Nella foto, da sinistra: Mario Turello ( critico del Messaggero veneto), Maurizio Calderari( presidente dell'assoc. Sicilia - Friuli), Nino Casamento ( l'autore del libro).
Recensione sul Messaggero Veneto - 30 Marzo 2007
Il Friuli come luogo dell’accoglienza
UDINE. Questo pomeriggio alle 18,alla libreria udinese
Librincentro di via Viola, Mario Turello presenterà
Il nuovo romanzo di Nino Casamento, Il nome nemico,
edito da Gangemi. L’incontro è stato organizzato
dall’Associazione culturale Sicilia – Friuli Venezia Giulia.
di MARIO TURELLO
Siciliano di nascita, Nino Casamento è uomo di multiforme ingegno, e impegno: laureato in lettere moderne, ha cominciato la sua carriera scolastica in Piemonte; rientrato a Messina, ha affiancato all’insegnamento un’intensa attività politica, ricoprendo ruoli di rilievo a vari livelli istituzionali; come pubblicista, ha fondato periodici culturali, ha collaborato coi maggiori quotidiani della Sicilia, e ha al suo attivo diverse pubblicazioni di carattere culturale e turistico. Nel 2004 ha esordito come narratore con L’albero dei torti, un romanzo su “insidie e delusioni nella vita di un emigrante”, che certo attinge alle esperienze dell’autore stesso e della sua terra, ma nel suo empito civile e umano le investe di una pietas che abbraccia le sofferenze di tutti gli sradicamenti, di tutte le nostalgie.
Questo abbraccio si fa più largo, più fraterno nel nuovo romanzo, Il nome nemico (Gangemi, 142 pagine - 14,00 euro), che Casamento ambienta in Friuli, al quale è legato da affetti profondi. O meglio, il Friuli è approdo e nuova patria di due esistenze travagliate: luogo dell’accoglienza, dell’amore rinato, della riacquistata speranza. Speranza di ritorni: ai luoghi dell’anima, ma soprattutto alla vita vera, benigna, riappacificata.
Narrazione nitida, scorrevole, quella di Casamento, che all’interno di una strutturazione sobria è capace di accorgimenti molto efficaci; si equilibrano e si potenziano a vicenda, per esempio, il lungo duplice flashback sulle vicissitudini dei due protagonisti e la cornice nella Bassa friulana: l’immediato preannuncio di uno scioglimento felice ci dice come prema all’autore il messaggio positivo piuttosto che la tensione dell’intreccio. E nondimeno anche lo sviluppo lineare del racconto viene a volte animato da deroghe alla sequenza cronologica dei fatti: anche questo con molta misura. Le due storie (dirò tra poco, finalmente, di chi) avrebbero potuto essere intervallate, con sviluppo uguale, e invece si intersecano solo in un momento cruciale, creando sospensione e attesa. Né mancano, a coronamento di un’adesione realistica ai fatti, invenzioni dal forte valore simbolico: il falò finale, sulle acque dello Stella, rappresenta il momento della palingenesi e, mentre illumina l’inizio di un nuovo amore, promette la riconciliazione con la terra d’origine: prossima, e narrata, quella di Silvana; più lontana, sperata, quella di Franjo. Ed eccoli citati, i due eroi del romanzo. Si conoscono, li conosciamo, provati entrambi da sorti severe, a Rivignano: lui profugo bosniaco, scampato alla guerra che ha dilaniato la Jugoslavia; lei siciliana, in fuga da altri orrori, quelli della mafia. Due solitudini, due grumi di dolore, troveranno nell’amore la forza di ricominciare a vivere.
Sono le loro storie a occupare la maggior parte del libro: più estesa, più complessa quella di Franjo; più breve, più semplice, non meno terribile quella di Silvana. Vite su cui s’è accanita la sorte, ma soprattutto la malvagità degli uomini: la guerra, il crimine. Se forte è la compassione di Casamento per il dolore che è misterioso retaggio creaturale (la malattia, le disgrazie, la morte), più forte è il ripudio morale per il male che nasce dall’odio, dalla sopraffazione, dalla violenza; lo si avverte dal ritmo stesso del racconto, assai più disteso e tortuoso e preciso nel seguire le peripezie di Franjo dovute al conflitto che non le vicissitudini giovanili: più insopportabile è il male che l’uomo infligge all’uomo. E a dirne l’orrenda assurdità è l’episodio da cui il romanzo riceve il titolo Il nome nemico: Franjo paga con il campo di concentramento, e di conseguenza con la perdita di moglie e figli, il fatto (come chiamarlo colpa?) di portare lo stesso nome del presidente della Croazia: orribile tranfert di odio cieco, insano, gratuito. Ad analoghe osservazioni si presta la storia di Silvana, ma basti quanto detto delle ragioni della sua profuganza.
Ancor più limpida è la lingua che Casamento adatta a così drammatici contenuti, e a così civili intenti: elegante ma non ricercata; risentita, quando necessario, ma non enfatica; accessibile a ogni lettore, ma senza facili accomodamenti. Pochi i momenti lirici, o idillici, ma intensi. Insomma, un’opera di nobile concezione e di compiuta fattura.