiorire straordinario di scrittori e questo libro lo conferma. Ringrazio Casamento. Sono sicuro che il suo libro avrà successo…"
Crisostomo Lo Presti ( critico letterario Gazzetta del Sud ):
"…Lui è un siciliano, lei è la Grande Madre, terra di figli perduti nella diaspora. E non sono solo più i braccianti del "treno della speranza" dal volto rigato dalle rughe e dalla valigia di cartone a prendere la via del Nord: anche laureati come Gino, il protagonista del romanzo, affrontano la marcia a ritroso…Torna nell'isola alla ricerca della Grande Madre che lo ha partorito dai vulcani e dagli scogli maschi in un mare di femmine insenature che gli ridanno il gusto della vita e della competizione politica. Ma al di là c'è il dramma della delusione…Poi non il canto di un'allodola, e nemmeno
l'umore vaginale riscoperto, ma il suono di una campana gli ridà la voglia di riprendere il cammino: il traguardo sarà lontano e forse non lo raggiungerà mai…"
Felice Irrera ( critico letterario del settimanale Centonove ):
"…Non c'è solo la descrizione di vicende appartenenti al microcosmo della provincia messinese, ma si staglia nel racconto…quell'inquieta Milano degli anni '80, nella quale il provinciale Gino cerca di farsi strada, incappando in tante amarezze e delusioni… Le pagine scorrono con facilità e leggerezza, senza fronzoli e pesanti approfondimenti psicologici, fra dialoghi e descrizioni, anche assai belle, degli splendidi paesaggi locali, dando al lettore l'idea della rapidità di un'esistenza alla quale, sempre e per tutti quelli che desiderano avere il nome di uomini, è assolutamente dare un significato…"
Giuseppe Risica ( poeta, scrittore, critico ):
"…Ho esaminato con attenzione questo bel libro di narrativa che mi ha suscitato delle sensazioni sicuramente intense, nel corso di una lettura piacevole e abbastanza rapida, grazie alla notevole scorrevolezza del testo: lineare, scevro da grovigli stilistici, all'insegna, oltretutto, di una stimolante curiosità, crescente irresistibilmente rigo dopo rigo… Nel libro emergono preziosi flussi di memorie che dilagano sulle pagine come maree in continuo moto, che inondano nutrendola l'arida sabbia dell'esistenza e, nel loro ritrarsi lasciano sulla riva ogni volta qualcosa d'importante, anche se non sempre piacevole, da raccogliere…Particolare importanza rivestono i luoghi che ospitano la vicenda, descritti con dovizia di particolari e che, in certe magnifiche immagini, sconfinano soffusamente nella poesia…"
L. S. ( recensione sulla GAZZETTA JONICA):
" …L'autore, prima di questo libro, era conosciuto come giornalista e soprattutto per l'attività politica svolta per anni. La sua opera prima in qualità di narratore si rivela di particolare interesse. E' un libro scorrevole, ben scritto, che si legge d'un fiato, perché la storia coinvolge. Il romanzo scorre attraverso il richiamo delle memoria di tempi passati, senza cedimenti alla nostalgia, ma con l'occhio attento alle trasformazioni che il mondo subisce. Dalla tranquillità serenatrice del villaggio alle insidie della metropoli che irretiscono il protagonista in un susseguirsi di amori, tradimenti, delusioni, imbrogli… E la trama scorre lungo i paesaggi incantati di un Sud descritto con delicate e sapienti pennellate…"
Massimo Natoli (giornalista di In cammino):
"…Il libro si legge tutto d'un fiato, è piacevole. In certi momenti Casamento racconta la visione di certi panorami, l'odore delle cose d'un tempo, ritorna alle feste paesane, agli antichi sapori. In questi frangenti il lettore può estraniarsi beato verso una dimensione che non esiste più…"
Graziella Gullotti Scalisi ( dirigente scolastico):
"…L'autore è un acuto osservatore dei problemi sociali e culturali e il libro lo dimostra. Ha vissuto personalmente le trasformazioni della nostra epoca e le ha trasfuse nel romanzo, utilizzando uno stile giornalistico, moderno, sintetico, quasi essenziale, ma attento nella descrizione dei personaggi e degli ambienti. Mi sento di definire il libro un romanzo contemporaneo di realismo esistenziale. Il tema dominante è l'emigrazione intellettuale che s'intreccia con la più recente storia della nostra epoca: le sue ambizioni post industriali, le sue contraddizioni, le sue antinomie, mentre crollano antichi valori e s'impone un individualismo esasperato. Il protagonista subisce una miriade di torti ad opera di individui e cade nella depressione, dalla quale però si riprende, grazie alla sua formazione ed alla sua tenacia. Il libro è bello anche per questo messaggio positivo, per questo richiamo al valore della vita, anche quando attorno c'è tanto buio…"
Rosalia Perlungo (scrittrice):
"…E' un libro che ci appartiene e non solo per la sua dimensione spazio-temporale, per l'ambientazione in cui sono collocati i fatti, i personaggi, i paesaggi. Non solo per questo, ma ci appartiene per quella sottile amarezza che lo percorre e che riguarda soprattutto la nostra generazione… E' anche un libro sulla solitudine di chi ritorna e trova un paese che non c'è più, soprattutto nei suoi valori costitutivi. E' molto scorrevole, si legge facilmente, ci fa passare un pomeriggio sereno. Anche se il sentimento di amarezza pervade tutto il libro, alla fine però si conclude con un messaggio positivo, un messaggio di speranza…"
Salvatore Natoli (politico):
"…Ho trovato il libro di un interesse enorme. Se lo avessi avuto per le mani e mi avessero invitato a leggerlo, senza dirmi nulla dell'autore, avrei detto:"Questo è un libro scritto da un siciliano" perché il siciliano Casamento scrive questo libro e raccontando le vicende di Gino, l'emigrante, fa venir fuori lo scontro tra la civiltà della Magna Grecia con la civiltà del danè e del consumismo…"
Pina Pizzo ( presidente circolo ANSPI, Laurello):
"… Il pregio dell'opera è quello di aver saputo tracciare la storia di una vita, una qualunque, sullo sfondo della storia di un piccolo paese, inquadrata nella storia più ampia di una nazione. Il linguaggio è chiaro, scorrevole con descrizioni felici: fa parlare i luoghi, fa vivere le cose…"
Rosaria Sidoti (laureanda in Lettere):
"…Il libro mi è piaciuto tantissimo. Vi ho trovato richiami a una ricchissima letteratura. L'albero dei torti rappresenta il recupero della memoria e consegna alla letteratura personaggi che hanno fatto parte della storia del nostro territorio… Quanto più Casamento ci racconta della storia di Gino, tanto più il senso di quello che lui racconta riguarda gli altri; la prospettiva si allarga dal singolo alla società, alla storia, una storia che riguarda tutti…"
Salvatore Di Fazio ( docente d'italiano al liceo, critico letterario e teatrale della Gazzetta del Sud):
"…E' il racconto di un viaggio, pieno di peripezie e di intrighi, ma anche storia di un capovolgimento dei costumi e storia di lacerazioni interiori dovute all'eclissarsi di quelle forme di semplicità e di solidarietà che l'evoluzione sociale ha relegato nell'oblìo…La storia di Gino è la fuga da sé stesso, da una condizione esistenziale, da una realtà sonnolenta, stagnante, emarginante: la realtà di una Sicilia di periferia. Da questa realtà e da questi nostri luoghi vengono i personaggi del bellissimo racconto, che è anche racconto di psicologie e atmosfere rarefatte, di anime inquiete e insoddisfatte, di sentimenti e di passioni. Il romanzo di Casamento è inoltre una meditazione sui mutamenti generazionali, sulla fragilità della storia umana che aggroviglia il presente e il passato in un viavai di eventi incerti e sempre diversi e imprevedibili…La prosa è fluida, piana, felpata. Lo stile è limpido, ordinato, calligrafico. La parola è sempre vigile, lineare, spesso lirica. Ci sono vibrazioni docili, battiti e stupori che sanno ancora accendersi di fronte allo scenario del mondo. In conclusione un piacevolissimo romanzo che invito tutti a leggere, soprattutto perché è calato nel nostro universo più immediato e conosciuto, riscoperto e valorizzato da una magnifica prosa letteraria…."
Paolo Aragona ( giornalista e scrittore):
"…La storia è di quelle che lascia l'amaro in bocca ma, allo stesso tempo, apre al lettore la porta a una speranza che non deve morire. E' un libro denso, ma che si legge d'un fiato e lascia il cuore in bilico tra il rimpianto di ciò che è stato e il desiderio per quello che ancora deve venire…."
Diego Taviano ( presidente Lions club di Capo d'Orlando):
"…Il libro mi è molto piaciuto perché mi è sembrato molto reale, in quanto racconta episodi e momenti della vita di un uomo in cui molti di noi possono ritrovarsi. E, pur nell'amarezza di una vita sofferta, a me pare di cogliere alla fine un messaggio di speranza, un elemento di positività. Quel tocco di campana con cui si chiude il libro per me non è, come qualcuno l'ha voluto vedere, il segno di una sconfitta, ma ,come la definisce l'autore, proprio la gemma della speranza di un uomo che trova lo stimolo per riprendersi e tornare a vivere…."
Gerardo Trisolino (docente d'italiano e critico letterario):
"…L' albero dei torti ha il pregio di essere scritto in modo accattivante. Uno stile rapido e asciutto che punta dritto alle cose. Indimenticabili, persino commoventi sono le pagine dedicate alla Sicilia. Qui la scrittura sussulta, si accalora, brucia di emozioni. Il lettore si goda, in particolare, assieme allo scrittore l'incantevole scenario che si apre davanti ai suoi occhi dalla piazza Quasimodo di Tindari…"
Nicola Fazio ( magistrato):
"…Ho letto il libro con estremo interesse: vi ho trovato lo spaccato di una generazione, il recupero di un tempo povero di beni, ma ricco di valori. Il protagonista del romanzo sente, come tanti giovani di quel periodo, il bisogno prepotente di evadere, di cercare nuovi orizzonti in un periodo in cui si sviluppa il fenomeno dell'emigrazione, sia quella povera, forzata, sia quella elitaria, intellettuale. Ma nella metropoli dove si trasferisce si imbatte nelle sue insidie, vive l'altalena di illusioni e delusioni. Torna in Sicilia, ma trova una comunità cambiata e scatta una sorta di rigetto dell'ambiente d'origine, segno di un ulteriore fallimento. Il libro, per dirla con Borgese, è permeato del sentimento dell'ostinata malinconia della provincia povera…."
Alfonso Bellanca ( assessore alla cultura del Comune di Montalbano Elicona):
"…Il romanzo racconta la storia sfortunata di un giovane professionista. L'autore descrive speranze, delusioni, ansie, stati d'animo che molti di noi hanno provato. Quindi, ritrovare in questo libro una parte del nostro vissuto significa apprezzarlo, amarlo, leggerlo tutto d'un fiato. E' anche un atto d'amore verso la Sicilia, ritratta con maestria e con orgog lio, in una prosa ricercata ma scorrevole…."
Clara Salpietro (giornalista):
"…E' una magnifica opera. A me è piaciuta molto. Racconta la vita di un personaggio nel quale il lettore tende ad identificarsi, a condividerne gioie e dolori, a soffrire per le sue disavventure. Il protagonista infatti è un uomo sfortunato, un uomo verso il quale la sorte non è stata molto benevola, ma che, nonostante tutto, non si lascia abbattere. Vive in un mondo in trasformazione nel quale è facile smarrirsi, ma lui è come un albero che resiste alle intemperie, che non si arrende. Merita davvero di essere letto…"
Fabiola Paterniti ( giornalista e critica letteraria):
"…Nel libro ho trovato pagine affascinanti, dove il ricordo diventa poesia. C'è poesia nel recupero della memoria, nella descrizione dei paesaggi: i tramonti da Gioiosa, il distacco del traghetto dalla Sicilia, il suono della campana che, nel momento della disperazione, riapre alla speranza il cuore del protagonista.
Oggi si pubblicano tanti libri, persino troppi, ma quelli di qualità sono pochi, sono quelli che ti lasciano qualcosa. Questo libro mi ha lasciato molto…".
Claudio D'Alvise (presidente Biblioteca comunale di Rivignano - Udine):
"…Abbiamo deciso di presentare questo libro in uno spazio diverso da quello solito della Biblioteca o dell'Auditorium, per cercare di rendere l'incontro più partecipato e coinvolgente. Guardando la gente che ho di fronte, permettetemi di dire che ci siamo riusciti in pieno…Il libro che presentiamo è veramente un grande romanzo. Si legge d'un fiato perché ha una struttura molto scorrevole e un ritmo veloce sin dall'inizio. Racconta una storia amara, ma non è un libro triste. Si conclude con parole di speranza. Ci pone tanti interrogativi. Ci fa riflettere. Vi consiglio di leggerlo…"
Davide Rocchetto (assessore alla cultura del Comune di Rivignano - Udine)
" …L'autore del libro che presentiamo questa sera è una persona che, per le intense e ricche esperienze culturali e sociali maturate, non capita facilmente in un piccolo paese come il nostro. Per questo ci siamo impegnati a organizzare e sostenere nel migliore dei modi questa serata. Ha scritto un romanzo molto interessante, che dà molti spunti di riflessione, in particolare sulle tematiche riguardanti l'emigrazione. Un tema questo che, pur nelle diverse specificità, accomuna la storia della Sicilia, in cui il libro è ambientato, con quella del Friuli. Mi auguro che si possa sviluppare un dibattito, una discussione, un confronto aperto sui temi trattati dal romanzo…"
Cecilia Garbellotto (docente di Italiano all'ITCG di Patti):
"…Sempre più coinvolta, ho divorato quasi tutto d'un fiato le pagine, scritte in un linguaggio essenziale, capace di dar vita alle cose, di dar voce ai luoghi, un linguaggio spesso anche poetico, evocativo, soprattutto quando Nino Casamento si sofferma a carezzare i ricordi, le speranze, le emozioni o a dipingere gli splendidi paesaggi locali, le luci, i colori della sua terra. La tecnica narrativa è quanto mai coinvolgente. Man mano che procedevo nella lettura provavo forti emozioni, una marea di sensazioni e pensavo: ecco un libro che si fa leggere, che mi sta dando, che mi sta comunicando qualcosa.
In una storia segnata dalla solitudine, dalla delusione, dall'amarezza si trova un messaggio positivo, un canto alla vita, quasi uno sprone a non arrendersi mai, a rialzarsi dopo ogni caduta, a riprendere con coraggio il cammino della speranza. Il segno della ripresa è affidato alla fine del libro all'improvviso tocco della campana del paese (stupenda immagine poetica, lirica, evocativa) che squarcia il vuoto che si è insediato nella vita del protagonista…".
Carmelo Luca (docente di Italiano al Liceo classico di Patti):
"…Sono stato profondamente, intensamente coinvolto nella lettura, sia per l'amicizia che mi lega all'autore, sia per il contenuto del romanzo, in cui si rispecchia la mia, la nostra generazione, le sue aspirazioni, i suoi progetti, che si sono poi frantumati sul selciato della vita. Ho individuato nell'opera un severo progetto teleologico, una rigorosa circolarità tematica, in cui tutti gli elementi, anche quelli che a prima vista sembrerebbero irrilevanti, hanno una forte carica semiotica e nel loro combinarsi e integrarsi, danno vita ad un universo compiuto.
La scrittura è sempre un'esigenza interiore, un bisogno di liberazione, di catarsi e credo che questa ragione abbia indotto Nino Casamento a scrivere questo libro. Per lui infatti la scrittura ha un valore sacrale, serve a colmare la lontananza da sé stesso, a sfidare la distruttività del tempo.
Il tema dell'emigrazione, che costituisce l'ossatura centrale, si risolve in un desiderio costante del nostos, in un bisogno di conoscere meglio la propria terra, di approfondire il rapporto con essa, di sentirla più vicina…Oltre ai paesaggi, che risentono dello stato d'animo del protagonista e sono ora cupi, struggenti, malinconici, ora suadenti, carezzevoli, ammalianti, emergono con forza i ritratti dei personaggi che via via s'incontrano, perché Nino Casamento è un grande ritrattista. Ci sono poi straordinari squarci di narrazione mimetica, con la descrizione della vita del paese, della partecipazione corale, delle scene di massa, di tutti i momenti di quella straordinaria liturgia che era la vita delle nostre comunità.
Lucia Lo Presti (docente di Italiano al Liceo classico di Patti):
Quello di Gino, il protagonista di "Insidie e delusioni nella vita di un emigrante", può definirsi un viaggio in Italia, nell'Italia dei treni e delle stazioni, che segnano i suoi ritorni a Montagnagrande….
La depressione, il male di vivere, l'ingenuità e l'istintività di alcune sue scelte, l'amarezza per le delusioni, deporrebbero per un romanzo memorialistico ed esistenziale insieme, la cui cifra identitaria non sembra possa rinchiudersi nella parabola dell'emigrante. In tal senso il titolo della prima edizione, "L'albero dei torti", mi sembrava più efficace e più aderente al tessuto narrativo e psicologico del romanzo….
All'interno del panorama disomogeneo della letteratura siciliana di questi ultimi anni, il romanzo si presenta come voce fuori dal coro, perché riflette sul vissuto di un emigrante "ingenuo inquilino della storia" su un microcosmo specchio dei mali politici e affaristici dell'ultimo scorcio del '900, in un tempo della storia che si snoda tra due date - eventi, quella del film " Viaggio a Kandahar " del 2001 e quella del conflitto USA - Iraq, che nella conclusione del romanzo sembra avviato da tempo.