La pietra in mezzo al mare
recensione del prof. Carmelo Luca
già docente di Italiano al Liceo classico di Patti
“ La pietra in mezzo al mare”, l’ultima fatica letteraria di NINO CASAMENTO, reca implicito nel titolo l’orientamento etico-assiologico del romanzo e la chiave di interpretazione dei suoi centri tematici. La Pietra è una pregnante e significativa metafora che simboleggia la forza, la tenacia, la lotta, la resistenza ai “marosi” della vita, la speranza in un avvenire migliore.
Il testo si trama sulla storia di una famiglia pattese trasferitasi in una grande città del Nord, TORINO, in cerca di lavoro . E’ la necessità di costruirsi un futuro che spinge Franco a lasciare, non senza patemi d’animo e strazio, la sua terra, la famiglia, i giuochi e i divertimenti. Giunto a TORINO, Franco avverte un intenso ed ineludibile desiderio del ritorno: l’unica consolazione il ricordo della bellezza e l’incanto dei paesaggi che ha portato dentro di sè. Sposatosi con Teresa, una ragazza di Gioiosa Marea, nascono due figli, Dario subito dopo il matrimonio, e Rosanna dopo sei anni , i quali diverranno i protagonisti del romanzo.
Dopo la morte del padre, Franco decide di lasciare il lavoro- dolorosa rinuncia- e di ritornare al suo paese non solo per assistere la madre vecchia e sola, ma anche per sottrarre il figlio Dario alle tentazioni della città e al pericolo della droga. Ma il figlio, nato e cresciuto a Torino, non riesce ad adattarsi all’ambiente pattese: sorgono pertanto litigi, incomprensioni, conflitti generazionali col padre, che tenta invano, facendo appello ai valori della famiglia, di riportarlo sulla retta via.
Subentrano poi la noia, l’abulia, gli insuccessi scolastici, che lo inducono ad una scelta assurda e scellerata: il rifugio nei paradisi artificiali della droga.
La madre, in preda alla preoccupazione e al dolore, cerca di salvare il figlio, instaurando teneramente con lui un continuo e costruttivo dialogo, a seguito del quale Dario comincia a ravvedersi e a comprendere che la droga non può essere la panacea di tutti i mali.
L’intensificazione del rapporto dialogico con i genitori e il loro continuo sostegno aiutano il giovane a superare il tunnel della droga e a ritrovare il senso di un impegno e di una responsabilità che lo porteranno a conseguire il titolo di studio, necessario per potersi inserire nella dinamica del mondo del lavoro
Il padre deve adattarsi ad una vita di stenti e di sacrifici, sfruttato dal suo datore di lavoro, che lo costringe a lavorare in nero. Vittima di un grave incidente sul lavoro, Franco esita a denunciare il suo padrone perché teme di perdere il posto e di non essere più assunto nemmeno dagli altri imprenditori che, operando tutti in un regime di illegalità, per una sorta di solidarietà professionale, si coalizzeranno contro. Avverte, poi, un senso di profonda sfiducia nella giustizia, che non è di fatto uguale per tutti.
La situazione della famiglia migliora quando Teresa trova un lavoro che le consente di sopperire a tutte le loro necessità.
Intanto Rosanna, che rivela una sensibilità, maturità e senso critico, nei confronti della realtà che la circonda, certamente superiori alla sua età, consegue continui successi scolastici, comprende il valore e la funzione della cultura per modificare positivamente lo status quo in cui versa la Sicilia.
Al fratello, che manifesta l’intenzione di allontanarsi definitivamente da Patti, Rosanna ribatte che è un errore lasciare la nostra terra, perché se tutti facessero cosi, sarebbe la fine della Sicilia. Se si vuole promuovere il suo sviluppo, invece, bisogna impegnarsi ed operare in loco, svolgendo ciascuno la propria parte. Soprattutto con l’apporto delle donne questa nostra terra, sede di una grande civiltà, può riconquistare tutto il suo splendore, come lo scoglio in mezzo al mare illuminato dai raggi del sole.
A conclusione del romanzo Rosanna esprime l’intenzione di iscriversi alla facoltà di medicina per diventare medico ed esplicare la sua professione a favore dei deboli e i bisognosi e nello stesso tempo di impegnarsi socialmente per cambiare il suo paese.
Dopo questa sintetica esposizione della trama del romanzo, analizziamo l’architettura poematica dell’opera , individuandone l’impianto narratologico su cui si tramano le categorie tematico-ideologiche che veicolano la weltanschauung dell’autore.
Il plot narrativo è orchestrato secondo la tecnica dell’intreccio con incipit in medias res e con alcuni flash backs ( analessi) sugli antefatti, per quanto concerne la prima parte del romanzo, caratterizzato da un movimento di partenza e ritorno. Nella seconda parte, che, dopo il definitivo ritorno a Patti di Franco, si svolge interamente nel cronotopo che designa lo spazio interno, si utilizza l’isocronia; gli eventi, infatti, nell’intreccio, procedono nel medesimo ordine cronologico in cui si sviluppa la fabula. Nell’esordio del romanzo notiamo l’uso dell’anacronia, per cui fabula ed intreccio non corrispondono e gli eventi presentano delle discordanze temporali rispetto alla fabula.
L’opera si può suddividere in sei macroseguenze, di cui l’ultima, che si svolge nello spazio interno del paese, si estende per tutta la seconda parte del romanzo. L’io narrante è onnisciente ed eterodiegetico; la sua conoscenza, infatti, è totale. Per far parlare i suoi personaggi lo scrittore si serve della tecnica del discorso diretto e indiretto, tralasciando il discorso indiretto libero e il monologo interiore, ampiamente utilizzati nei primi due romanzi. Frequenti sono i dialoghi in cui vengono riferite le parole dei personaggi, presumibilmente nel modo in cui sono pronunciate da essi .Ma, ad una attenta analisi del testo, si può constatare che anche nel discorso diretto i personaggi riflettono più che il loro mondo e il loro modo di sentire e di pensare, il sistema ideologico-culturale dell’autore e i suoi codici retorici, linguistici e culturali. Le espressioni dialettali, invece, connotano fedelmente il livello socio-culturale dei protagonisti e la loro saggezza popolare.
Nell’opera, poi, si alternano si e si intrecciano sequenze narrative che raccontano i fatti, e sequenze descrittive che descrivono luoghi, paesaggi, tradizioni, miti e stati d’animo. Predominano le sequenze riflessive, che riportano riflessioni del narratore e dei personaggi, e le sequenze dialogiche di cui è intessuto il romanzo.
Lo spazio in cui si svolgono gli eventi costituisce un elemento fondamentale della narrazione, che ci aiuta a comprendere il messaggio autentico dell’opera. Esso, infatti, che si connota di significazioni etico-assiologiche, è costituito dalla grande città di Torino ( spazio esterno) e dalla piccola città di Patti (spazio interno), descritta, quest’ultima, in tutte le sue dimensioni : vicoli, strade, angoli, centro storico, monumenti, luoghi emblematici di aggregazione e di attività ludiche. Ai luoghi si aggiungono la bellezza e l’incanto dei paesaggi: il golfo di Patti, le isole eolie, i monti, le albe, i tramonti, il chiarore lunare, la magia della luce solare, il dolce “ tremolar della marina”.
Nella prima parte del romanzo gli eventi dello spazio interno si alternano con quelli dello spazio esterno. Nella seconda, invece, i fatti si svolgono nella dimensione storico-geografica, sociale e culturale del paese.
Fin dai primi capitoli il testo si caratterizza per le funzioni della partenza e del ritorno, che denotano due diversi stati d’animo: il distacco dalla terra natia è un fatto traumatico, “vero strazio”; è come staccarsi dalla propria storia, ethos, identità. I personaggi respirano profondamente il profumo, il calore della terra, l’odore e il mormorio del mare; si portano dentro tutto l’incanto del paesaggio come risarcimento alla solitudine, all’angoscia, al dramma dell’emigrazione; si abbandonano ai ricordi del tempo felice, vinti da un forte ed ineludibile desiderio del vostos, del ritorno.
Il narratore, caratterizzando il rapporto citta- paese secondo categorie oppositive, sottolinea le differenze profonde tra i due spazi e le contraddizioni che li attraversano ed accomunano. Nella grande città del Nord Franco nota subito la miseria e il degrado della periferia, le ingiustizie e le sperequazioni sociali ed economiche, l’ indifferenza, la solitudine e il senso di estraneità anche tra quelli che vivono nello stesso palazzo, la violenza e la droga. Nonostante questi aspetti negativi, essa però promuove lo sviluppo e il benessere ed assicura il lavoro e, quindi, un futuro dignitoso. Nel paese si coltiva ancora il valore della solidarietà, generosità e umanità; c’è calore umano; ci si conosce tutti e ci si aiuta a vicenda, ed intensa e cordiale è la dinamica relazionale.Ma anche la realtà del paese è percorsa, però, da paradossali contraddizioni; ai valori si contrappongono i disvalori: la negligenza, l’incuria, la violazione sistematica di ogni principio di legalità, l’insicurezza, scarso senso dello stato, anarchia, individualismo e, non ultimo, l’istituto della raccomandazione, che comporta sottomissione, servilismo, rinuncia ai propri diritti, scambiati per favori, mancanza di spirito di iniziativa, annullamento della meritocrazia.
Ritornando al tema inerente le funzioni della partenza e del ritorno, occorre evidenziare come questo motivo si presti ad un’analisi intertestuale con opere in cui esso è stato tematizzato sia pur con esiti diversi. Ora, al fine di individuare le affinità e le differenze, mi sembra opportuno instaurare un confronto con testi fondamentali della letteratura italiana. Il ritorno di Ntoni nei Malavoglia del Verga si configura come una presa di coscienza e riconoscimento di una colpa, di un peccato di ubris di chi si è allontanato dalla propria terra , indotto dal miraggio di migliori condizioni di vita, violando e profanando i valori autentici della religione della famiglia. Ntoni, che si è macchiato di questa colpa, non ha più l’animo di reintegrarsi nell’ordine morale e sociale della nuova famiglia. Sul piano etico-psicologico, il ritorno, invece, risulterà positivo per la presa di coscienza dell’eroe sconfitto, che riconosce le sue colpe e la validità della religione della famiglia. Ma, ora che sa ( oida, ho visto, ho sofferto, quindi so), non può reinserirsi nel tempio ricostituito della religione familiare che ha rinnegato. Si può, in questa sequenza, individuare la presenza del principio greco del pathei matos: la sofferenza è fonte di conoscenza. Proprio perché sa, Ntoni si allontana, prima che il paese si svegli, per affrontare un destino di solitudine nel mondo della modernità.
Un altro ritorno che si conclude con l’acquisizione della consapevolezza da parte del protagonista della propria inappartenenza ed estraneità al paese dove ha trascorso l’infanzia, è quello di Anguilla, il personaggio principale de LA LUNA E I FALO’ di Cesare Pavese. Il quale, non potendo riappropriarsi della sua identità e delle sue radici all’interno della propria comunità, in quanto tutto è cambiato e nessun paese è meno abitabile di quello da cui ci si è allontanati troppo giovani. Anche Anguilla come Ntoni, dopo aver riconosciuto il senso di colpa, si allontana, deraciné, dalla sua terra, in preda al dramma della solitudine e della perdita di identità
Renzo, protagonista de I PROMESSI SPOSI del Manzoni, lascia la sua terra natia per avviare un’attività più redditizia; ma, dopo aver affrontato una serie di vicissitudini ed eventi drammatici, una volta sposatosi, non ritornerà più al suo paese, forse per quel senso di colpa di cui si sono macchiati i protagonisti sopra citati. Anche Renzo, però, attraverso le disavventure della sua vita, matura la consapevolezza dei suoi errori e comprende che a volte la condotta più cauta non riesce ad evitare i guai che, quando vengono o per colpa o senza colpa, “la fiducia in Dio li rende utili per una vita migliore”.
Nella narrativa di Nino Casamento, il ritorno dei personaggi, sia per libera scelta sia per cogenti necessità, non è mai un evento traumatico e non comporta problemi di reintegrazione nel contesto della comunità di appartenenza ; anzi costituisce un momento di riappropriazione delle radici e della vera identità, un’occasione per attingere “una folata di ottimismo”, energie nuove, ragioni di fiducia e di speranza.
Nella prima parte dell’opera, in cui il tempo della storia supera il tempo del discorso, si riscontrano forti ellissi e tagli con conseguenti effetti di accelerazione del ritmo della narrazione. Nella seconda, il cui cronotopo si svolge interamente nel paese, in uno spazio chiuso, il tempo della storia e del discorso tendono a coincidere; il che comporta effetti di rallentamento, iterazioni, pause meditative e contemplative ed una narrazione degli eventi secondo l’ordine logico e cronologico, con qualche excursus analettico.
Il romanzo si caratterizza essenzialmente per una forte densità noetico-concettuale, che si sviluppa in una molteplicità di temi e problemi connessi con la realtà del mondo d’oggi; alcuni di essi – l’emigrazione, la mafia, l’amicizia, la violenza, il rispetto delle tradizioni, del patrimonio artistico-culturale, della dignità dell’uomo- costituiscono il leit motif che percorre tutta la produzione letteraria di Nino Casamento.
La vera amicizia è un sentimento ed una esperienza di vita che diventano sempre più rare; ma quando la si riesce a contrarre, essa rappresenta il più grande conforto e sostegno della vita umana, una dolce consuetudine, fonte di arricchimento, di maturazione e di profonda consolazione. Nel testo riscontriamo tre esempi di vera amicizia: quella tra Franco e Turi, quella tra Rosanna e Alfredo prima, e Hadda, ragazza extracomunitaria, poi.
I motivi su cui si trama la tessitura affabulante dell’opera sono sapientemente orchestrati dal narratore secondo un entrelacement caratterizzato da interruzioni e riprese, che conferisce alla narrazione un ritmo e un andamento sinfoniali. La molteplicità, poi, delle chiavi di lettura- storico-sociologica, etico-antropologica, politico- economica, linguistico-stilistica -, la varietà dei registri, le diverse ottiche interpretative della realtà concorrono a creare una struttura polifonica del romanzo, che è indice della complessità e profondità dei motivi e dei temi che lo caratterizzano.
Non mancano, inoltre, spunti di letteratura eziologica, che rivelano grande interesse dell’autore per tradizioni, miti, leggende, di cui sottolinea sinteticamente l’origine e il contenuto.
Particolare fascinazione esercita sul narratore il folclore, l’insieme delle tradizioni popolari e le loro manifestazioni e, in modo particolare, la festa, motivo topico di tutti i romanzi di Nino Casamento, che l’autore descrive in ogni suo particolare rituale e folcloristico come momento leopardianamente gioioso ed emblematico di incontri, aggregazione, di partecipazione corale, di corteggiamenti, di sfoggio, in cui sacro e profano s’intrecciano e si fondono. La festa scandisce il tempo ciclico, che si ripete sempre identico a se stesso e rappresenta un punto di riferimento collettivo.
Alla luce di alcuni centri tematici del testo è possibile, a mio avviso, individuare, pur con profonde differenze di ideologia e di poetica, motivi verghiani che si possono riassumere nel rapporto città-paese, nelle funzioni della partenza e ritorno, nella componente idillico-folclorica ed etnico-antropologica, nella ritualità e coralità della vita del paese, nel valore della famiglia, la forza devastante del progresso, la perdita dei valori puri, il realismo dei luoghi. L’autore non si rassegna all’idea che il progresso possa travolgere valori, tradizioni e memorie del passato, che le trasformazioni della società facciano perdere punti fondamentali di riferimento, che prevalgano l’egoismo, l’indifferenza,la violenza, l’affarismo, la corruzione; è un laudator temporis acti, perché, come afferma Goethe, “ chi non conosce il proprio passato è costretto a vivere di giorno in giorno inesperto ed ignorante”.
L’analisi della realtà pattese, che costituisce un campione emblematico di tutta la Sicilia e non solo, presenta uno spessore pluriprospettico e poliedrico: se da un lato si prospettano gli aspetti positivi: la solidarietà, la generosità, il calore umano, l’apertura alle esigenze di chi soffre e di chi è più sfortunato, l’ospitalità, l’accoglienza dei forestieri; dall’altro lo scrittore non può passare sotto silenzio il fatto che esistano molti punti di negatività: la superficialità, il disordine, lo scarso senso dello stato, la corruzione, i compromessi, l’inefficacia della politica, la rassegnazione, la rinuncia a far valere ciascuno il proprio diritto. Il narratore, individuate le cause di una situazione di sottosviluppo, inefficienze, illegalità in cui il cambiamento apparente diventa in re ipsa ristabilimento dello status quo, suggerisce le soluzioni atte a modificare di fatto lo stato delle cose esistenti: soluzioni che sono riconducibili al processo di formazione di un nuovo habitus mentale e di una cultura che, lungi dall’essere accademica, retorica, contemplativa, si configuri come educazione dello homo humanus, per strutturare una personalità forte, con una mentalità libera, autonoma, democratica, solidale che non ceda al fatalismo, al compromesso, alla rassegnazione, ma sappia affrontare concretamente i problemi della società e determinare un effettivo cambiamento delle cose. E’ questa la cultura della responsabilità e dell’impegno che si traduce in una filosofia di vita, quella dell’uomo artefice del proprio destino, che non si rassegna e agisce e lotta per migliorare le condizioni della sua terra; si può, quindi, enucleare dall’opera una visione del mondo moderatamente ottimistica, che si fonda sulla fiducia nei valori morali, intellettuali e culturali dell’uomo.
Il tema della cultura si lega indissolubilmente a quello dell’educazione e della formazione dei giovani che spettano principalmente alla scuola, sulla cui situazione attuale l’autore esprime forti riserve. La scuola, che dovrebbe essere un laboratorio ermeneutico della realtà, il centro primario di elaborazione, filtrazione e diffusione della cultura, è spesso lontana dai problemi e dai bisogni dei giovani; non sa entrare, infatti, in sintonia con gli allievi, invischiata com’è in formalismi, culturalismi e nozionismi. La noia, la monotonia, la frustrazione accomunano discenti e docenti. Quando, però, si trovino insegnanti come il prof. Riganò – e questo per fortuna è ancora possibile nel nostro sistema scolastico- che sappiano toccare l’animo degli studenti, coniugare il sapere scolastico con i saperi della società e con i problemi reali della vita, plasmare delle menti pensanti, formare la coscienza critica, allora i giovani rimangono colpiti ed entusiasmati, e la motivazione e l’interesse nascono spontanei, perché si coinvolge in toto la loro personalità ed umanità: si raggiungono così la gratificazione e la soddisfazione del docente e la partecipazione attiva e propositiva degli allievi.
Il nucleo tematico in cui si condensa il senso e il telos del romanzo è costituito dall’ultimo dialogo tra Dario e Rosanna, in cui emergono divergenze sostanziali di valutazione circa la realtà della Sicilia e l’atteggiamento dei siciliani nei suoi confronti. Dario, senza dubbio più realista, manifesta l’intenzione di partire per non tornare più, perché “ qui non c’è futuro”. La sorella, invece, sostiene la necessità, il dovere morale dei siciliani di impegnarsi per il riscatto e il cambiamento dell’isola, in quanto il modo migliore di dimostrare l’amore per la propria terra è quello di dare, ciascuno nel proprio campo, un apporto costruttivo al suo sviluppo, e non quello di rassegnarsi, di sfuggire alle proprie responsabilità, di abbandonare il paese in cerca di un avvenire migliore. Le sagge, ma per certi aspetti utopistiche , argomentazioni di Rosanna, che riflettono le tesi dello scrittore, evidenziano un’attenzione particolare per la componente femminile dell’opera ed una rivalutazione del ruolo della donna nella società; ci si augura che le donne possano contare di più anche in politica ed assumere direttamente responsabilità di governo, mettendo a frutto le loro doti di intuito, di determinazione, di coraggio, di senso critico. L’esperienza dolorosa della maternità rende la donna più sensibile alla sofferenza altrui, più forte e tetragona alle vicissitudini della vita, più responsabile e meno soggetta a compromessi nel suo impegno.
Anche nella società antica, notoriamente fallocratica, autori di fondamentale importanza rivolgono la loro attenzione alla condizione della donna: Euripide approfondisce la psicologia femminile, riservando spazio privilegiato alle sue ragioni. Virgilio, presentando la figura di Didone, creatura di passione e di dolore, sottolinea la profondità del suo sentire, l’umanità e la comprensione per il dramma dei profughi di Troia: “non ignara mali miseris succurrere disco”, rivelando in ciò l’influsso del modello euripideo. Anche Ovidio dà voce alla donna e alle sue ragioni, fin lì per lo più inespresse e sacrificate.
Il nuovo romanzo di Nino Casamento, che s’innesta su questa linea femminile, riconosce la dignità della donna, rivaluta il suo ruolo nella società, ipotizzando per lei nuove e significative responsabilità nella vita sociale e politica. Emblematica è l’intenzione di Rosanna di diventare medico per soccorrere i deboli e di impegnarsi nello stesso tempo nel sociale.
Una notazione particolare merita il livello linguistico-stilistico caratterizzato da una struttura sintattica di tipo prevalentemente paratattico, da un lessico eletto, efficace ed appropriato al contesto. Si rileva, inoltre, la tendenza alla brevitas, alla costruzione di periodi brevi, che conferisce alla scrittura vigore icastico ed evidenza rappresentativa. Si nota, poi, un taglio stilistico incisivo, che possiamo definire di tipo giornalistico, il quale attribuisce al discorso narrativo un tasso di maggiore chiarezza e precisione. L’autore poco indulge al gusto metaforicheggiante: limitato ed essenziale è, infatti, l’uso delle metafore, che si connotano per la pregnanza semica e l’intenso afflato poetico. Il romanzo è, poi, punteggiato da descrizioni paesaggistiche e naturalistiche di forte suggestione lirica che ne arricchiscono e vivificano la trama iconografica e creano pause contemplative soffuse di un’aura di poesia.
La pietra in mezzo al mare che, secondo la tecnica della composizione ad anello, costituisce l’incipit e l’esplicit del romanzo, mi richiama, al di là della diversa natura, minerale e vegetale, la Ginestra leopardiana, la quale simboleggia la speranza, la nobiltà spirituale dell’uomo, la consapevolezza del suo destino, la forza di rinascere e rivivere sulle rovine. Infatti, come la pietra sembra talvolta scomparire avvolta da un velo di foschia, ma poi, illuminata dal sole, risplende e brilla come oggetto prezioso, così la Ginestra piega sotto il fascio mortale il suo capo innocente per essere inghiottita dalla lava, ma ha la forza di rinascere più rigogliosa e di mandare “ al cielo un profumo di dolcissimo odore che il deserto consola”.
Un impegno letterario quello di Nino Casamento che si traduce ipso facto in un forte impegno sociale e civile, sostanziato e vivificato dalla forza religiosa della parola, direbbe R. Saviano, e s’incarna nelle ragioni fondanti ed inconfutabili della verità: condizione ineludibile, questa, per umanizzare l’uomo, cambiare la società, contrastare il male e promuovere il trionfo del bene.
Storie quotidiane quelle raccontate dallo scrittore che, grazie alla vis etico-spirituale e trasfiguratrice della parola letteraria, assurgono a significato e a paradigma universali.