Costruire lo sviluppo
assecondando
la vocazione del paese
di Nino Casamento
( Il Filo, n.3, settembre 2002)
Abbiamo già sostenuto con profonda convinzione che il rilancio del nostro paese può avvenire solo recuperando la concordia e la collaborazione cittadina, capace di mettere in movimento tutte le sinergie che essa è in grado di sprigionare.
Ma occorre un progetto chiaro, realistico e condiviso. Esso deve scaturire dal contributo generoso e partecipe di tutti quei cittadini che possono e vogliono dare indicazioni. Non può essere opera di una o di poche persone. E mi auguro che siano in tanti a volerlo fare, utilizzando anche questo notiziario, che vorrebbe avere l'ambizione di diventare strumento aperto e democratico di dibattito e di proposta, al servizio della comunità.
C'è però una domanda preliminare a cui occorre rispondere, prima di avviarsi sui possibili sentieri delle molteplici proposte che possono sgorgare da uno sforzo di elaborazione comune e partecipato: cosa deve essere Montagnareale? Quali potenzialità, in esso insite, si devono sviluppare?
Io sono convinto, e non da ora, che il nostro paese ha una vocazione forte: quella turistica, o per meglio dire quella di luogo di soggiorno ameno e riposante per una nicchia di mercato, destinata a crescere, che cerca alcuni particolari requisiti per le vacanze.
E' appena passato agosto, che è l'unico periodo dell'anno in cui Montagnareale, come tanti altri paesini disseminati sulle nostre ubertose colline, risulta davvero vivibile. In questo mese le stradine strette e tortuose del centro storico si rianimano, le vecchie case, chiuse per il resto del tempo, si riaprono, le piazze si ripopolano. E l'ormai antica rinomata pianta di tuia, sotto il cui fresco ombrello si distendono i tavoli del bar, pullula di nuove presenze, soprattutto di residenti, ma anche di visitatori, che preferiscono concludere la giornata allontanandosi dalla folla, dal rumore e dall'afa della costa e rifugiarsi per qualche ora in un luogo più tranquillo e più fresco.
A far da richiamo poi, in tutto il corso della giornata, è l'acqua che sgorga dalla fontana della piazza e da numerose sorgenti sparse in tutto il suo territorio.
Aria fresca, acqua limpida e abbondante, verde lussureggiante, tranquillità ristoratrice.
Sono risorse che dovrebbero caratterizzare questo centro come meta privilegiata di una vacanza gradevole e far affluire un turismo maturo, desideroso di condizioni di soggiorno sempre più rare e difficili da trovare nell'epoca del turismo di massa. Certo, da offrire ad un target specifico, non a tutti, ma sufficiente per trasformare la sua economia.
E invece tutto questo non c'è. Solo modeste presenze, limitate alle settimane attorno a ferragosto e di anno in anno calanti.
Se si scegliesse di puntare davvero sul turismo, ma non solo a parole, e si attrezzasse il paese in funzione di esso, tutta un'economia potrebbe trovare alimento proprio nella salubrità dell'aria e soprattutto nell'acqua, specie nell'epoca della penuria di questo elemento destinato a diventare risorsa sempre più preziosa. Basterebbe ricordarsi del filosofo Talete.
La fontana di Verne per tutto l'anno e a tutte le ore del giorno costituisce un formidabile richiamo di persone provenienti da tutto il circondario. Se si "ripensasse" piazza Marconi, a partire da questa risorsa strategica, facendola diventare luogo di sosta, ristoro, nonché vetrina e mercato dei prodotti del paese, le ricadute in termini di promozione e di economia per la comunità si moltiplicherebbero a dismisura. Montagnareale paese delle fontane e delle castagne, si legge all'ingresso del paese. Ottima idea: occorre dare merito a chi l'ha pensata. Ma non basta scriverlo, bisogna lavorare per sviluppare questa interessante caratterizzazione del luogo.
Non è difficile immaginare cosa potrebbe diventare questo paesino a mezza collina, che si affaccia su uno dei golfi più suggestivi del Tirreno, con le spalle protette dai primi contrafforti dei Nebrodi e gli occhi rivolti alla corona delle Eolie che contorna e stempera l'infinito del mare e gli fa assumere l'aspetto di un grande rassicurante lago.
A due passi dalla costa, dalla ferrovia, dall'autostrada e con la possibilità di inoltrarsi dentro le molteplici suggestive pieghe del suo territorio: la verde vallata del fiume omonimo col Mulino di Capo, il poggio di S. Sebastiano, il parco di Rocca saracena, le cime di Monte Ilici e di Fossa della neve.
Non è vero che siamo all'anno zero nella valorizzazione di questi luoghi. Ma bisogna dar seguito ad alcune giuste intuizioni delle amministrazioni del passato. Bisogna completare il lavoro e dare un deciso sbocco di fruizione alle realizzazioni compiute, che altrimenti rischiano di languire nell'incuria, nell'abbandono e nel degrado.
Attorno poi, a un tiro di schioppo, ci sono Sorrentini, Gioiosa Guardia, Laurello, S. Giuseppe. Si potrebbe attivare un vero completo circuito naturalistico.
Montagnareale ha dunque i requisiti per diventare luogo di soggiorno, ameno e tranquillo, per puntare sul turismo.
La natura a suo tempo la scelta l'ha fatta, convinta e forte. E' l'uomo che ancora si attarda, indugia, tentenna, resiste e impigrisce. Ma è tempo di svegliarsi da questo torpore colpevole. E puntare sulla semplicità preziosa delle nostre risorse: l'acqua, la salubrità dell'aria, ma anche il permanere del senso dell'ospitalità, trasformando questo nobile sentimento della nostra antica storia in una moderna fruttuosa cultura dell'accoglienza. E potrebbero aprirsi nuovi orizzonti, luminosi come il nostro mare e il nostro cielo.