Unire la comunità
e poi " allargarla"
di Nino Casamento
( Il Filo, n.5, novembre 2002)
Non mi stanco di ripeterlo: il primo obiettivo per il rilancio del nostro paese deve essere il recupero della concordia e della collaborazione cittadina, il prevalere del senso di appartenenza alla stessa comunità, di cui si condividono storia e progetti di sviluppo.
C'è un secondo obiettivo che dovremmo proporci e che voglio richiamare all'attenzione dei nostri concittadini: l'esigenza di lavorare per realizzare quella che mi piace chiamare la "comunità allargata".
Montagnareale è un piccolo paese, che non ha avuto una grande storia e neppure un grande sviluppo. Ma è stata penalizzata soprattutto da una tragedia che nel corso dei secoli si è abbattuta su di esso. Meno distruttiva di un terremoto, meno violenta di un'alluvione, ma forse più devastante di entrambe le calamità: l'emigrazione, ripetuta e continuata.
Nel corso di un secolo a migliaia sono stati allontanati tanti figli di Montagnareale. Interi nuclei familiari. Numerose generazioni. Prima verso le Americhe e poi, nel secondo dopoguerra, verso paesi dell'Europa centrale e soprattutto in direzione del cosiddetto "triangolo industriale"del Nord Italia. Una piccola comunità è stata costituita a Cantello, nel Varesotto, ma tanti montagnesi sono disseminati un po' in tutto lo stivale. E in Sicilia, dai paesi vicino al nostro fino alle province più lontane, sono tanti i figli di questa terra che vi si sono trasferiti. In cerca di quel lavoro e di quella fortuna che qui non
era concessa, se non ai pochi che pervicacemente son voluti rimanere, come abbarbicati ad uno scoglio.
Sono davvero tanti i nativi di questa terra, i loro figli, i loro nipoti, che sono sparpagliati fuori dal nostro paese. Alcuni hanno mantenuto rapporti, certuni vi tornano soprattutto d'estate. Molti, la maggior parte, hanno allentato i rapporti con la nostra comunità. Ma in tutti, credo, resta profondo il legame spirituale col paese che ha dato loro i natali. Seppur attenuato dal tempo e dalle ragioni della vita, resta un forte palpito di nostalgia. La diaspora dei montagnesi nel mondo va ricomposta, va "rimotivata"; bisogna rialimentare la loro appartenenza profonda a questa terra. E' una grande risorsa che potrebbe dare molto alla nostra comunità. Un importante terreno da dissodare, per trarne frutti preziosi. Ci sono montagnesi che all'estero hanno fatto fortuna e che potrebbero dare una mano alla rinascita di questo paese, anche economica, anche turistica. Se cercati, coinvolti, sollecitati, potrebbero essere i nostri "ambasciatori" nel mondo. E' anche questa una strada decisiva per costruire la nuova Montagnareale, vogliosa di riprendersi il proprio passato e aprirsi ad un futuro ancora promettente. Dobbiamo seguire questo filone e mettere in campo alcune iniziative. L'Associazione "Concordia e Sviluppo", in raccordo con tutti coloro che ne condividono l'importanza, deve impegnarsi ad aprire questa frontiera. Abbiamo in mente delle idee, le vogliamo confrontare con altri, dobbiamo metterle in campo, a partire dalla prossima estate, periodo in cui avvengono i "ritorni" più cospicui.
Non ho mai dimenticato il paese delle mie origini
(Da un intervento del prof. Niosi)
Vogliamo richiamare, per il forte valore simbolico che vi è compreso, un'iniziativa, rimasta finora isolata, che ha avuto luogo qualche anno fa e che andava nella direzione di un riconoscimento e di un rafforzamento del legame alla comunità di un figlio di questa terra, ad essa legatissimo.
In occasione del conferimento della cittadinanza onoraria, impossibilitato a presenziare personalmente per le sue condizioni di salute, il prof. Niosi ha fatto pervenire un intervento, letto dalla figlia, che qui riportiamo nelle parti per noi più significative.
In esso traspare forte il sentimento di attaccamento al paese ed alla sua comunità di un uomo che ha vissuto in una città del Nord, che ha svolto la professione di medico e di professore universitario con il conseguimento di brillanti traguardi, ma che raggiungeva la sua felicità quando ogni estate poteva tornare nel luogo della sua infanzia, conservato nella sua memoria con un amore quasi sacro.
" Caro Sindaco, cari concittadini, è grande la mia emozione per il premio concessomi dall'Amministrazione comunale con il consenso, spero totale, degli abitanti.
Ero piccolo quando conobbi questo paese, ove si arrivava in carrozza puntualmente il primo di agosto di ogni anno per raggiungere a piedi o sull'asinello, percorrendo un sentiero non breve e piuttosto aspro, la casa posta nel podere in contrada S.Marco, oggi di proprietà dei miei cari cugini Cusimano.
Non ho mai potuto dimenticare il ricordo di quel luogo e di quelle estati felici. E quel ricordo me lo sono portato dentro per molti anni, con in testa un sogno che sinceramente ritenevo impossibile e che invece si è realizzato quando nel 1961, inaspettatamente, mi è stato dato di tornare a S. Marco, in un lembo di terra e in una casa al confine con il podere della mia infanzia.
Proprio di fronte a S. Marco sorge Montagnareale, paese ridente e solatìo. Durante il giorno è facile cogliere il grido dei banditori inteso a vantare la merce o il vocìo dei bambini intenti ai loro interminabili giochi o il sonoro stridìo dei mezzi e degli arnesi, testimonianza di febbrile e costruttiva operosità.
Per ogni dove il destino mi ha portato, S. Marco ed il paese di Montagnareale sono sempre stati in cima ai miei pensieri. Amo questo paese, ammirevole per la bontà dell'animo e del carattere dei suoi abitanti, sempre riconosciuti degni di stima e di simpatia ovunque per serietà, anche oggi, quando la società che ci circonda denuncia rilassamenti del costume e disinteresse dei valori fondamentali, senza i quali la vita umana diventa desolata avventura, giacchè tutto il bene che non germoglia da una concezione moralmente buona non è che apparenza e miseria, sia pure abbagliante".