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il giudizio di una scrittrice
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Un tramonto visto da Gioiosa, che lo scrittore dipinge con straordinaria suggestione
 


Nel libro ritroviamo la nostra generazione

 

                                                               della scrittrice Rosalia Perlungo
 

 

Presentare un libro è sempre una cosa difficile o perlomeno una cosa delicata. Si rischia spesso di dire troppo o di dire troppo poco. Magari di parlare troppo dell'autore o di parlare troppo del libro, della trama, del contenuto o viceversa. Senza volere, si può anche rischiare di tralasciare quella che è l'essenza del libro, quella che è la sua atmosfera, quelle che sono le sottili emozioni che è capace di comunicare. Come si possono comunicare queste cose in una presentazione di un libro? Non è come quando si presenta uno spettacolo o una mostra di quadri, di antiquariato, quando il soggetto si presenta da sé, nella sua interezza. Tu vedi quello che c'è e lo cogli in un tutt'uno. La sua esteriorità, la sua "estetica" coincide con la sua metafisica. Cioè il contenuto è quello. Quando presentiamo un libro non è così. Non serve più la metodologia della metafisica estetica, dobbiamo usare una metodologia diversa, che è quella dell'approccio diretto. In parole povere, lo leggiamo. La vera presentazione del libro è quando noi usiamo la metodologia della full immersion. Lo leggiamo e basta. A volte anche invitare la gente per un incontro del genere non è facile: spesso si trova a disagio. Per una mostra di quadri è più facile, perché l'approccio con quel tipo di contenuto diventa spontaneo. Il libro invece ci mette soggezione.
Io ho accettato volentieri l'invito che mi ha rivolto Nino Casamento. L'ho fatto volentieri per diversi motivi. Intanto come gioiosana perché, pur non essendo nata a Gioiosa, ormai, come tutti voi sapete, opero qui da tantissimi anni e mi sento gioiosana, agisco gioiosana, penso gioiosana. Pertanto, per la teoria filosofica del cogito ergo sum, sono gioiosana e come tale ho accettato volentieri l'invito di un "vicino di casa" che ha ritenuto di  proporre qui il suo libro. In secondo luogo come presidente di un piccolo centro di cultura che è nato l'anno scorso con lo scopo di portare avanti alcune tematiche inerenti alla nostra cultura territoriale. Giacchè questa nostra associazione si è prefissata come finalità prioritaria di valorizzare le identità del luogo, le risorse del territorio, mi è sembrato giusto, essendo Nino Casamento una risorsa del nostro territorio, mi è sembrato giusto che venisse presentato in questo contesto. In terzo luogo ho voluto presentare Nino Casamento perché mi sento anch'io un'inquilina, un'abitante di quel paese, di quel luogo ideale che è il paese della Scrittura con la S maiuscola, dove sinceramente da sempre io mi sono sentita a mio agio. Il libro è una cosa che mi ha sempre affascinato perché anche in un'epoca in cui questo strumento sembra essere diventato il figlio di un dio minore, perché ormai prevalgono strumenti diversi di comunicazione, nuove tecnologie che hanno sicuramente il loro valore, esso rimane comunque un valore assoluto. E' ancora lo strumento capace di comunicare l'anima, di esprimere la creatività e ha bisogno anche in quest'epoca di essere valorizzato, certamente nei luoghi e nei momenti opportuni e con specifiche finalità. Ma non voglio più parlare del libro in generale, tessere le lodi del libro in sè.
Concedetemi adesso qualche considerazione su questo libro, che non presenterò perché non voglio togliere spazio alla relatrice. Anch'io ho letto il libro, anzi l'ho divorato e quindi qualche considerazione la voglio fare anch'io.
Questo è un libro che ci appartiene e non solo per la sua dimensione spazio-temporale, per l'ambientazione in cui sono collocati i fatti, i personaggi, i paesaggi. Non solo per questo, ma ci appartiene per quella sottile amarezza che lo percorre (almeno questa è la chiave di lettura che io do), che riguarda soprattutto le nostre generazioni, che poi sono quelle presenti qui in questa sala. Questa sottile amarezza evidenzia un fattore di crisi che la nostra generazione ha vissuto. Questo libro, a mio parere, è un libro sulla solitudine. E' anche un libro, come diceva Silvio Buzzanca nella presentazione, sull'emigrazione, che è solitudine.
Come sapete, io un mese fa ho presentato un mio libro, appunto sull'emigrazione e leggendo l'opera di Nino Casamento mi è sembrato di vedere "amplificato" un personaggio che io avevo appena tratteggiato, di cui avevo tracciato il profilo. In un romanzo, quindi in un percorso narrativo molto più complesso,  l'autore lo definisce meglio e lo sviluppa.
Questo, dicevo, è un libro sulla solitudine di chi ritorna e trova un paese che non c'è più, non solo in quello che noi vediamo di esteriore, ma non c'è più nei suoi valori costitutivi. Non trova, per esempio, la civiltà della comunità, la civiltà del villaggio, quella cultura della comunità che ci aveva affratellato, che ci aveva reso "vicini" fino agli anni '60 - '70. In qualsiasi luogo del territorio si viveva, quella cultura della comunità, nel bene e nel male, ci rendeva molto vicini, molto simili. La solitudine dell'emigrato è quando torna e non trova più quei valori in cui aveva creduto, che si sono dissolti di fronte all'incalzare della civiltà dell'immagine, dello spettacolo, che ormai ci pervade. Leggendo il libro ritroviamo noi stessi e soprattutto determinati periodi della nostra vita. Io credo che tanti di noi si possono identificare in Gino, nel protagonista, soprattutto per questa atmosfera interiore, che chiunque legge può trovare.
Per il resto il libro è molto scorrevole, leggero; ci invita alla lettura, si legge facilmente, ci fa passare veramente un pomeriggio sereno. Anche se il sentimento di amarezza pervade tutto il libro, alla fine però si conclude con un messaggio positivo, un messaggio di speranza, simboleggiato da un tocco di campana. Quel suono non è solo la voce della campana, non è solo un messaggio "religioso" di una fede specifica, ma rappresenta il richiamo di una religiosità molto più ampia, molto più laica, che si riallaccia vagamente, a mio parere, alla pietas dei nostri antichi classici e a quella pascoliana nostalgia dell'infanzia che ci ha reso sicuri, che ci ha dato certezza anche contro l'orco cattivo di cui Casamento parla. E così, pur avendo quell'atmosfera amara, triste, desolata, è un libro che costruisce, che dà un messaggio positivo. E in quest'ottica io l'ho letto, l'ho apprezzato e ve ne consiglio la lettura perché è una lettura che ci arricchisce non solo umanamente, culturalmente, ma anche come cittadini di questo territorio. Grazie, Nino Casamento, per questo contributo letterario.

                                                                            

                                                                                    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 






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