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La politica oggi
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Pensavo di non votare


26 febbraio 2008


Si, è così: per la prima volta nella mia vita avevo preso in considerazione l'idea di non votare. Il disgusto per il sistema politico aveva raggiunto un livello di insopportabilità. Un amico mi aveva regalato il libro "La casta" di Rizzo e Stella. Dopo i primi tre-quattro capitoli non ero riuscito ad andare avanti. Temevo mi venisse l'ulcera. Io sono ancora capace di indignarmi, a differenza di tanti che sopportano e digeriscono tutto. Del resto non seguivo più da tempo il programma della Gabanelli, Reporte. Denunce documentate del malcostume e della corruzione che non approdavano a niente e lasciavano semmai un senso d'impotenza.

Ecco cosa  scrivevo nel mio diario qualche mese fa, lontano dalla mia terra di Sicilia, seduto al tavolo di un'osteria  a sorseggiare un tajut,  in quel di Rivignano in Friuli, dove mi reco spesso per motivi familiari.

 

"Ho fatto politica per una vita, da anni la rifuggo come la peste. La vedo diventata terreno di conquista di furbetti da quattro soldi, senza cultura, senza ideali e senza amore. Si, lo so, che ci sono anche i bravi e gli onesti, ma non contano. Sono tenuti in ostaggio come prigionieri o esibiti per dare un tocco di pulizia, alla stessa stregua di un profumo sparso in una stanza maleodorante, che non serve a pulirla, ma a nasconderne i miasmi.

So bene che non è giusto il disimpegno, ma mi domando: impegnarsi con chi e per chi? Non ho più voglia di fare il donchisciotte. L'ho fatto tante volte nella mia vita ed ho pagato per questo. Ma sapevo di lottare per degli ideali ed in buona compagnia, anche quand'ero in minoranza.

Certo, è triste vedere azzerate le battaglie di tante generazioni per migliorare il mondo, la società, la vita. E ti rode dentro il senso d'impotenza. Ma con chi riprendere le battaglie? Sono stato di sinistra, per un senso di giustizia e per una propensione a schierarmi coi deboli, cogli oppressi, con gli sventurati, sempre contro le prepotenze. Ai tempi della scuola media, quando i più ammiravano Achille, io soffrivo per Ettore, che sentivo più umano e già predestinato alla sconfitta.

Ma dov'è oggi la sinistra? In che cosa si distingue dalla destra?  Vedo entrambi gli schieramenti come organismi politici geneticamente modificati. Non sono mai stato di destra e non posso prendermela con quella parte. Ma la sinistra ha trafitto il cuore di tanta gente e quel che è peggio l'ha svuotato della passione che lo animava. Ha tradito. Non merita sostegno. Meglio non votare. Sarà forse l'unico modo per esprimere il proprio dissenso e dire: basta, bisogna voltare pagina...".



 Adesso ho deciso

8 gennaio 2009



In prossimità delle elezioni giungevano dei segnali nuovi che riaprivano spiragli di speranza. Ho deciso perciò di fare ancora una volta una scommessa. E non me la sono sentita di sfuggire all’impegno, di dare il mio piccolo contributo al risorgere di una politica ricondotta,  come dovrebbe essere, alle sue ragioni etimologiche: impegno per il bene comune e quindi  servizio per il proprio paese. Dopo un lungo inverno pensavo potessero rispuntare le viole, ad annunciare l'arrivo della primavera e quindi della rinascita di un paese piegato e piagato come l'Italia. Il progetto ed il coraggio di Veltroni mi avevano colpito, perchè esso aveva spinto anche la destra a cambiare registro. E questo era un bene per tutti.

Non c'è voluto molto però per accorgersi che si trattava di una mera illusione. La sinistra non c'è e la destra non è la mia parte. Sarà molto difficile la prossima volta convircemi a votare. Questo non significa rinunciare all'impegno sociale e chiudersi in uno sterile individualismo o in un pericoloso qualunquismo. Significa solo alazare il cartellino rosso e squalificare questa politica, questi partiti, questi leaders. In attesa che anche in Italia spunti un Barck Obama, magari in formato ridotto.


 

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