Nino Casamento all'osteria l'Aghesante di Rivignano,
dove spesso si ferma a scrivere
Rivignano vista da un forestiero
Le impressioni dello scrittore Nino Casamento
Frequento Rivignano ormai da sei anni. Ci vengo spesso e mi soffermo a lungo, anche perché ci trovo le condizioni "ambientali" più favorevoli per la mia attività di scrittore. Si può dire che qui, spesso ai tavolini di alcuni suoi bar, sono nate la maggior parte delle pagine dei miei romanzi.
Il richiamo non proviene tanto dal suo ambiente naturale o storico-artistico, ma dalla sua intensa vita sociale. Certo l'incanto del fiume Stella, la suggestione di villa Ottelio, la magia del palazzo dei Badoglio, il tripudio d'acqua delle risorgive, il fascino straordinario della singolare festa dei Santi esercitano una forte attrazione. Ma quello che mi colpisce in modo particolare è la vita quotidiana di questa cittadina, i rapporti tra la gente, che trovano la loro consacrazione nel rito aggregante del tajut, l'apertura schietta e disinvolta ai forestieri,
la propensione sincera all'ospitalità. In un mondo che si chiude a riccio, prigioniero dell'individualismo, succube della paura del diverso, spinto ad un razzismo di ritorno, questo recupero antico del sentimento dell'accoglienza, della considerazione sacrale dello straniero, dell'ospite, è un valore straordinariamente positivo. Questo concetto lo faccio esprimere al protagonista del mio ultimo romanzo, Il nome nemico, ambientato in buona parte a Rivignano. Egli, pur vivendo in una condizione di grande difficoltà, qui viene aiutato, sostenuto, confortato, accettato. Si sente quasi come a casa sua, in una realtà amica.
Prima di frequentare il Friuli avevo in mente, come tanti altri, una sorta di stereotipo trasmesso dai grandi mezzi di comunicazione di massa e da alcune generiche e superficiali analisi sociologiche, spesso frutto di pigrizia mentale e di mancanza di approfondimento. Una sorta di cliché, di marchio semplificato che viene affisso a porzioni del territorio nazionale. Per esempio la Sicilia, la regione da cui provengo, viene percepita come tutta mafia e tutta arretratezza. Naturalmente non è così.
Il discorso è molto più complesso, molto diverso.
Il Nord Est, attraverso questi stereotipi, che ho scoperto totalmente falsi, è stato rappresentato come una terra che, avendo avuto un passaggio troppo brusco, troppo repentino da una condizione di arretratezza ad una di impetuoso sviluppo economico, sarebbe per questo impregnata essenzialmente di una materialità produttivistica e consumistica. Un connotato da civiltà dei bêz, per dirla in friulano;
perciò poco disposta alle ragioni della cultura, della conoscenza, dello studio, di tutto quello che costituisce insomma l'anima autentica di un popolo, il suo tessuto spirituale, che innerva e rafforza anche la sua materialità, anche la sua economia.
E invece ho trovato un Friuli profondamente diverso rispetto a quell'etichetta: una terra attenta, forse come pochissime altre realtà dell'Italia, alle tradizioni, alle radici, alla cultura, ad una dimensione partecipata e solidale del vivere sociale, con una forte carica di spiritualità.
E questo vale soprattutto per Rivignano, che oltre ad essere una cittadina accogliente, è una realtà che trovo viva, straordinariamente vitale. Mi ha sorpreso la molteplicità di fermenti che sgorgano dal corpo vivo della comunità, nascono tra la gente, che si mette assieme, dando vita ad un ricco associazionismo che opera nell'ambito dello sport, della musica, del teatro, della ricerca e del recupero delle tradizioni popolari, dell'arte. Tutte espressioni di una vivacità sociale che rappresenta l'altra faccia della medaglia della nostra società, la parte migliore sicuramente, quella che magari certa televisione non fa apparire, tesa com'è a privilegiare altri fenomeni, altri aspetti, altri valori, per lo più effimeri, volta a
rappresentare un mondo spesso finto, a dare spazio ad una cultura ridotta solo a spettacolo, a fenomeno commerciale e consumistico.
Vi ho scoperto poi un impegno giovanile che altrove non si ritrova, dissolto ormai nell'indifferenza di gran parte delle giovani generazioni. Sarà magari un'avanguardia, ma attiva ed incisiva, pronta ad offrire alla comunità il suo impegno, la sua intelligenza, il suo entusiasmo. Come Davide Rocchetto, come Claudio D'Alvise,per richiamarne alcuni. E il prezioso apporto di tanti adulti, come il maestro Comuzzi per citarne uno, un anziano ma vivace intellettuale che è ancora una risorsa per la sua collettività.
Un ultimo riferimento voglio farlo alla biblioteca comunale, che mi capita spesso di frequentare.
Purtroppo i giovani oggi sono orientati da un certo tipo di trasmissioni di quella cattiva maestra, per usare una felice definizione del filosofo Popper, che è diventata la televisione. Perlomeno la televisione dei nostri tempi, che ci propina tanti programmi-spazzatura e condiziona la vita, le idee dei giovani, influenza anche la stessa capacità di rapportarsi tra di loro.
Allora cercare di aiutarli a riscoprire il libro è importante. E le biblioteche cittadine, all'interno di un contesto più generale del sistema bibliotecario regionale, possono svolgere un ruolo fondamentale.
Bisognerebbe che le giovani generazioni, non solo loro naturalmente, cogliessero l'opportunità data da una biblioteca abbastanza fornita, com'è quella di Rivignano, e facessero delle buone letture per aggiungere questi stimoli culturali a quelli degli altri mezzi di informazione di massa, che vanno integrati per contenere e disinnescare alcuni momenti negativi che pure presentano.
E il progetto della costruzione a Rivignano di una nuova biblioteca, più grande e più attrezzata, è davvero una bella notizia. Essa può diventare un nuovo stimolo per l'ulteriore crescita di una comunità che a me già appare particolarmente viva e vitale.
Nino Casamento