Il libro è stato presentato nella nuova biblioteca comunale di Rivignano,
nella serata della sua inagurazione.
Ha coordinato l'incontro Vittorio Lizzit. Hanno letto alcuni brani del romanzo: Arianna Di Lernia e Vito Zucchi.
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Il saluto di Davide Rocchetto, assessore alla cultura del Comune di Rivignano
Buona sera a tutti. Il mio sarà un breve intervento di saluto a nome dell'Amministrazione comunale che rappresento. Lo faccio con particolare piacere perchè questa sera, in occasione dell'inaugurazione della nuova biblioteca, si presenta un libro di Nino Casamento, che è una persona che ci accompagna ormai da alcuni anni nella vita quotidiana. Quello che presentiamo questa sera è il suo terzo libro.
La lettura di ogni sua opera per me è sempre fonte di coinvolgente interesse. L’autore è un personaggio che ci rende orgogliosi e arricchisce la nostra comunità. E’ un personaggio che, lo ebbi a dire qualche anno fa e ancor più lo penso oggi, è diventato un amico e per me è stato in questi anni, e di questo lo devo ringraziare in modo particolare, un prezioso riferimento. Ritengo che avere a Rivignano persone di tale spessore culturale, averle vicine e disponibili a collaborare, a prestarsi con le loro opere intellettuali in momenti quali questo e non solo, sia davvero una cosa apprezzabile e che mi rende veramente orgoglioso di essere amministratore di questa comunità. Gli auguro che questo suo nuovo lavoro, che ho letto ed apprezzato come le altre sue opere, riscuota il successo che merita. E mi auguro che egli possa rimanere più spesso qua a Rivignano perché la sua presenza, lo ribadisco, è importante e preziosa e davvero fa parte del nostro patrimonio culturale.
Non voglio entrare nello specifico del libro, lascio ai relatori l’onere di parlarne, di analizzarlo e di suscitare in voi la curiosità e la voglia di leggerlo. Vi lascio con un saluto mio e dell’Amministrazione comunale e con l’augurio di rivederci presto per future iniziative in questa nuova biblioteca comunale. Spero che anche grazie a questa struttura la cultura possa tornare al centro della nostra vita. Tutto il resto che si costruisce attorno è necessario, ma non indispensabile. Grazie a tutti e buona serata.
Presentazione di Mario Turello
critico letterario del Messaggero Veneto
22 dicembre 640: Amr ibn al-As scrive al califfo Omar di aver conquistato Alessandria d’Egitto. Gli è stato chiesto di risparmiare la grande biblioteca, e chiede al califfo cosa debba farne. Risponde Omar: «Quanto ai libri... se il loro contenuto si accorda con il libro di Allah, noi possiamo farne a meno, dal momento che, in tal caso, il libro di Allah è più che sufficiente. Se invece contengono qualcosa di difforme rispetto al libro di Allah, non c’è alcun bisogno di conservarli. Procedi e distruggili». I libri vennero distribuiti tra tutti i bagni di Alessandria perché fossero usati come combustibile nelle stufe che li rendevano così confortevoli. I bagni erano quattromila; si narra, dice uno storico arabo, che ci siano voluti sei mesi per bruciare tutto quel materiale.
10 maggio 1933: i seguaci di Adolf Hitler festeggiano la vittoria del nazionalsocialismo con un solenne rogo di libri. Non è scritto da nessuna parte, ma forse anche a loro ne bastava uno solo: il Mein Kampf.
Anni ‘70: rivoluzione culturale cinese. Le guardie rosse mettono al rogo i libri e le opere d’arte. Vi ricordate il libretto rosso di Mao? Fu un culto anche da noi, ma credo che molti preferiscano dimenticare.
In tutti e tre i casi, in nome d’un libro si vuole distruggere l’universo dei libri, in nome del futuro cancellare la memoria del passato.
La storia conosce innumerevoli incendi di biblioteche, e la frase di Heine «là dove si danno alle fiamme i libri, si finisce per bruciare anche gli uomini» è una realtà tristissima, che macchia anche la storia del cristianesimo: gli eretici e i loro libri, i pagani e i loro libri spesso finirono in cenere negli stessi roghi. Anche la letteratura ne conosce molti, di questi incendi, dal famosissimo Farenheit 451 di Bradbury al Nome della rosa di Eco, da Tito di Gormenghast di Peake ad Auto da fè di Canetti.
La biblioteca, abbiamo visto, fin dalle origini ambisce ad accogliere tutte le opere, e questo non può che ingenerare uno spirito di tolleranza, di confronto, di apertura mentale. San Tommaso scrisse: Timeo hominem unius libri, temo l’uomo di un solo libro. Anche se intendeva altra cosa, possiamo applicare questo motto a quanto sin qui ricordato: è da temere l’uomo d’un solo libro, che ritiene depositario della sola verità. La speranza sta nell’uomo-biblioteca, aperto al mondo.
Un caso paradossale di homo unius libri è quello di Jorge de Burgos, il bibliotecario del Nome della rosa che tutto fa per celare un libro, il secondo della Poetica di Aristotele; scopo speculare ma sostanzialmente identico, nella sua intolleranza, a quello dei fanatici islamici, dei nazisti, delle guardie rosse, degli inquisitori e dei fondamentalisti di ogni tempo.
Queste riflessioni proponevo alcuni anni fa, allorché fui chiamato a fare da padrino a una nuova biblioteca, cosa che mi emozionò e inorgoglì moltissimo. Sarei stato altrettanto felice di partecipare all’inaugurazione della biblioteca di Rivignano e alla presentazione del romanzo di Nino Casamento. Con lui e con tutti i presenti mi scuso per non essere presente al doppio battesimo. Invio alcune riflessioni su La pietra in mezzo al mare; alcuni riferimenti potranno essere chiariti dallo scrittore stesso. Mi pare di poter dire che la cifra della narrativa di Casamento è la forte tensione etica delle storie da lui narrate. Ciò è particolarmente vero, costitutivo della trama stessa, per questo suo romanzo, il terzo dopo L’albero dei torti e Il nome nemico. La pietra in mezzo al mare è destinato soprattutto ai giovani, ma come ogni buon libro si offre all’apprezzamento di tutti i lettori il cui gusto non sia guastato dalla letteratura dozzinale, di troppo facile consumo. Il racconto è lineare, costruito, come dicevo, in vista di un messaggio di alto valore educativo, civile e morale - adattissimo ad essere letto e fatto oggetto di riflessione nelle scuole e nelle famiglie.
Essenzialmente è la storia di una famiglia siciliana che conosce le vicissitudini dovute a circostanze storiche, esistenziali e culturali non eccezionali, ma realistiche e paradigmatiche al tempo stesso: la migrazione al Nord, le difficoltà d’integrazione in un ambiente diverso, le disgrazie dovute alla fatalità, i rischi indotti da modelli sociali trasgressivi, la difficoltà dei rapporti generazionali, la difficoltà di reagire a un sistema fondato sull’illegalità e il compromesso ecc. Sul versante positivo, una riproposizione di valori fondamentali dell’esistenza e della convivenza: gli affetti familiari, l’attaccamento alla propria terra, l’amicizia, la solidarietà, l’amore, l’istruzione. Il tutto senza manicheismi, senza idealizzazioni o condanne di segno assoluto: pregi e difetti sono riconosciuti al Nord come al Sud. Sono invece i guasti della modernità permissiva, della cattiva maestra televisione (per usare l’espressione verissima di Popper), del pregiudizio xenofobo e del bullismo, di un sistema scolastico carente di rapporti umani ad essere stigmatizzati con fermezza e in termini sapienziali, forse più immediatamente evidenti agli adulti che ai lettori più giovani, nei cui confronti necessita ormai un non facile decondizionamento dai messaggi sostanzialmente antieducativi di cui sono destinatari da parte dei media, del mercato, del sistema. Non mi addentro nei fatti narrati; basterà dire che il più giovane protagonista del romanzo si trova a confrontarsi con la morte (quanto diverse la morte in mare del nonno, e quella per incidente del giovane drogato!), a cedere e poi sottrarsi alla tentazione dello stordimento e ai rischi della dipendenza, a rifiutare e poi assumere le fatiche dell’impegno scolastico, a risolvere le conflittualità all’interno della famiglia. Né mi soffermo a elencare le lezioni che egli riceve dagli eventi e da coloro che gli sono accanto, a cominciare dai genitori, dalla sorella e da un insegnante; rimarco invece come a quelli che sono problemi esistenziali tipici dell’adolescenza si affiancano quelli di più ampia portata storica ed epocale, legati alla globalizzazione, alla disgregazione dei valori tradizionali, a quella che Sedlmayr ha chiamato la “perdita del centro” caratterizzante la nostra epoca (e si pensi al “punto fisso” del Pendolo di Foucault di Umberto Eco, o al meridiano fondamentale de L’isola del giorno prima).
Questo è il senso del romanzo, dall’immagine di copertina alle ultime righe: la pietra in mezzo al mare, immobile lungo il corso dei secoli, ferma con le sue salde radici, come una grande pianta che trae la sua linfa dalla profondità del’acqua. Qualche volta sembra scomparire, inghiottita dal velo della foschia che l’avvolge, ma poi, confortata dal sole che le ridà splendore, torna a scintillare come una stella cometa. E’ quello scoglio - lo dirò nel modo più semplice - la metafora del bene, del vero e del bello, valore uno e trino cui l’uomo sempre deve tornare. A questo Casamento ci richiama con una prosa limpida, colorendola a tratti con espressioni nella lingua della sua terra, e con una narrazione che procede spedita, accessibile a chiunque, ma non banale, né disadorna.
Tra i passaggi che più ho apprezzato c’è quello in cui il professore, ai ragazzi sconvolti per la tragica morte del loro compagno, rivolge un commosso discorso facendo proprie le parole di Marcello Veneziani (mi piace molto anche l’osservazione sulla Babele attuale, in cui si confondono i linguaggi politici) che esorta i giovani non alla omologazione, ma a “trasgressioni migliori” che impegnino corpo, anima e mente: sport ardui e difficili, viaggi avventurosi, letture impervie, palestre in cui mettere alla prova la vostra resistenza, lotte politiche anche non conformistiche, amori esagerati, dedizioni generose, fedi religiose, arti e visioni che sfidano le sicurezze borghesi. Mi ricorda un articolo di Guido Ceronetti sulla castità, raccolto in La vita apparente. Aggiungo a questi richiami quello ai libri e alle biblioteche.
Conclusioni di Nino Casamento
Mario Turello, nella sua bella recensione, ha sottolineato la “tensione etica” delle storie da me narrate, che rappresenta per lui la cifra narrativa anche di questo mio ultimo romanzo. “Un libro destinato soprattutto ai giovani – lo ha definito – adattissimo ad essere letto e fatto oggetto di riflessione nelle scuole e nelle famiglie”.
Ed in effetti è un romanzo che ho scritto per tutti, ma pensando all’universo giovanile e alle sue problematiche. Mi sembra perciò opportuno chiarire le ragioni di questa scelta.
Credo che concordiamo tutti sul fatto che viviamo in un’epoca in cui si manifesta un decadimento di valori, proprio di una società in crisi. Si parla tanto oggi della crisi economica e finanziaria che investe l’intero mondo e che ci preoccupa tutti. Ma io credo che, almeno per quanto riguarda l’Italia, o se vogliamo il cosiddetto mondo occidentale, registriamo e da parecchi anni un cedimento etico prima che finanziario ed economico.
Per risalire la china pertanto io credo che non bastino le misure economiche, gli investimenti finanziari, pur necessari, ma occorrono chiari segnali, forti investimenti soprattutto in direzione dei giovani, non solo per assicurare loro il lavoro, per superare quella precarietà che ne pregiudica il futuro, ma per fornire loro quella strumentazione di base, e cioè una preparazione culturale e una formazione umana, che è andata sempre più sfilacciandosi e deteriorandosi.
Una volta c’era Scuola che faceva questo, che aveva questo compito, cioè quello di educare i giovani, di prepararli alla vita; una Scuola che si giovava del grande insostituibile contributo della famiglia nell’educazione e nella formazione delle giovani generazioni.
Oggi, lo sappiamo tutti, la Scuola è in profonda crisi anche perché, diciamolo con franchezza, c’è troppo lassismo, troppo permissivismo, troppa superficialità. Essa è il prodotto di una società che ormai manifesta un disinteresse crescente per i valori in genere e per quello della cultura in particolare, tutti presi e accecati come siamo dal richiamo della materialità, del guadagno, del potere, del successo, della voglia di apparire a tutti i costi.
La Scuola poi non ha più il supporto della famiglia, anzi è stata abbandonata dalla famiglia; addirittura in talune occasioni se la ritrova contro, come tanti fatti di cronaca dimostrano. Nel libro, affidate ad alcuni personaggi del racconto, ci sono parecchie riflessioni sulla Scuola e sul rapporto di questa con la famiglia.
C’è poi il ruolo negativo della Televisione e degli altri mezzi di comunicazione di massa, a cui ormai accedono abbondantemente i giovani, come denuncia quel personaggio del mio libro, il prof. Riganò, prima richiamato, che dice di trovare nella Tv una pericolosa rivale nella sua opera educativa.
Non parliamo poi della classe dirigente, almeno di quella italiana, e non mi riferisco solo alla classe politica, che dà un pessimo esempio (basterebbe per tutti la denuncia contenuta nel libro La casta di Rizzo e Stella), ma della classe dirigente complessiva del nostro paese (imprenditoriale, finanziaria, commerciale, intellettuale, delle professioni e così via) che offre ai giovani spesso pessimi esempi di disinteresse del bene comune e di abbandono alla corruzione montante. In una parola la nostra società oggi è attraversata profondamente da una vera e propria questione morale, che viene prima ed è causa della crisi economica.
C’è bisogno quindi di rivolgere ai giovani messaggi positivi, di offrire loro modelli virtuosi.
Io trovo che qui a Rivignano c’è nel complesso una società sana e propizia. L’ho anche scritto in un articolo di qualche anno fa sul giornale IN COMUNE , dove ho messo in evidenza la vivacità sociale, culturale, la forte spinta aggregativa che si esprime in un ricco associazionismo. E c‘è poi, bisogna riconoscerlo, una Amministrazione comunale che investe tanto per promuovere la cultura. E la costruzione di questa nuova biblioteca ne è un mirabile esempio. Una biblioteca bella, accogliente, fornita di libri, ma anche di altri strumenti culturali, che aggiungendosi alle strutture che offrono occasioni e spazi di svago, di divertimento, di pratica dello sport, innalzano il livello della qualità della vita che si offre ai giovani, fornendo loro un vero nutrimento culturale.
Diceva il filosofo Fuerbach: “L’uomo è ciò che mangia”. E’ così. L’alimentazione determina lo stato di salute ed è spesso causa di patologie per l’individuo, quand’è sbagliata. Se questo vale per il corpo, a maggior ragione varrà per la mente, per lo spirito. Se l’alimentazione, soprattutto per le giovani generazioni, è costituita dagli stimoli di violenza, di superficialità, d’ incultura, di volgarità, di mancanza di rispetto, il danno è evidente.
E’ perciò con grande piacere che partecipo a questa inaugurazione ed è per me motivo di grande gioia presentare questo mio libro in questo straordinario contesto, perché il valore della cultura è fondamentale per una comunità. E’ stato dimostrato che i libri e la lettura sono elementi fondamentali per lo sviluppo, anche di quello economico, per l‘avanzamento complessivo di un paese, di una regione. Numerose ricerche lo confermano. Ci dicono che le regioni e i paesi con più alti tassi di lettura crescono di più, a parità di analoghe condizioni strutturali di partenza, che i ragazzi che possono usufruire in casa di una pur modesta biblioteca ottengono risultati scolastici di gran lunga superiori rispetto a quelli dei loro coetanei che abitano in una casa del tutto priva di libri e quindi carente di stimoli.
Dimostrano insomma che vi è una connessione stretta fra qualità dell'offerta culturale e qualità della vita, sviluppo del territorio, coesione sociale, tolleranza.
Purtroppo è ancora prevalente la concezione che porta a considerare gli interventi per la cultura come un lusso, come una spesa superflua e quindi sempre meno sostenibile per le finanze pubbliche, soprattutto in tempi di ristrettezze e di crisi, anziché come un investimento che rappresenta un importante fattore di sviluppo.
Debbo riconoscere con grande compiacimento che questa concezione a Rivignano non c’è. Lo dimostra anche la realizzazione di questa biblioteca che rappresenta un altro importante tassello nella costruzione di una qualificata offerta culturale, che sicuramente gioverà all’ulteriore crescita complessiva, allo sviluppo della cittadina.
Voglio concludere con qualche considerazione sul romanzo, breve perché tanto è stato già detto tanto. Esso, nello snodarsi del racconto, affronta tematiche di grande attualità: il dramma della droga, la proliferazione del razzismo e del bullismo, il disprezzo per l’ambiente, il difficile rapporto con gli immigrati, la violenza e la corruzione che ha snaturato lo sport.
E poi i privilegi, le discriminazioni, le ingiustizie di una società troppo accondiscendente con i potenti e implacabile coi deboli.
Ma ci sono anche valori positivi come un forte senso dell'amicizia, della solidarietà, la pratica di uno sport dilettantistico che riscopre i valori genuini ormai persi da quello professionistico, che rincorre il business a tutti i costi, il nascere nei giovani delle prime esperienze d'amore, che in questa storia aiuta il protagonista a risalire la china pericolosa che aveva imboccato.
Tematiche dunque di grande valenza educativa affidate ad intensi dialoghi tra genitori e figli, tra insegnanti e studenti, in un confronto serrato tra generazioni. E’ stato prima letto un brano in cui c’è un incalzante scambio di opinioni tra il ragazzo protagonista del racconto e la mamma, che mette il giovane di fronte alle sue responsabilità. Ma lo fa con la saggezza e l’amorevolezza di chi si preoccupa innanzitutto di aiutare e sostenere sempre e non di colpevolizzare il figlio. Ci sono poi alcuni insegnanti, che a differenza di quelli che svolgono il loro lavoro esclusivamente in modo burocratico, sono vicini ai giovani e sanno guidarli nel loro percorso di vita. Un libro quindi che non racconta soltanto una bella storia, ma offre spunti di riflessione a chi cerca un giusto rapporto con i giovani, nei confronti dei quali dobbiamo sforzarci di essere più attenti, più disponibili, più impegnati a comprenderli e nello stesso tempo a indirizzarli per aiutarli a trovare la giusta via da percorrere nei tempi difficili in cui si trovano a vivere.
Nelle foto sotto:
1. L'inaugurazione della biblioteca con la banda dello Stella
2. Da sinistra: Arianna Di Lernia, Nino Casameto, Vitorio Lizzit
3. L'intervento di Nino Casamento
4. Vito Zucchi durante la lettura di un brano del libro
5. Da sinistra: Di Lernia, Casamento, Lizzit
6. Zucchi, Di Lernia, Casamento, Lizzit
7. La cerimonia dell'inaugurazione ella nuova biblioteca