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al Mulino di Capo
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Nella foto lo splendido scenario del Mulino di Capo in occasione della presentazione del libro

 

Presentazione del romanzo di Nino Casamento

La pietra in mezzo al mare

Edizioni Kimerik

 

Mulino di Capo – Montagnareale 10 agosto 2008

(Quella che segue è la trascrizione degli interventi tenuti a braccio)

Anna Sidoti (sindaco di Montagnareale)

Sono lieta di aver inserito questa manifestazione culturale tra le iniziative dell’estate di Montagnareale. Ho letto il romanzo di Nino Casamento ed ho avuto modo di apprezzarlo soprattutto perché affronta le problematiche più serie ed importanti che attanagliano la nostra bella terra di Sicilia e che investono direttamente tematiche come il lavoro, la droga, il bullismo. Al contempo però, con un linguaggio semplice ed immediato, è data la soluzione per emergere. Dal pessimismo iniziale della gente che lascia la terra per l’insicurezza sul futuro, alle bellissime immagini che fanno rivivere questo mulino, che rappresenta solo un elemento delle bellezze della nostra cittadina, al ricordo di personaggi locali, come Riccardo Sidoti e Basilio caporlingua, che hanno svolto un ruolo significativo nell’organizzazione della Sagra della castagna, fino all’ottimismo conclusivo in cui si asserisce:"Se ognuno di noi facesse la sua parte, desse il proprio contributo, le cose cambierebbero di sicuro".

Voglio approfittare di questa occasione per lanciare una proposta. Vorrei che mi venisse sottoposta all’ attenzione, come capo di questa Amministrazione, dal prof. Nino Casamento e dal dr. Silvio Buzzanca (perché no?), che ringrazio per la sua partecipazione, un libro su Montagnareale, un libro discorsivo, immediato, di facile lettura, ma soprattutto vicino ai giovani. Magari il racconto di un nonno, per richiamarci al libro del prof. Nino Casamento. Vorrei però che in esso i giovani fossero in prima pagina, per quel contributo di cui si parla nel romanzo che viene presentato questa sera, ovvero per l'impegno a far sì che le cose cambino veramente e non per essersi resi protagonisti di storie di bullismo o di droga, o solo per criticare o contestare. Grazie.

Silvio Buzzanca ( giornalista di Repubblica)

Questa sera noi siamo in un posto che è veramente magico, come diceva prima il Sindaco, perché c’è l’acqua, tanto verde e qui aleggiano i folletti, gli gnomi, si respira la tradizione, c’è il ricordo di antiche storie. Non è un caso che questa vallata, questo tratto di fiume venisse chiamato a costa ‘u ‘nfernu . Secondo Corrado Avolio, uno dei principali studiosi del dialetto siciliano, questa definizione altro non sarebbe che una sorta di trasformazione di un’antica parola araba, che poi significa "luogo dove sorgono i mulini". Questo vuol dire che noi in questo momento siamo in un posto dove magari 1200 anni fa si aggiravano degli arabi, che erano maestri nel raccogliere l’acqua, incanalarla per l’irrigazione e far funzionare i mulini per macinare il grano. Noi sappiamo che qualsiasi cosa abbia a che fare con l’acqua in Sicilia, soprattutto da queste parti, ha origini arabe: gibbia, vuriu, saja, prisa sono tutte parole di origine araba e tutte hanno a che fare con l’acqua. Dunque in questo momento noi siamo immersi in questo contesto. Se ci fosse silenzio assoluto, probabilmente potremmo anche sentire le voci di quegli arabi, ma anche di quelli che sono venuti dopo nel corso dei secoli, di quelli che salivano, come spiega Nino Casamento nel libro, queste vallate al richiamo della brogna, che serviva ad indicare che la cisterna era piena e dunque il mulino pronto. Veniva fatta suonare una grossa conchiglia, la brogna appunto, che invitava i contadini a venire a macinare. E nel libro Nino Casamento descrive gli uomini che partono con i sacchi sulle spalle per venire qui a macinare quel po’ di grano che serviva loro per sopravvivere. Il merito di Nino Casamento è proprio questo.

Il libro ovviamente inizia parlando di emigrazione, come il precedente. Evidentemente perché questa esperienza ha segnato Nino nei suoi anni giovanili, quando da qui si è trasferito a Torino, la grande città industriale, la realtà urbana profondamente diversa dal paese, anche da quello più grande, come Patti e lui questo descrive nelle prime pagine, questo suo viaggio in compagnia di un amico che è facilmente identificabile, che è qui tra noi questa sera: Turi Rappazzo. Non so se sono partiti con la valigia di cartone o meno per immergersi in quella durissima realtà dove bisognava lavorare sodo, intanto per sopravvivere e poi per conquistarsi magari una posizione migliore.

All’inizio quindi storia di emigrazione, storia di lavoro, di fatica, di sudore, di umiliazioni, di delusioni, di episodi anche dolorosi e incresciosi, come il furto del portafogli con dentro lo stipendio e la tredicesima, ma anche di solidarietà tra emigrati, che si adoperano, almeno nella trama del libro, ma credo anche nella realtà, a dare una mano al povero derubato. E dunque l’emigrazione torna ancora una volta al centro dell’attenzione di Nino Casamento. Ma questa volta, rispetto al suo primo romanzo, il racconto non è diacronico, nel senso che si parte da un anno x e si finisce all’anno y. Qui gli anni si incrociano, si avvolgono su se stessi. Non si capisce bene certe volte, per chiara volontà dell'autore, se stiamo parlando degli anni ’70-’80 o della nostra realtà quotidiana. Quello che viene raccontato potrebbe valere per il passato, ma anche per l’oggi, per la cronaca attuale, per la quotidianità che viviamo sia noi che che stiamo in un paese abbastanza tranquillo che quelli che si trovano a vivere in una grande città del Nord o del centro Italia. E questo è sicuramente un pregio del libro, perché permette al lettore di andare avanti e indietro, come se avesse la possibilità di riavvolgere col DVD le immagini e rivedere alcune cose, fissarci sopra l’attenzione e poi dire: "Questo l’ho vissuto, questo lo sto vivendo". Io non sono un critico letterario, ma penso che sia un esperimento interessante di scrittura, che spinge continuamente il lettore a rimettere in discussione quello che ha vissuto e quello che sta vivendo, arrivando magari alla conclusione poi che nulla cambia, per richiamare il Gattopardo. In effetti ci sono delle cose, ci sono delle continuità nel mondo che viene descritto da Nino Casamento che sono innegabili. A me è rimasto impresso l’episodio dello stadio. I due giovani emigrati vanno a vedere una partita a Torino e finiscono dentro uno scontro tra tifosi ultras e la polizia. Sembrerebbe di capire che siamo negli anni ’70-’80, quando quella realtà era meno grave rispetto ad avvenimenti attuali che spesso sfociano in fatti di sangue. Sappiamo che oggi andare allo stadio, assistere ad alcune partite, può voler dire rischiare addirittura la vita.

C’è poi un altro aspetto che che mi ha molto colpito. Nino mi aveva preannunciato di avere scritto un libro pedagogico, con l’intento di parlare soprattutto ai giovani, agli adolescenti. Una parte cospicua del libro è dedicata appunto ai rapporti tra genitori e figli, tra i genitori e la scuola, tra gli alunni e i docenti. Si affronta il problema della droga, in quanto il figlio del protagonista entra in un giro di droga, da cui alla fine riesce ad uscire. In questo intersecarsi con i problemi sociali c’è il ruolo degli affetti, del circolo familiare, a partire dai nonni, che nella realtà sono dimenticati e bistrattati. In questo libro invece i nonni hanno un ruolo importante, perché vengono continuamente sollecitati a intervenire, a parlare, a modificare il corso delle vicende. Ma questi aspetti li riprenderemo pù avanti. Adesso vorrei tornare all’elemento iniziale, cioè alla magicità di questo luogo, descritto nel libro. Nino Casamento ha descritto tanti luoghi, fissando sulla carta una serie di posti che oggi ci sono e che domani magari potrebbero non esserci più o risultare profondamente trasformati. Queste descrizioni anche minuziose del territorio e dei suoi vari aspetti è quindi un’opera meritoria. A questo proposito ascoltiamo un brano del libro, dedicato appunto al Mulino di capo.

(Lettura di un brano)

Prima avevo appunto accennato al fatto che il mulino, il torrente hanno una loro vita propria, nel bene e nel male. Per esempio, nei registri parrocchiali, nell’anno 1554, il prete dell’epoca, don Paolo Manfrè, annota la morte di un bambino "nigato nella sciumara". Certo allora la portata dell’acqua era molto più grande, il clima era diverso. Io ricordo che anche un mio coetaneo rischiò di annegare mentre faceva il bagno, perché noi ragazzi d’estate venivamo qui a fare il bagno. C’era una cascatella sotto la quale noi ci rifugiavamo per godere la frescura dell’acqua che scendeva. Lui cadde dentro una specie di buca, c’era un vortice che rischiò di risucchiarlo. Si salvò per miracolo. Guarda caso quel ragazzino poi è emigrato, ha girato il mondo sulle navi e non è più tornato a Montagnareale.

Tornando al libro, dicevo che i due protagonisti si ritrovano a Torino, la grande città industriale dalle mille contraddizioni. E queste contraddizioni vengono tutte descritte. Da un lato c’è il fascino della grande città, le sue attrattive, le sue luci, i suoi colori, i giardini, i parchi, e poi il fiume Po, che in qualche maniera ai protagonisti ricorda il mare, anche se è cosa diversa. E la grande città li prende, li avvolge nel loro divenire cittadini coi tempi stringenti della fabbrica o dell’ufficio. Il protagonista principale, dopo un lungo corso d’addestramento, diventa operatore di ruspe.

In questo piano diverso di lettura, nell'intreccio tra il passato ed il presente, col passato che non passa e il futuro che non arriva, salta agli occhi la grande differenza che esiste ( il protagonista lo dice più di una volta ) tra il mondo del lavoro nel Nord e quello del Sud. A Torino Franco ha il giusto riconoscimento e la possibilità di migliorare. In Sicilia invece è costretto a lavorare in nero e senza misure di sicurezza. Alla fine si fa male, molto male. E qui c’è un altro piano di lettura, molto più sociologico. Io per formazione e per interessi sono attratto da questi argomenti, da questi paragoni, da queste contraddizioni. Si può così confrontare il sindacato del Nord e quello del Sud. Qui il sindacalista cui Franco si rivolge per avere i suoi diritti, invece di spingerlo ad andare fino in fondo con la vertenza, cerca una composizione, che è tutta a danno del lavoratore, il quale riceve pochi soldi, pochi spiccioli. Siamo in presenza di un piano contrapposto tra il passato industriale e il presente del nostro protagonista in questo nostro contesto meridionale.

Quello che salva in qualche maniera quest'uomo dal mollare, dal lasciar perdere, dall'andarsene, è il grande affetto che nutre per la madre, che è rimasta sola, e che lui decide di aiutare, lasciando il lavoro che aveva al Nord e trasferendosi di nuovo a Patti. Questo è un altro elemento, secondo me fondamentale, perchè oltre all'emigrazione c'è anche il ritorno. Sono molti emigrati a tornare nella terra d'origine, dove trovano magari una realtà che non conoscono più, non condividono, non capiscono nenache, perchè nel frattempo si erano adeguati ad un altro modo di vivere. E questo vale per i protagonisti, che sono già grandi, adulti, ma vale soprattutto per i figli, anzi per il figlio del protagonista, che ha 16-17 anni e che trova un muro insormontabile tra il suo modo di pensare e quello della Patti in cui si ritrova, non quella scintillante dell'estate, con le sue discoteche, i piani bar, i lidi e così via, ma quella invernale, dove c'è poco da divertirsi per un ragazzo abituato alla vita di Torino. E di conseguenza questo ragazzo sfugge al controllo dei genitori e cade nel giro della droga. E qui si vede tutto il valore che possono assumere certi tipi di legami, specie quello con i nonni. Il nonno del ragazzo purtroppo muore. Nel libro si assiste alla morte di animali, di uomini. C'è grande dolore per questi affetti che si perdono. Il nonno muore in un contesto che dimostra come la Sicilia sia bella, dolce, mite, ma certe volte sia anche micidiale, assassina. Basta una tromba d'aria, una mareggiata e un uomo può scomparire nel mare. Restano però altri affetti, dei genitori, della nonna. E qui è evidente l'intento pedagogico del libro in alcuni dialoghi, in alcuni passi in cui si chiarisce come comportarsi, come agire, come tentare di recuperare in qualche maniera il rapporto con i figli che prendono strade diverse da quelle che si vorrebbero, strade pericolose. Si sussegue come una sorta di doppio binario: la Sicilia e il Nord, l'emigrazione e il ritorno.

Una delle cose che può sembrare atemporale è il racconto di un fatto, di un episodio che colpisce molto i nostri due protagonisti mentre girano per le strade di Torino. Ed è l'immagine di alcuni vecchietti che rovistano fra i resti di un mercato alla ricerca di qualcosa da mangiare. Siamo ancora probabilmente negli anni '70-'80, ma questo è un problema che ormai è diventato di dominio pubblico. Tutti quanti abbiamo ascoltato discussioni sul fatto che molte famiglie non arrivano alla quarta settimana e che ormai non sono più i vecchietti con la pensione al minimo a rovistare fra i mercati, ma anche impiegati in giacca e cravatta. Ascoltiamo a questo proposito la lettura di un brano del libro che descrive le difficoltà di vita di alcune persone disagiate in una grande città come Torino.

(Lettura di un brano)

Da questo passo emerge chiaramente la contrapposizione tra la città cinica e fredda, distante rispetto ai bisogni della gente e il paese in cui la solidarietà prevale, perchè c'è sempre un amico, un vicino, un parente, qualcuno insomma che ti dà una mano. E nel libro questo si vede, quando appunto il ruspista Franco s'infortuna sul lavoro, lo perde e non riesce più a mantenere la famiglia. Allora improvvisamente, quasi per magia ( e qui si coglie l'influsso della formazione culturale di Nino Casamento ) compare un prete che trova alla moglie un lavoro più che dignitoso e ben retribuito, che consente alla famiglia di andare avanti. E' un prete, non un vescovo, uno di quei preti di strada che si occupano dei problemi della gente e aiutano chi ha bisogno. Questo per dire che nel libro traspare la formazione umana e politica di Nino Casamento. Quella di raccontare non è mai un'operazione asettica e qui l'autore racconta e si racconta. A questo proposito mi piace molto evocare l'immagine di un professore dell'istituto tecnico, molto amato dai suoi studenti perchè è un docente un po' diverso rispetto agli altri. Ad uno dei suoi studenti racconta amaramente che ha abbandonato la politica perchè la politica di oggi non è più roba per lui. E qui siamo all'attualità. Ci vogliono soldi, molti soldi e soprattutto molto cinismo. Ci vuole molta indifferenza rispetto ai problemi della gente, bisogna pensare soltanto alla carriera. E così quest'uomo ha lasciato perdere e si è rinchiuso in sé stesso. Dal contesto si evince che dall'autore questo atteggiamento è considerato fondamentalmente sbagliato.

Ci sono diversi elementi di attualità in cui compare una certa visione della politica. Compaiono figure di immigrati che si aggirano per le vie di Patti dove i loro lontani antenati erano entrati o come schiavi o come conquistatori. C'è un bambino che viene picchiato da alcuni bulli del quartiere Polline ed una ragazzina che viene umiliata a scuola perchè è marocchina e porta il velo. Sono tutte cose che stanno dentro la nostra attualità e creano dibattiti, creano scontri, ci si interroga se sia giusto accettare gli immigrati o no, se rimandarli a casa loro. Sono questioni che fanno pensare, discutere, litigare anche. Ma non è questo l'atteggiamento che Nino Casamento, nel suo intento pedagogico, vuole trasmettere attraverso il libro.

Questa immigrazione è una vicenda nella vicenda, perchè il libro si chiude sull'addio tra Hadda, che viene dal Marocco, e Rosanna, la figlia del protagonista, che è ormai cresciuta, ha finito la scuola media e vuole iscriversi al liceo classico perchè intende fare il medico e restare nella sua terra. Al contrario del fratello, che invece manifesta l'intenzione di andarsene dalla Sicilia e di tornare al Nord. E qui c'è l'immagine della pietra in mezzo al mare che tutti noi abbiamo sin da bambini dentro gli occhi e dentro il cuore. Chiunque di noi, se deve pensare a qualcosa di caratteristico del golfo di Patti, penserà proprio ad essa, che sta lì, ferma da secoli, resistendo ai marosi, ai terremoti, eterna.

C'è poi quella parte dedicata ad affetti fortissimi che legano marito e moglie, c'è la presenza dei nonni e persino l'evocazione degli antenati. Una catena insomma che si cerca di non interrompere attraverso il ricordo di persone che magari non ci sono più. Ma non è soltanto un omaggio alla stretta cerchia familiare, ma anche ad altri che non ci sono più, un atto di affetto e di amicizia nei confronti di persone che sono scomparse recentemente, che vengono citate e a cui nel romanzo viene dato un ruolo. A questo proposito ascoltiamo un passo in cui si parla del cavaliere Sidoti e di Basilio Caporlingua.

(Lettura di un brano)

Abbiamo concluso la lettura di tre brani che rappresentano alcuni dei momenti salienti del libro.

Un'altra cosa che mi ha colpito particolarmente è la disputa, ormai secolare, affidata ad un dialogo tra i due ragazzi protagonisti, se questa Sicilia può essere cambiata o no. E' questo un argomento che viene affrontato nel nostro paese tutte le sere sotto l'albero della piazza e che appassiona e intrattiene fino a notte fonda. Ci sono due partiti che si confrontano: da un lato chi ha un pessimismo cosmico e sostiene che non c'è nulla da fare, che saremo e resteremo sempre così perchè siamo siciliani. Nel libro a questo proposito si racconta una storiella secondo cui il Signore avrebbe creato la Sicilia troppo bella, troppo paradisiaca e poi per renderla più umana e terrena vi abbia messo ad abitarla i siciliani. Ci sono alcuni che sottolineano le iniziative economiche, culturali, che fanno vedere un certo risveglio ed altri che battono piuttosto sull'arretratezza, su un certo modo rassegnato di concepire la vita. Io non mi sento di aderire ad una tesi piuttosto che all'altra. Anche l'autore del libro questo aspetto lo affronta, lo mette lì come tema di discussione. La cosa importante è che il romanzo si conclude con l'immagine forte della pietra in mezzo al mare, che rafforza i propositi della ragazza di restare in Sicilia e di impegnarsi per il suo sviluppo. In un capitolo precedente c'è un'altra bella descrizione del golfo di notte, con le barche che vanno a pescare e che lo illuminano come fossero delle lucciole. E poi la descrizione della pietra di giorno, illuminata dal sole, emblema della memoria e della speranza piantata nei nostri cuori perchè come ha scritto uno scrittore argentino, Ernesto Sabato, più ci si avvicina all'aldilà e più ci si attacca ai luoghi in cui si è nati.

Gianfranco Natale ( editore)

Diventa difficile per me intervenire dopo la presentazione del dr. Buzzanca, così dotta, precisa, puntuale, dopo la quale aggiungere qualcosa sarebbe ripetitivo. Mi limiterò pertanto ad un paio di chiose. Per la prima mi riallaccio al suo discorso conclusivo riguardo al titolo: La pietra in mezzo al mare. Nel libro ci sono due elementi che ritornano sotto varie forme in modo stratificato: la pietra appunto, che simboleggia i valori forti, i valori positivi, inalienabili, quello fondante della famiglia, quello dell'amore, dell'amicizia, della solidarietà, come appunto nell'episodio già richiamato degli amici a Torino. E poi il fluire continuo degli eventi, il concetto del tempo che sfugge. Tutti quelli che leggeranno questo romanzo ( e mi auguro che siano tanti perchè il libro lo merita) sono convinto che proveranno la stessa identica sensazione perchè le vicende raccontate si possono contestualizzare in mille frammenti temporali, estensibili nel tempo e non ristretti solo agli anni '80. Quand'è che la parola si trasforma in letteratura? Quando essa fa in modo che il lettore si identifichi con ciò che legge. Questo elemento del tempo non definito fa in modo che chiunque si può immedesimare nell'azione descritta dall'autore e dire: questa cosa la sento mia.

Non intendo dilungarmi troppo, ma voglio fare un'ultima chiosa, sottolineando un aspetto che ci è molto vicino perchè ci rimanda a Verga. In questo romanzo non c'è un vero e proprio protagonista. I personaggi sono tantissimi e si muovono in modo corale. Semmai il vero protagonista è questo specchio di mare del golfo di Patti, quello scoglio che dà il titolo al libro. A questo proposito vorrei aggiungere alla lettura dei brani che è stata fatta la citazione di un altro passo in cui c'è l'addio di Franco alla sua città, alla sua terra. E questo brano l'ho voluto riprendere e mettere anche nella quarta di copertina, scegliendolo proprio per meglio rappresentare il lirismo di questo libro, perchè negli occhi di Franco ci sono gli occhi di tutti gli emigranti di ogni epoca, di ogni storia, di ogni stagione perchè tra le altre cose c'è anche un elemento di multietnicità proprio nel passo finale. Lo cito per coloro che non hanno il libro tra le mani. "Nelle calde notti d'estate erano tante le barche che si concentravano nello specchio d'acqua di fronte alla marina. Sembravano branchi di lucciole radunate lì a rischiarare la distesa quieta del mare. Dalle colline sovrastanti la costa si scorgevano come gocce di luce in un riverbero che rendeva lo scenario straordinariamente suggestivo". Questo tono lirico che sfiora il testo narrativo, per lo più asciutto, che ogni tanto deborda, aggiunge valore alla scrittura. Del resto la mano dell'autore, impegnato sempre ad essere sè stesso, si vede nello sforzo continuo di imbrigliare il testo e allora i dialoghi, il dialetto, le inflessioni, la struttura portante di tutto il libro è estremamente legata ai protagonisti, nel senso dell'immedesimazione dell'io narrante nella voce dei protagonisti. Detto così sembra facile. In realtà è complicatissimo e bisogna dare onore al merito del prof. Casamento. Non voglio essere cerimonioso, non sono abituato a farlo, però lo voglio dire: questo è un libro che mi ha emozionato, un libro che ho sentito profondamente. L'ho letto una prima volta e ci ho trovato elementi emozionali, quasi ingenui, che mi hanno colpito e da cui mi sono lasciato trasportare. L'ho riletto una seconda volta e vi ho scorto la valenza didattica. La terza volta quella sociale e così via. Se lo dovessi leggere per la quarta volta sono sicuro che ci troverei un altro significato ancora. Il merito della scrittura, della letteratura per chi lo sa fare bene è proprio quello di riuscire a comunicare una coralità di voci e di emozioni, che il prof. Casamento è riuscito ad esprimere.

Nino Casamento

Cercherò di essere breve perchè si è fatto tardi e capisco che la gente, oltre alle esigenze dello spirito e della mente, deve soddisfare anche le legittime esigenze del corpo e l’ora ormai sollecita queste aspettative. Sento il bisogno di rivolgere dei ringraziamenti. Innanzitutto all'Amministrazione comunale tutta, in modo particolare al Sindaco, che ha voluto inserire questa iniziativa culturale all'interno delle manifestazioni dell'estate a Montagnareale, ritagliando appunto spazi dedicati alla cultura e inserendoli in un contesto più ampio, come quello di questa sera. Ringrazio perciò il Sindaco, un Sindaco nuovo, giovane, che mi auguro voglia rappresentare quanto di meglio questa nostra comunità piena di risorse può esprimere. E poi tutti gli altri, dal vice Sindaco alla responsabile della biblioteca, insomma a tutti coloro che si sono prodigati per organizzare al meglio questa serata. Un ringraziamento particolare a Silvio Buzzanca, prestigioso giornalista di Repubblica, che è a Montagnareale per un periodo di riposo di pochi giorni e si è dovuto sobbarcare questo impegno di lettura e di analisi del testo, che ha saputo fare da par suo, in modo davvero brillante e puntuale come sempre. Grazie anche a Pippo Molica, che ormai legge i brani dei miei libri da tanto tempo e lo fa sempre con la stessa passione, da consumato attore qual era e quale resta. Un ringraziamento anche a Gianfranco Natale, l'editore del libro, responsabile della casa editrice Kimerik, questa nuova ed emergente realtà editoriale che si sta affermando nel panorama nazionale, grazie anche alle partecipazioni alle più prestigiose fiere del libro. Ogni anno è presente con il suo stand a quella di Torino e ad ottobre per la prima volta parteciperà a quella di Francoforte, la più qualificata del mondo. Qualche settimana fa ha avuto tra l'altro un notevole riconoscimento, quello della promozione di un suo libro sulla prima pagina culturale del Corriere della sera, proprio come segno di attenzione e considerazione verso una casa editrice emergente ed impegnata, che ormai pubblica libri di autori provenienti da tutta Italia. E' insomma una risorsa importante ed è per questo che ho voluto affidare il libro, anzichè al mio tradizionale editore di Roma, a questa nostra casa editrice, convinto che bisogna cercare di utilizzare le risorse più valide del nostro territorio. Infine devo ringraziare tutti voi che siete venuti numerosi. Sono davvero contento della vostra partecipazione.

Non aggiungerò molte cose in merito al libro. Mi ero preparato uno schema per un intervento articolato, ma l'ora tarda non mi consente di rispettarlo. Mi limiterò perciò a pochissime notazioni. Ho pensato inizialmente questo romanzo come un testo destinato a ragazzi, a giovani. Tutti voi sapete che, oltre a fare politica, ho insegnato per tanti anni, ho avuto un rapporto molto bello, molto intenso, molto interessante con i ragazzi prima e con i giovani dopo. Perciò ho voluto come protagonisti due ragazzi, una che frequenta la scuola media ed uno quelle superiori, facendoli diventare portatori di istanze, di sentimenti, di problematiche, di sensibilità proprie di quell'età. I due manifestano opinioni contrastanti sul fatto di restare in Sicilia o di andare via per cercare un avvenire migliore, che li porteranno a prendere strade diverse. Il libro infatti si conclude con la decisione della ragazza di restare in Sicilia e di impegnarsi per migliorare la propria terra. E questa decisione è rafforzata proprio dalla visione della pietra in mezzo al mare che in qualche modo corrobora questi suoi sentimenti di attaccamento a questa terra che ha delle grandi potenzialità, ma avrebbe bisogno dell'impegno sentito, sincero, forte di tutti i suoi figli migliori. La ragazza vuole fare il medico, perchè così potrà aiutare le persone più deboli, quelle che hanno più bisogno e che spesso sono costrette ad emigrare anche per curarsi, intraprendendo i cosiddetti viaggi della speranza.

Poi c'è tutta una serie di temi, di istanze, di problematiche che sono quelle con cui si devono confrontare i nostri giovani, con tutti i rischi e le difficoltà che presentano. Non solo i disagi dovuti all’emigrazione, cui accennava prima Silvio Buzzanca, ma anche le difficoltà dei rapporti tra genitori e figli e quelli all'interno della stessa società, soprattutto in Sicilia, che è una terra straordinaria, solidale, partecipe, ma sa anche essere dura ed ostile, soprattutto con i più deboli. Insomma tutta una serie di problematiche che emergono da un lato attraverso il recupero di questi luoghi, di quel triangolo del nostro territorio rappresentato da Patti, Montagnareale e Gioiosa Marea, che è l'epicentro del racconto e poi anche attraverso la narrazione di vicende che riguardano più personaggi, con ritorni all'indietro nel tempo in una sorta di flash back, che servono a dare spunti di riflessione soprattutto ai giovani. Per la verità una delle prime copie del libro l'ho affidata ad una ragazzina, che non so se è qui presente questa sera, perchè so che è una che legge. E’ la figlia di un mio amico e le ho detto: "Devi leggere questo libro e mi devi dare il tuo parere, il tuo giudizio". E lo aspetto davvero con ansia, più che quello di un critico letterario navigato, perchè è proprio ai ragazzi che ho voluto dedicare questo libro, che è un libro per tutti, un romanzo, ma mirato, calibrato, voluto soprattutto per cercare di interloquire con le giovani generazioni. Non so se ci sono riuscito. Parlare ai giovani oggi non è cosa facile. I tempi sono profondamente cambiati, il linguaggio è profondamente cambiato. Oggi le nuove tecnologie rendono difficile l'approccio al libro da parte delle giovani generazioni, però io ho fatto tanti incontri nelle scuole per gli altri miei romanzi ed ho avuto sempre delle grandissime soddisfazioni nel dialogo con gli studenti che, se consigliati, stimolati, guidati, soprattutto dagli insegnanti ma anche dai genitori, riescono a riappropriarsi della capacità di leggere e di riflettere perchè il libro, qualunque cosa si possa dire, è lo strumento ( e uso un linguaggio per giovani) più interattivo che esiste. Certamente le nuove tecnologie possono sedurre con la forza delle immagini, ma non riescono mai a dare la completezza e la possibilità di un rapporto anche personalizzato che può offrire un libro, che è in grado di stimolare la creatività. Perchè il libro lo fa l'autore con il lettore, il quale può costruire, interpretare assieme all'autore i personaggi e le vicende. Si crea insomma una importante interattività.

Un'ultima cosa e concludo davvero. Ho voluto inserire in questo testo anche il ricordo di due persone, di due cari amici che hanno significato molto per il nostro paese, hanno dato parecchio alla nostra comunità. E questo non solo per affetto, ma come riconoscimento a due persone che ho voluto mettere assieme, facendoli interagire e dialogare in un capitolo del libro, non solo perchè purtroppo la sventura ce li ha tolti quasi contemporaneamente, ma perchè erano legati tra di loro da un rapporto profondo ed hanno costruito parecchio assieme, a partire dalla sagra della castagna, che li ha visti entrambi protagonisti per anni. Li ho voluti ricordare in un doveroso atto di omaggio perchè sono convinto che una comunità non può andare avanti, non può guardare al proprio futuro se non recupera forte il sentimento, il valore della memoria, delle tradizioni, il ricordo di tutti i personaggi che hanno dato nel tempo a questa cittadina l’apporto della loro fatica, della loro intelligenza, del loro impegno. D'altro canto se siamo qui in questo luogo suggestivo lo siamo non soltanto perchè la natura è stata generosa con noi e ci fa godere di queste bellezze, ma perchè qui in questo luogo, come in tanti altri, i nostri antenati hanno saputo con la loro fatica, con la durezza del vivere quotidiano in tempi difficili rappresentare il meglio dell'attività produttiva e creativa di questo nostro territorio. E per questo dobbiamo recuperare le nostre radici, dobbiamo volgere un pensiero ai nostri antenati per cercare di costruire, partendo dal loro lascito e recuperando la memoria, un futuro degno di essere vissuto.

 

Foto n.1: al tavolo da sinistra l'editore Gianfranco Natale, il giornalista Silvio Buzzanca, lo scrittore Nino Casamento, il sindaco di Montagnareale Anna Sidoti, il lettore Pippo Molica.

Foto n. 2: Una veduta dall'alto della manifestazione

Foto n. 3: il tavolo dei relatori

Foto n. 4: Buzzanca, Casamento, Sidoti

Foto n. 5: l'intervento dell'autore

Foto n. 6: uno scorcio dell'uditorio

Foto n. 7: le hostess della manifestazione Giulia Furlano e Sara Macor

 

 

 

 



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