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Un sindaco operoso e umile |
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Giuseppe Rottino, un sindaco operoso e umile.
Un esempio di politica come servizio alla collettività
di Nino Casamento
(Il Filo, n.2 luglio 2002)
Questo numero del Filo vogliamo dedicarlo al ricordo di un altro uomo che ha dato molto a Montagnareale e ne ha segnato per ben 25 anni la sua vita amministrativa e politica: il sindaco Giuseppe Rottino. Intendiamo richiamare l'attenzione dei nostri concittadini non solo sulle numerose opere da lui realizzate, che hanno segnato una svolta nello sviluppo economico e sociale del nostro paese, ma soprattutto sul suo modo di gestire il potere, di guidare la comunità. Onesto, corretto, tollerante, rispettoso di tutti. Se Montagnareale era un paese unito, non conosceva steccati e progrediva in pace ed in armonia, gran parte del merito è stato suo. Oggi vive isolato. Molti, troppi lo hanno dimenticato. La nostra è una società senza memoria. E il nostro paese non fa eccezione. La perdita della memoria è una grave perdita d'identità. Vivere appiattiti esclusivamente sul presente, dimenticare da dove veniamo, ignorare la nostra storia, non trasmetterla alle giovani generazioni è una colpa grave, che compromette l'avvenire. Chi rimuove il passato non può costruire il futuro. Ecco perché in un progetto di rilancio del paese, è necessario recuperare anche momenti e personaggi che hanno fatto la storia di questa comunità, l'hanno connotata in modo positivo, hanno lasciato insegnamenti, cui si può ancora attingere.
Era il mese di maggio del 1956. L'amministrazione comunale di Montagnareale fino a quel momento era stata retta dal prof. Giando, autorevole esponente del Partito liberale. Grazie a lui, qualche anno prima il paese aveva avuto l'onore di ricevere la visita del Ministro degli Esteri Martino, esponente dello stesso partito del Sindaco, che aveva tenuto un discorso alla cittadinanza dal balcone del Municipio di piazza della Vittoria. Non era mai successo, né mai più da allora accadrà, che una così alta autorità venisse in questo Comune. Si votava per il rinnovo dell'Amministrazione. La democrazia Cristiana, partito di maggioranza a livello nazionale, aveva deciso di presentare una propria lista per contendere ai liberali la guida del comune. A capeggiarla era stato chiamato Giuseppe Rottino, giovane maestro elementare. La battaglia fu dura. Molti ricordano che a decidere, come sempre poi sarebbe accaduto, fu la cosiddetta "campagna grande". Rottino intuì che la partita si sarebbe vinta o persa in quel grande territorio, costituito da una miriade di contrade e da un pulviscolo infinito di case sparse, incuneate nel verde delle nostre ubertose colline e tagliate fuori dai contatti col centro. Non c'erano infatti ancora i collegamenti viari, che proprio il nuovo sindaco si prodigò poi alacremente a realizzare. Alcuni mesi prima della campagna elettorale affittò una casetta in quella zona e vi si trasferì. Ebbe così la possibilità di percorrere palmo a palmo quel territorio, di incontrare uno ad uno quei poveri contadini, abbandonati fino a quel momento al loro destino, di capirne i bisogni, di individuarne le esigenze, di raccoglierne la fiducia. E, a sorpresa, vinse. Io ho avuto la ventura di trovare il dattiloscritto originale del discorso che lui tenne nel comizio di chiusura della campagna elettorale. Parlò da un balcone di piazza Marconi, gremita all'inverosimile, grazie all'apporto straordinario dei sostenitori della campagna grande, che vi erano giunti, facendo il giro da Patti, con alcune macchine ed un pulman, noleggiato per l'occasione. Fu un intervento pacato, sereno, persino umile, di un uomo che voleva offrire alla gente la possibilità di un cambiamento, se avesse voluto cambiare. Con critiche, soltanto puntuali e di merito, ma anche con riconoscimenti all'amministrazione uscente del lavoro fatto. Senza attacchi personali, senza mai alzare la voce, parlando alla mente e al cuore di chi doveva dargli il voto, per convincerlo, senza lusingarlo e meno che mai minacciarlo. Vogliamo richiamarne alcuni passaggi, che ci fanno capire come egli intendeva la politica:
"Cittadini, non mi presento a voi con la pretesa di fare un discorso, ma solo con l'intenzione di fare alcune precisazioni… Abbiamo presentato la nostra lista, contrassegnata dallo scudo crociato, con la precisa volontà di compiere unicamente un dovere civico: offrire cioè all'elettorato di Montagnareale la possibilità di potere scegliere fra la lista della Democrazia cristiana e quella del Partito liberale italiano… In una parola, noi vogliamo dire agli elettori: se i vostri interessi sono sufficientemente tutelati dall'attuale amministrazione, confermatela; diversamente, qui c'è un'altra lista, la lista della democrazia cristiana; se riconoscete che essa potrà darvi maggiori garanzie, votatela…. Questa è l'unica ragione per cui abbiamo presentato la nostra lista, e non per sete di dominio o ambizione, faziosità o personalismi, né tantomeno rancori o desiderio di vendetta contro chicchessia…e abbiamo informato i candidati dell'altra lista con preghiera di volersi uniformare… Per me la politica non è quella che comunemente si suole definire, né tantomeno quella di stampo machiavelliano -il fine giustifica i mezzi -, perché i mezzi possono essere anche immorali ed allora essi da nessun fine potranno mai essere giustificati… Noi onestamente riconosciamo la realizzazione di opere pubbliche dell'amministrazione uscente e, quali cittadini ansiosi solo del bene del nostro paese e di ciascuno degli amministrati, ringraziamo sentitamente chi ha operato per la soluzione dei nostri problemi cittadini. E diamo atto di tutto ciò che si è fatto in dieci anni di amministrazione liberale… Molto resta ancora da fare al centro e specialmente nelle frazioni, dove quasi niente è stato fatto per sollevare le disagiatissime condizioni di residenza degli abitanti".
E a questa concezione, a questo stile, tenne fede sempre durante il lunghissimo periodo della sua sindacatura. E non erano tempi tranquilli. L'eccessiva ideologizzazione della politica portava dappertutto, anche nel Parlamento nazionale, a scontri verbali molto aspri, perfino di tipo fisico. Lui invece spese tutte le sue energie all'ammodernamento del paese, cui diede un nuovo volto. E non fece opere faraoniche o inutili, ma s'impegnò per la realizzazione di strade, scuole, uffici, servizi, strutture utili alla collettività. Si dedicò soprattutto a migliorare le condizioni di vita degli abitanti delle campagne, fino a quel momento non degne di un paese civile. Manifestò sempre attenzione per tutti e grande rispetto per gli oppositori. Tanto che qualcuno di quelli a lui vicino ebbe a lamentarsi in più occasioni del fatto che gli avversari venissero trattati meglio dei sostenitori. Contribuì a creare una comunità unita, solidale, vivibile. Se si vuole lavorare per ricostruire il tessuto civile della nostra collettività, per abbattere gli steccati, per ricreare un clima di concordia e di armonia, presupposto indispensabile per qualsiasi progetto di sviluppo del paese, bisogna recuperare anche la lezione politica e civica del sindaco Rottino.
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