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nel paese dello scrittore
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Presentazione del libro "Il nome nemico"


Salone centro culturale


Montagnareale 21 gennaio 2006

 

 

SINTESI DEGLI INTERVENTI

 

Nino Sidoti (Sindaco di Montagnareale):
Porgo a tutti gli intervenuti il saluto dell'Amministrazione comunale e voglio esprimere la mia gioia nel vedere questo salone impegnato in manifestazioni culturali.
A Nino Casamento mi legano molti ricordi. Innanzitutto quelli calcistici, teatrali, ma poi i nostri rapporti politici fatti di confronti, di battaglie. Con franchezza voglio dire che se all'epoca fossimo stati più prudenti le cose per il nostro paese avrebbero potuto avere uno sviluppo diverso. Forse senza contrapposizioni, con maggiore compattezza, con l'apporto e  la collaborazione di tutti, Montagnareale avrebbe avuto quel progresso armonioso e partecipato che le è mancato. Noi stiamo lavorando molto per il paese puntando innanzitutto al suo sviluppo culturale. Stiamo investendo parecchio sui bambini, sui giovani, sulla scuola. Riteniamo che i libri siano importanti. Dobbiamo stimolare i bambini ed i giovani a leggere, ma questo non basta. Dobbiamo far capire che cos'è la vita. Tocca, oltre che a noi, agli insegnanti, ai genitori far capire come devono comportarsi nella vita, cosa succederà domani.
Voglio ringraziare il prof. Casamento. E' un uomo che, prima di fare, vuol essere. Non si è mai fermato. Dopo la conclusione della sua attività di insegnante si è dato alla scrittura, è andato avanti e questo è un importante esempio per i giovani. Ho detto altre volte che le strade servono per transitare, non per sostare e Nino Casamento ha continuato a camminare, senza fermarsi perché sta portando avanti con i suoi scritti un importante progetto culturale. E' un onore e un vanto per il nostro paese quello che fa e quello che farà ancora. In conclusione voglio confermare tutta la mia disponibilità a sostenere le sue iniziative e altre che possano far crescere il nostro paese.

Giovanni Salemi (presidente Associazione nazionale librai):
L'anno scorso proprio in questa sala abbiamo presentato il primo libro di Nino Casamento. Era un omaggio a Montagnareale, il recupero della memoria del nostro paese. Un libro importante.
Questo secondo libro, come si conviene e come uno scrittore di spessore di solito fa, allarga l'orizzonte, va oltre i confini dell'Italia. Questo infatti è un libro ambientato nell'ex Jugoslavia; segue un filo logico e due strade che s'incontrano. Ci sono due personaggi: uno vittima della guerra, l'altro, una donna, una nostra conterranea, di Tortorici, vittima della mafia. Queste due persone, questi due naufraghi come li definisce l'autore, s'incontrano in un paese del Friuli e si raccontano le loro drammaticheavventure. L'uomo descrive la guerra che ha vissuto. E devo dire che Casamento  descrive le vicende in maniera puntuale e precisa. Questa è una capacità che ho sempre apprezzato in lui, la capacità di riassumere in poche righe. Anche se questo non è un libro storico, è un romanzo. c'è una descrizione molto articolata e profonda, ma trattata in modo sintetico e chiaro. E' un libro fatto veramente bene.
C'è un punto che Nino descrive in modo straordinario, con grande sensibilità, ed è l'incontro del giovane protagonista col padre, che non vedeva ormai da anni, da quando aveva lasciato la famiglia. Ma preferirei che Pippo Molica leggesse questa pagina. (Segue lettura del brano).
Voglio fare qualche considerazione sul libro prima e sullo scrittore dopo. Ho già detto che è davvero un buon libro. Nino Casamento mi ha favorevolmente sorpreso. Avrà sicuramente un grosso successo, anche perché è stato pubblicato da Gangemi, che è una buona, una robusta casa editrice che opera a livello nazionale e quindi farà circolare il libro in tutta l'Italia. E' un'opera che merita, come del resto avete capito dalla lettura dei brani eseguita in maniera magistrale dall'amico Molica. E' un libro chiaro, com'è nello stile di Nino, un libro pulito, semplice. Affronta situazioni drammatiche, ma Nino riesce ad essere anche in queste circostanze sobrio e delicato. E' così bravo nelle descrizioni che io lo definirei uno scrittore paesaggistico perché riesce a descrivere situazioni, luoghi, paesaggi in modo davvero straordinario.
Voglio concludere dicendo qualcosa sul rapporto tra Nino e Montagnareale. Nino ha avuto il grande merito di essere stato il primo a dare un contributo culturale al paese. Io spero che questo contributo serva per far crescere culturalmente il paese, perché dove non c'è cultura non c'è progresso.
Io sono rimasto molto legato a Montagnareale e sono addolorato nel vederla regredire. Non so quali siano le ragioni, ma dobbiamo riflettere su quello che avviene e su questo sforzo che Nino Casamento fa. Dobbiamo saper valorizzare di più Nino Casamento e tutte le intelligenze che ci sono in questo paese. Mi pare che stia facendo pericolosi passi indietro. Intelligenze come quella di Nino vanno valorizzate perché servono alla comunità, vanno utilizzate.

Pippo Donzelli:
Nino Casamento riesce a toccare le note del nostro animo più dolorose. Con le sue descrizioni ci fa veramente soffrire, ci fa partecipare al dolore, all'ansia dei protagonisti. Ma il lavoro di Nino Casamento è soprattutto un inno contro la guerra, un inno contro la mafia. Ed io lo ringrazio perché riesce ad esprimersi in questa maniera veramente coinvolgente. Concordo col Sindaco quando invita gli educatori, ma anche noi padri, noi nonni a far capire ai giovani i veri valori della vita. E a proposito della Provvidenza, richiamata in un passaggio del libro, voglio dire che l'uomo è malvagio e la guerra è il frutto di questa malvagità, come la mafia è il frutto della cattiveria umana,  ma grazie a Dio c'è una forza superiore che ci guida, che ci fa capire, ci illumina la strada.

Nunziato Adornetto (dirigente scolastico):
Ho cominciato a leggere il libro di Nino Casamento e così come per il primo sto apprezzando la sua chiarezza espositiva, la precisione nel descrivere i fatti. Dalle letture che abbiamo ascoltato ho anche capito che la seconda parte è ancora più interessante della prima, perché oltre alla guerra tratta anche della mafia. Tra i tanti libri che mi capita di leggere, anche di grandi autori, devo dire che questo mi sembra tra i più interessanti e più chiari. Mi devo perciò complimentare con Nino Casamento, al quale auguro un meritato successo. Propongo anzi al mio collega dirigente di prodigarsi perché questo libro sia adottato come testo di narrativa nelle nostre scuole, perché può trasmettere ai giovani tanti valori positivi.

Tamara Caruso

Mi ha colpita la presentazione di un libro che mostra di essere diverso -- forse troppo -- rispetto al primo, benchè lo scarto di tempo che li separa sia relativamente breve. In che senso diverso? Fermo restando che le cosiddette "svolte" del pensiero autorale non sono mai assolute ed il nuovo trattiene del vecchio, del precedente, più di quello che comunemente si è portati a credere; premesso, quindi, che la svolta è sempre da intendere anche nella continuità e che, almeno nel caso specifico, forse è persino improprio parlare di svolta, la domanda è piuttosto: in che direzione si è evoluta la produzione letteraria di Nino Casamento?
    Io ho letto il primo libro, ma non il secondo. Ho però evinto alcune informazioni emerse dalla presentazione. Ad esempio è stato detto che l'attenzione meticolosa per il dettaglio è maturata fino a sfociare in una dimensione paesaggistica. Ulteriore momento di continuità mi è parso a ragione rinvenibile nella volontà di recupero della nostra tradizione, della nostra storia ed è questo secondo fattore che poi tra l'altro concorre ad impreziosire (fornendo un contenuto) il paesaggio cangiante (i paesaggi?) che pagina dopo pagina lo scrittore ha creato per il lettore. Epperò è un'altra la cosa che ha attirato la mia attenzione. La novità sembra essere una precisa scelta di fondo, che laddove fosse stata realmente (consapevolmente) compiuta, indicherebbe una maturazione intellettuale e perciò anche umana.
    Si sa, perchè si è saputo presto, che il primo libro ri-costruiva una storia vera; il secondo sembra avere avuto meno bisogno di poggiare sul vissuto intimo di qualcuno. Questa emancipazione, questa maggiore autonomia dell'autore rispetto al personaggio (a tutto vantaggio della persona) -- dalla quale solo nella biografia (dichiarata) è lecito prescindere -- non è indice di una maggiore sensibilità per il reale, per gli uomini che incontriamo e dal cui contatto pure ci lasciamo ispirare? Io sul momento ho voluto quasi crederlo per una ragione che ora dirò, riuscendo forse così a tornare  alla domanda iniziale: se è vero che lo scrivere ha una funzione liberatoria e corrisponde ad un bisogno dell'animo di alcuni uomini di profondersi in un dire che trova in questo fare una possibilità -- spesso l'unica -- per comunicare al mondo la propria "esperienza vissuta", quanto la "conquistata" finzione letteraria  è indice nel libro dell'instaurarsi di un rapporto con la realtà più profondo, più originario e vero da parte del suo Autore?  Non le nasconderò neppure l'assunto di fondo di questa domanda: premesso che non si scrive se non per bisogno, ma che se lo si fa una seconda volta ciò avviene perchè quel bisogno ha trovato una risposta, se tale risposta non proviene solo dagli stati interiori, ma prima di tutto dalla realtà, allora una ulteriore scrittura è il frutto dell'essersi posti all'ascolto di quest'ultima...ed è questa la scrittura di cui abbiamo bisogno.

Nino Casamento:
Io non parlerò del libro. E' stato fatto ampiamente da tutti gli intervenuti. Voglio invece fare alcune considerazioni, accogliere le sollecitazioni che mi sono state fatte, rispondere alle domande che mi sono state poste. Ma prima desidero fare dei ringraziamenti. Voglio ringraziare in modo particolare il Sindaco per la grande disponibilità, l'attenzione e la promozione assicurata a questa iniziativa culturale. E tutta l'Amministrazione comunale. Poi gli amici che sono qui, Giovanni, Pippo e tutti voi, quelli che avete parlato e quelli che avete ascoltato. Ho visto con quanto interesse, con quanta partecipazione siete rimasti qui questo sabato sera sino a quest'ora.
Non parlo del libro, dicevo, ma voglio soffermarmi sul valore della cultura, richiamato prima dal Sindaco, ma anche da Giovanni Salemi, da Tamara Caruso e da Pippo Donzelli. Un valore  che oggi a livello complessivo, a livello nazionale sconta un certo disinteresse. A Montagnareale si sta facendo uno sforzo importante, di cui va dato atto all'amministrazione comunale e alla cittadinanza, che deve essere sempre più coinvolta e partecipe. Sono d'accordo con chi ha sostenuto che qui ci sono tante energie. Alcune si sono manifestate questa sera, ma ce ne sono tante altre che si possono esprimere nel campo della cultura, in quello dell'arte, della socialità, che possono dare un contributo a far progredire ulteriormente questo paese. Perché una realtà in cui si affermano i valori della cultura è una realtà che sicuramente è destinata a progredire. Senza cultura non ci può essere possibilità di un autentico sviluppo, ci può essere una sorta di sviluppo materiale, ma che spesso si limita al puro egoismo, all'interesse personale, alla ricerca della semplice materialità. Non ci può essere una crescita solidale e partecipata di una comunità che ambisca a raggiungere traguardi che investono l'anima, la crescita complessiva del corpo sociale. Bisogna incoraggiare quindi lo sforzo che sta facendo l'amministrazione comunale. Sono venuti tanti personaggi del mondo della cultura e altri ne verranno, tante iniziative sono state fatte, tanto incoraggiamento è stato dato ai giovani, alle associazioni culturali che si stanno impegnando per cercare di movimentare, di vivacizzare culturalmente questa nostra comunità. Quest'impegno è una cosa importante, che va incoraggiata. Qualcosa vorrei dire poi sulle scuole. Io sono d'accordo con Pippo Donzelli. La scuola deve fare di più. Io ho presentato il mio precedente libro in diverse scuole e devo dire che la più grossa soddisfazione l'ho avuta proprio lì, in alcuni licei, in alcune scuole superiori del nostro territorio. Vedere i giovani che leggono le cose che tu hai scritto, che commentano, che fanno domande nell'incontro con l'autore è davvero una grossa soddisfazione.
Le giovani generazioni oggi vivono in una situazione in cui non ci sono riferimenti, come dicevano prima altri, in cui c'è una caduta verticale di valori, in cui si propone loro un mondo spesso luccicante e finto promosso e favorito da un brutto uso della televisione. E' il caso di richiamare  l'espressione del filosofo Popper, che la definiva "cattiva maestra". Una società evoluta del mondo occidentale come quella italiana non può permettersi di avere questa televisione. Deve cercare di migliorare questo importante strumento capace di incidere e di fare maturare idealità, orientamenti qualificati, che oggi appare avvilito se non imbarbarito in una dimensione che oscilla, come una sorta di pendolo malefico, tra la violenza e la stupidaggine. E così la nostra società si impoverisce e traligna.
Chi è che dovrebbe allora fare argine, fare barriera contro il piano inclinato di questo pessimo uso della televisione? Sicuramente la scuola, la famiglia, le istituzioni, specie quelle locali. C'è un lavoro di ricostruzione dal basso che bisogna fare. Ecco perché sono necessari questi momenti di incontro, è necessaria la promozione del libro. La televisione colpisce, schiaccia con la forza, con la prepotenza della sua efficacia visiva, ma spesso non permette di riflettere, piuttosto soggioga, condiziona. Il libro invece consente ad ognuno di essere partecipe, di immaginarsi le scene, di rivivere le proprie emozioni. Per dirla con un'espressione in voga, è lo strumento più interattivo che esista. Ecco perché occorre stimolare la lettura, favorire il confronto.
In questo momento, presidente Salemi, si sta svolgendo a Mantova, ripreso dall'America, un grande esperimento. Un'intera città, come abbiamo appreso dai giornali, in questa settimana è impegnata a leggere un libro, tutti un solo libro. L'Amministrazione comunale ha distribuito 20.000 copie di un testo di narrativa. Si legge dappertutto e dappertutto ci si confronta, si discute, si recupera il rapporto con gli altri, sulle base di sollecitazioni comuni. Si sviluppa insomma quel rapporto con la realtà di cui parlava la dottoressa Tamara Caruso, che avevo già avuto modo di ascoltare e apprezzare nell'intervento ad un interessante convegno rivolto ai giovani, organizzato dall'Amministrazione comunale l'anno scorso. E lì è stata confermata la mia convinzione che Montagnareale ha delle potenzialità.
Credo, caro Sindaco, che le risorse ci sono e  la grossa volontà,  il grosso sforzo che tu fai, se rapportato a tutte le potenzialità del territorio che possono essere espresse, davvero può dare buoni frutti, può far superare quei momenti di scoraggiamento che a volte proviamo quando vediamo che la comunità non risponde a quelle sollecitazioni e a quelle iniziative. Le risorse quindi ci sono. Vorrei ricordare che abbiamo altri scrittori che hanno prodotto libri di rilievo non soltanto locale, ma regionale e persino nazionale. Mi riferisco a Franco Serraino, a Paolo Aragona. Sono segni di vitalità di questa nostra realtà. E allora, come diceva Salemi, utilizziamole  queste risorse.
Abbiamo qui Pippo Molica, che sarebbe sicuramente disponibile a dare vita ad una serata dedicata al dialetto. In questo campo è un vero maestro, capace di far rivivere questo grande strumento della nostra tradizione che si va sempre più perdendo, come diceva Buttitta in una bellissima poesia. Il dialetto è la nostra storia, la nostra tradizione, la nostra identità, ma esso rischia di essere soffocato in questa globalizzazione indistinta che appiattisce tutto in un linguaggio senza radici. Recuperare il dialetto significa anche recuperare la nostra cultura. E' un'esperienza che qualche anno fa abbiamo fatto a Patti in una serata straordinaria. Abbiamo capito quante parole si sono perse, si stanno perdendo. Gli anziani possono, in un rapporto fruttuoso, consentire ai giovani di recuperare pezzi della nostra storia attraverso l'uso del linguaggio che è la prima espressione dell'identità dell'uomo.
Ci sono poi tante altre persone che possono dare un contributo importante. Abbiamo pittori, attori, artisti, che possiamo mettere assieme per fare in modo che Montagnareale, attraverso il recupero della dimensione culturale, possa migliorare, possa superare quegli steccati che la comprimono e la soffocano, recuperare il rapporto tra la sua gente e soprattutto aprire il paese agli altri, a quelli che vengono da fuori. Non possiamo fare turismo se non eleviamo il livello culturale di queste nostre realtà, perché altrimenti il rapporto con gli altri, con quelli che vengono, la stessa difesa, la valorizzazione del nostro territorio, il rapporto con la natura, con le cose belle, con le nostre tradizioni può avvenire se c'è un elevamento culturale.
Credo che questo impegno dell'Amministrazione comunale è importante, ma bisogna calibrarlo ancora di più, mirarlo, finalizzarlo meglio, perché la cultura non consente soltanto di vivere bene, ma consente anche lo sviluppo economico, il progresso di una comunità. Credo avesse ragione il grande filosofo Aristotele quando diceva: "gli uomini colti rispetto agli uomini incolti sono come i vivi rispetto ai morti". Una bellissima espressione.
La società di oggi in termini materiali, di benessere economico, ha fatto passi da gigante. Giovanni ricordava i tempi della guerra, dell'immediato dopoguerra: miseria, fame, arretratezza. Dal punto di vista del benessere, dello sviluppo economico abbiamo fatti immensi progressi, ma dal punto di vista spirituale c'è stata una forte decadenza. Dobbiamo invertire questo rapporto. Un paese non può vivere solo pensando a riempire la pancia dei suoi abitanti. Senza cuore, senza testa l'organismo non può vivere, deve camminare con entrambe le gambe, svilupparsi armonicamente. Dobbiamo perciò recuperare la nostra spiritualità, i nostri valori, dobbiamo recuperare tutto quello che ha fatto grandi le comunità precedenti, anche quando si era poveri, ma ricchi dentro. E per fare questo dobbiamo puntare sulla cultura. Dobbiamo impegnarci tutti.
Concludo dicendo che sono davvero contento di essere stato qui questa sera, di avere avuto questo pubblico così attento. Vi ringrazio tutti per la vostra partecipazione e per il vostro affetto.


Nelle foto, da sinistra verso destra:

1. al tavolo: l'attore Pippo Molica, Nino Casamento, il presidente dell'associazione nazionale librai Giovanni Salemi, il sindaco di Montagnareale Nino Sidoti - 2. 3. l'intervento del sindaco - 4. la lettura di alcuni brani del libro, ad opera di Pippo Molica - 5. l'intervento di Giovanni Salemi - 6. l'intervento dello scrittore - 7. l'intervento del dirigente scolastico Nunziato Adornetto - 8. l'intervento del dottor Pippo Donzelli - 9. l'intervento della dott.ssa Tamara Caruso



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