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Il romanzo visto dal critico dell'Asis
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    ASIS news 

          

Anno III       numero 6            marzo 2004

 

                   Esordio narrativo di Nino Casamento

 

"Gino rimase a letto per tutta la giornata. Non aveva voglia di alzarsi. La barba, trascurata da due giorni, pungeva al tatto... La depressione lo aveva colpito ancora" (cap. I). "Ogni tanto Roberto andava a trovarlo. "Alzati, usciamo. Non puoi stare sempre a letto... E fatti la barba"... L'inizio del nuovo anno scolastico l'aveva colto in piena crisi depressiva" (ultimo capitolo).    Sono citazioni tratte da "L'albero dei torti" di Nino Casamento .
Si intuisce subito, dunque, che ci troviamo tra le mani un romanzo circolare, con un'apertura prolettica e un capitolo finale che chiude il cerchio. Tra i due capitoli scorre il "film"  della vita del protagonista, simbolo della generazione dei nuovi emigrati intellettuali che dal meridione si dirigono verso il nord. Con una laurea in giurisprudenza conseguita all'università di Messina, Gino parte alla volta di Milano: per lui rappresentava "il grande salto nella metropoli: era il mondo civile, che sembrava promettere a tutti lavoro, benessere".   Qui avverrà la sua definitiva maturazione in tutti i sensi: tra esperienze positive e negative. Ma non riuscirà a reggere all'urto con una civiltà tanto diversa dalla sua. Così come, al suo rientro in Sicilia, troverà una società profondamente mutata.   
Eppure  a Milano non gli erano mancate le occasioni del successo sia in campo professionale (oltre all'insegnamento, in un istituto tecnico di Lodi, egli ha la fortuna di trovarsi a gestire un avviato studio legale lasciatogli generosamente da un avvocato siciliano), sia in quello sentimentale, degno erede di quel "gallismo" di brancatiana memoria. Ma il "vincitore" alla fine si trasformerà, stranamente, in un "vinto": giunge a un passo dal suicidio.  
 I risvolti autobiografici, che l'autore non si cura molto di dissimulare, sono evidenti. Troppe coincidenze ce lo confermano: il protagonista e lo scrittore hanno in comune luoghi d'origine, professione, attività politica. Ma è, paradossalmente, proprio la centralità del personaggio principale a suggerirci l'idea della sua proiezione autobiografica: niente e nessuno esiste più se esce dalla sua orbita. Si pensi, soprattutto, a Franca, la giovane e timida segretaria comunale di Montagnagrande, che Gino conosce durante la sua prima esperienza politico-elettorale. Il lettore aveva avuto la felice impressione di essere testimone di un amore vero e duraturo e invece si trova di fronte al primo trofeo di una lunga serie di conquiste femminili. Niente più sappiamo di lei, non appena esce dal campo magnetico del protagonista. Ma non è l'unico esempio. Gli stessi fatti narrati sono sufficientemente indicativi del labile confine che separa la realtà dalla fantasia, la letteratura dalla cronaca. Se un limite c'è in questo romanzo di Casamento, lo vedrei proprio nel suo aspetto cronachistico, cioè nel suo risvolto "verista", nel suo voler essere il "documento" di un'esistenza avventurosa ma infelice.  
 "L'albero dei torti" ha comunque il pregio di essere scritto in modo accattivante, cosa che lascia trasparire un lungo esercizio di scrittura da parte di Nino Casamento, che qui si presenta nelle vesti di narratore esordiente. Uno stile rapido e asciutto che punta dritto alle cose: a descrivere personaggi (sempre rappresentati come in ritratti istantanei),ma soprattutto paesaggi naturali.    Niente ci rimane di Milano. In compenso, indimenticabili, persino commoventi, sono le pagine dedicate alla Sicilia. Qui la scrittura sussulta, si accalora, brucia di emozioni. Il lettore si goda in particolare, insieme allo scrittore, l'incantevole scenario che s'apre davanti ai suoi occhi dalla piazza Quasimodo di Tindari: "Una sorta di miracolo nel miracolo straordinario di quella natura eccezionale".
                                                                                       Gerardo Trisolino

 


 






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