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le riflessioni di una psicologa
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nella foto la d.ssa Maria Teresa Maiorana

 

Tormento e riscatto

Vorrei manifestare il mio compiacimento per questo nuovo lavoro letterario di Nino Casamento, carico di riflessioni e profondi contenuti.
Lo stile semplice ma deciso, fluente ed a tratti incalzante, non contrasta con la delicatezza e l'estrema sensibilità con cui si affronta  il doloroso argomento della perdita degli affetti più cari : del padre, della bambina, di Tito che  teneva legate le etnie, degli amici.
Per non parlare della perdita della propria terra e di quella minaccia più cruenta, più fragile e più sottile della perdita dell'identità. La non appartenenza ad una terra,  ad una cultura, conduce  ad una "dispersione d'identità" (Kermberg).
Nel racconto emerge e coinvolge il lettore l'impatto traumatico della guerra, gli aspetti disumani della violenza, l'annullamento dei sentimenti, delle emozioni e della dignità.
Seppure la psicoanalisi winnicottiana affermi che quando ci sono "vuoti interni" c'è deprivazione affettiva ed incapacità ad investire, Franjo, il protagonista, cerca altrove le valenze affettive perdute; c'è sempre la nostalgia dell' "oggetto buono" e la capacità di reinvestire nell'altro.
Queste sono le risorse  attraverso cui egli ritrova la propria terra, l'amore, la speranza.
Sembra che l'Autore voglia identificare " l'oggetto buono" con l' appartenenza alla propria terra che, quando viene lacerata, provoca la frammentazione del proprio Sé.
Laddove esiste una parte sana del proprio Sé, c'è un recupero  che si concretizza solo con la possibilità di reinvestire;  può così risollevarsi, ricominciare e proiettarsi verso il futuro.
Credo che Franjo debba molto all'Autore, poiché quando un affetto o una semplice traccia nella memoria vengono rappresentati con un eco di  psichismo, solo allora, direbbe Freud,  c'è una "elaborazione" con un superamento del vuoto esistenziale.
Mi piace  pensare che la seconda parte del libro faccia parte del mondo "proiettivo" dell'Autore, che vorrebbe identificare quale "oggetto buono" una terra come la Sicilia, che può arrivare a scacciarti, ma  può farsi ritrovare  nel suo abito verde della speranza. Io stessa, che ho vissuto in questa arsa ed amata terra, rimarrei perplessa se l'Autore volesse farmi accettare fino in fondo tali fiduciosi messaggi. Una terra che vive nell'oblio, nella paura e nel silenzio, che fa fatica a riscattarsi.
Accogliere il libro come uno spunto di analisi e di attivazione di contenuti suscita in me una sorta di  "controtransfert" che attiva nel terapeuta ricordi dolorosi mai definiti e conclusi.
La salvezza è, come lo scrittore stesso ci dimostra, l'Arte.
La Terra, il muro di silenzio, possono essere riscattati attraverso l'espressione artistica, le riflessioni su ciò che è stato scritto e si scrive, nella libertà dei pensieri, nelle parole, nella poesia, in tutto ciò che provoca emozioni interiori: un dipinto, un colore, una fotografia.
Il tormento dell'Autore coglie sempre un riscatto ed insieme all'uomo, allo scrittore, ritroviamo la Speranza che non tutto è perduto e che esiste ancora  la possibilità di essere Veramente Liberi.

 

                                                                             Maria Teresa Maiorana

 

                                                                         
                                              






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