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per una partecipazione qualificata
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 Informazione e cultura

per una partecipazione consapevole dei giovani

                alla vita pubblica                 

 

 di Nino Casamento


Intervento pronunciato  in occasione della conferenza 
delle consulte giovanili della provincia di Messina a Gioiosa Marea

 

SCARSA PARTECIPAZIONE DEI GIOVANI ALLA VITA POLITICA E AMMINISTRATIVA
· Il momento attuale fa registrare freddezza e disimpegno dei giovani non solo rispetto alla politica, ma anche alla partecipazione sul piano sociale, civico. Certo, c’è ancora voglia di volontariato, bisogno di aiutare gli altri. Il mondo cattolico, e non solo, esprime una miriade di iniziative che trovano i giovani protagonisti, ma la cosa pubblica non si avvale di un’adeguata partecipazione giovanile. La colpa è certamente degli adulti, è della politica, che raffredda entusiasmi e allontana le giovani generazioni. Essa oggi è diventata spettacolo che si consuma per la gran parte in televisione.
· La vecchia politica, quella dei miei tempi, aveva mille difetti, ma anche delle ottime cose che sono andate perse e che la rendevano sicuramente viva e partecipata: mi riferisco alle ideologie, che se pur potevano alimentare qualche volta fenomeni di estremismo, di radicalismo, persino di violenza,  infiammavano l’animo dei giovani e li spingevano ad interessarsi, a confrontarsi, a partecipare  nelle scuole, nelle piazze, dappertutto.
· E poi c’erano i partiti, che certamente, soprattutto nell’ultimo periodo della cosiddetta prima repubblica, erano diventati ingombranti, invasivi, dominavano la società, ma costituivano il luogo principe dell’informazione, dell’orientamento, del dibattito, del confronto, dell’elaborazione, della stessa  formazione e selezione della classe dirigente.
· Le consulte giovanili sono pertanto un’ottima cosa e bisogna incoraggiarle, estenderle, dar loro spazi e ruoli adeguati, soprattutto nelle piccole comunità, per vivificare la vita politica e consentire alle giovani generazioni di poter dare il proprio contributo alle scelte delle amministrazioni per migliorare la qualità della vita. D’altro canto i giovani non sono solo il futuro, ma anche il presente delle nostre comunità e bisogna che ne diventino i protagonisti, oltrechè i destinatari delle scelte.

CHE TIPO DI PARTECIPAZIONE OCCORRE
· Non parlerò certo della partecipazione tout court. L’hanno già fatto e lo faranno altri. Il mio contributo al confronto di oggi vuole essere diverso, allargare un po’ il campo.
Io non sono un politico, non lo sono più; svolgo attività di intellettuale e di scrittore e quindi tratterò alcuni aspetti culturali del problema. Mi soffermerò sulla necessità di una partecipazione consapevole, qualificata, ricca, matura, densa di idee, di approfondimento, di elaborazione.
· Una partecipazione di questo genere ci può essere solo se è alimentata dalla lettura, dall’informazione, dalla cultura, altrimenti rischia di restare vuota e sterile, solo di facciata. Dicevo che faccio lo scrittore. Mi sono a suo tempo dedicato alla politica per tanti anni, ma adesso il mio compito è quello di scrivere.  Per me lo scrivere rappresenta la nuova frontiera del mio impegno civile. Essendomi rimasto dentro  il bisogno di comunicare, di far circolare e trasmettere pensieri e idee, di confrontarle rapportandomi con gli altri, ho trovato nella scrittura lo strumento che mi consente di continuare l’ impegno culturale e civile.
· D’altro canto le tematiche che affronto nei miei romanzi sono tematiche di grande rilievo sociale: il problema dell‘ emigrazione nel primo, tema di grande attualità, e quello della guerra, del razzismo, della mafia nel secondo. Ho avuto occasione di partecipare a tanti incontri con gli adulti, ma anche con i giovani delle scuole, con enorme gratificazione. C’è stato sempre un importante interscambio di idee.

I GIOVANI LEGGONO POCO, MA NON È COLPA LORO.  
· E’ vero, in Italia, nel meridione soprattutto, si legge poco; leggono poco gli adulti e ancor meno i giovani, ma la colpa non è certo dei ragazzi, che sono figli del loro tempo e ne subiscono i condizionamenti. La mia generazione leggeva molto di più perché la televisione era ancora agli inizi e non invadeva le giornate con una programmazione così ampia e così differenziata; non c’era internet, non c’erano i telefonini, non c’erano insomma i mezzi di comunicazione e di svago che ci sono oggi. Il libro pertanto era, possiamo dire, l’unico strumento  di informazione o anche solo di intrattenimento.

PROGRESSO SOLO MATERIALE
· La società di oggi in termini materiali, di benessere economico, ha fatto passi da gigante. I vostri nonni hanno vissuto i tempi della guerra, dell’immediato dopoguerra: hanno patito miseria, fame, arretratezza. Dal punto di vista del benessere, dello sviluppo economico abbiamo fatti immensi progressi, ma dal punto di vista spirituale c’è stata una forte decadenza. Dobbiamo invertire questo rapporto. Un paese non può vivere solo pensando a riempire la pancia dei suoi abitanti. Senza cuore, senza testa l’organismo non può vivere, deve camminare con entrambe le gambe, svilupparsi armonicamente.
· Dobbiamo perciò ritrovare la nostra spiritualità, i nostri valori, dobbiamo recuperare tutto quello che ha fatto grandi le comunità precedenti, anche quando si era poveri, ma ricchi dentro. E per fare questo dobbiamo puntare sulla cultura. Dobbiamo impegnarci tutti.
In estrema sintesi, la nostra è una società che ci dà molto, diciamo pure troppo, da un punto di vista tecnologico e materiale, ma che si è purtroppo impoverita fortemente dal punto di vista delle motivazioni, dei valori, della spiritualità.

LE GRANDI POTENZIALITA’ TECNOLOGICHE SONO USATE MALE
· Sarebbe senza dubbio una grande cosa se si utilizzassero in modo corretto e consapevole le grandi opportunità dei nostri tempi.
 Ma, come scriveva tempo fa Francesco Alberoni, questa è diventata l’epoca del pensiero frantumato. Lo zapping consente di saltellare di qua e di là, senza soffermarsi su niente, allettati dalla piacevolezza, dalla leggerezza, dal disimpegno e così si perde l’esercizio dell’applicazione, l’abitudine alla concentrazione ed allo sviluppo dei processi logici. E’ come dare a un adulto cibi omogeneizzati, che non necessitano di digestione.  L’organismo pian piano  si disabitua agli alimenti più complessi, non è più in grado di affrontare pasti completi e deperisce. Come per il fisico, così è per l’anima e per la mente. E  la  società si impoverisce e traligna.

PER L’UOMO E’ FONDAMENTALE L’ALIMENTAZIONE CULTURALE
· Diceva il filosofo Fuerbach: “L’uomo è ciò che mangia”. E’ così. L’alimentazione determina lo stato di salute ed è spesso causa di patologie per l’individuo. Se questo vale per il corpo, a maggior ragione varrà per la mente, per lo spirito. Se l’alimentazione, soprattutto per le giovani generazioni è costituita dagli stimoli di violenza, di superficialità, d’ incultura, di volgarità, di mancanza di rispetto, il danno è evidente.

L’ INFLUENZA NEGATIVA DELLA TELEVISIONE.
· Le giovani generazioni oggi vivono in una situazione in cui non ci sono riferimenti, come dicevano prima altri, in cui c’è una caduta verticale di valori, in cui si propone loro un mondo spesso luccicante e finto, promosso e favorito da un brutto uso della televisione. E’ il caso di richiamare  l’espressione del filosofo Popper, che la definiva “cattiva maestra”. Una società evoluta del mondo occidentale come quella italiana non può permettersi di avere questa televisione. Deve cercare di migliorare questo importante strumento capace di incidere e di fare maturare idealità, orientamenti qualificati. Oggi esso appare avvilito se non imbarbarito in una dimensione che oscilla, come una sorta di pendolo malefico, tra la violenza e la stupidaggine. E così la nostra società si impoverisce e traligna.

LA LETTURA COME ANTIDOTO
· Chi è che dovrebbe allora fare argine, fare barriera contro il piano inclinato di questo pessimo uso della televisione? Sicuramente la scuola, la famiglia, le istituzioni, specie quelle locali. C’è un lavoro di ricostruzione dal basso che bisogna fare. Ecco perché sono necessari questi momenti di incontro, è necessaria la promozione del libro. La televisione colpisce, schiaccia con la forza, con la prepotenza della sua efficacia visiva, ma spesso non permette di riflettere, piuttosto soggioga, condiziona. Il libro invece consente ad ognuno di essere partecipe, di approfondire e di riflettere. Per dirla con un’espressione in voga, è lo strumento più interattivo che esista. Ecco perché occorre stimolare la lettura, favorire il confronto.
· Ma anche gli scrittori  devono fare la loro parte, combinando la profondità del contenuto, il valore del messaggio con la levità e la chiarezza della scrittura. Quante volte ci è capitato di iniziare a leggere un libro e di non aver trovato la voglia di andare avanti? Ci sono libri, anche di autori che vanno per la maggiore, che non prendono, non coinvolgono, non avvincono. Molti scrivono per sé stessi o per i critici, dimenticandosi del destinatario dell’opera. Io provo una grande soddisfazione quando i miei lettori, specie quelli non particolarmente acculturati, mi dicono che hanno letto d’un fiato il mio libro, l’hanno divorato. Vuol dire che hanno provato interesse.

IL VALORE DELLA LETTURA.
· Credo che il rilancio della lettura sia il fondamento  dell’impegno culturale di una società che non voglia rassegnarsi allo scivolamento già in atto verso il degrado culturale.
Bisogna riconoscere l’utilità e il valore della lettura per la conoscenza e la formazione, specie delle giovani generazioni, anche per contrastare la pericolosa deriva dei mezzi di comunicazione di massa, in special modo della televisione, responsabile per buona parte del degrado della nostra società.  

· Alcuni si chiedono: il libro ha un futuro?
Io dico di si. La televisione  - dicevamo -  ti schiaccia con la forza delle immagini e ti impone i suoi tempi. In una parola ti soggioga, ti condiziona, ti rende passivo. Il libro è di chi lo legge, perché il lettore partecipa assieme all’autore. Ci mette sempre qualcosa di suo e questo stimola la fantasia, la creatività, LA RIFLESSIONE. Il libro é perciò lo strumento più personale, quello che si adatta ai tempi e ai modi di fruizione che ognuno vuole, quello più adatto a far riflettere, ad analizzare, perché su ogni frase si può ritornare.
· “Senza la parola, senza la scrittura dei libri, non c’è storia, non c’è il concetto di umanità” diceva Hermann Hesse.
E Claudio Magris: “Leggere è una delle espressioni più formative e creative per l’uomo e per la collettività, quindi per la civiltà di un popolo”. E aggiungeva: “leggere è più importante che scrivere. Se per 10 anni in Italia non si scrivesse un libro non succederebbe niente di grave, ma se nessuno prendesse in mano un libro, la caduta, umana prima ancora che intellettuale,  sarebbe rovinosa”. E il grande scrittore Borges sosteneva  che il suo vanto non stava nei pur numerosi libri che aveva scritto, ma in quelli che aveva letto.

RECUPERARE IL VALORE DELLA CULTURA.
· Una realtà in cui si affermano i valori della cultura è una realtà che sicuramente è destinata a progredire. Senza cultura non ci può essere possibilità di un autentico sviluppo; ci può essere pure sviluppo, ma che si limita al puro egoismo, all’interesse personale, alla ricerca della semplice materialità. Non ci può essere una crescita solidale e partecipata di una comunità che ambisca a raggiungere traguardi che investono l’anima, la crescita complessiva del corpo sociale.
· E, visto che siamo qui a Gioiosa, una città a grande vocazione turistica, vorrei aggiungere che neppure il turismo si può sviluppare adeguatamente se non eleviamo il livello culturale di queste nostre realtà. Il rapporto con gli altri, con quelli che vengono a visitarci, la stessa difesa, la valorizzazione del nostro territorio, il rapporto con la natura, con le cose belle, con le nostre tradizioni può avvenire solo se c’è un elevamento culturale.
· La cultura non consente soltanto di vivere bene, ma consente anche lo sviluppo economico, il progresso di una comunità. Credo avesse ragione il grande filosofo Aristotele quando diceva: “gli uomini colti rispetto agli uomini incolti sono come i vivi rispetto ai morti”.

CAMBIARE LA MENTALITÀ PER RISCATTARE LA SICILIA
· C’è un bel libro dello scrittore siciliano Alfio Caruso, che ha per titolo “Perchè non possiamo non dirci mafiosi”  nel quale sintetizza la mentalità prevalente nella grande maggioranza dei siciliani e che rappresenta un grande ostacolo allo sviluppo della nostra terra. In un passo la descrive così: “ Noi siciliani siamo attratti da coloro che si fanno beffe della legge; che baciano la mano ai preti; che rubano danaro pubblico; che versano un obolo generoso in chiesa; che non pagano le tasse; che si commuovono guardando Titanic; che passano agli incroci con il rosso; che giudicano minchioni e farabutti quanti non sono come loro”.
E conclude: “Che senso ha sentirsi i più intelligenti del mondo per vivere come i più scemi?”

IMPEGNO DEI GIOVANI PER MIGLIORARE IL MONDO.
· Non bisogna rassegnarsi. Occorre tutto l’impegno  dei giovani per migliorare il mondo. E’ un compito vostro. Per farlo bisogna conoscere, essere consapevoli, impegnarsi, sconfiggere l’ignoranza. Si può fare. Dipende da voi. Spetta a voi giovani modificare la mentalità, spendere il vostro entusiasmo, dare il vostro contributo per il riscatto della nostra terra, che ha avuto dalla natura grandi risorse, ma che l’uomo non ha saputo sfruttare.
· Per far questo dovete utilizzare tutti gli stimoli che servono per arricchire le vostre conoscenze, per arricchire la vostra personalità, studiando, leggendo, impegnandovi, perché l’uomo che non sa resta ignorante e l’ignoranza è causa del degrado e della degenerazione di una società. Ragazzi, il mondo di domani sarà quello che voi saprete costruire.




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